Scomparsa Maria Chindamo, Tribunale scarcera accusato omicidio

I giudici hanno accolto il ricorso degli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano ed hanno disposto l’immediata liberazione di Salvatore Ascone

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Salvatore Ascone, 53 anni, di Limbadi, arrestato l’11 luglio scorso per concorso nell’omicidio di Maria Chindamo, l’imprenditrice e commercialista di Laureana di Borrello (Rc), rapita dinanzi alla sua tenuta agricola di località Montalto di Limbadi, nel Vibonese, la mattina del 6 maggio 2016 e che gli inquirenti ritengono sia stata uccisa.

I giudici hanno accolto il ricorso degli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano ed hanno disposto l’immediata liberazione di Salvatore Ascone, proprietario di una villetta di campagna posta dinanzi al cancello di entrata della tenuta agricola da dove è scomparsa Maria Chindamo. Ascone, secondo la Procura di Vibo Valentia ed i carabinieri, l’avrebbe volutamente manomesso il proprio impianto di videosorveglianza per aiutare i sicari a rapire e poi uccidere Maria Chindamo. L’ordinanza in carcere – ora annullata – era stata firmata dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Giulio De Gregorio, in accoglimento di una richiesta del pm Concettina Iannazzo. Soddisfazione per l’esito del Riesame è stata espressa dai difensori di Ascone, gli avvocati Francesco Sabatino e Salvatore Staiano che hanno offerto una ricostruzione opposta a quella della Procura di Vibo.