Lepre ammette gli incontri con Lotti, Ferri e Palamara

Il pm della procura di Paola coinvolto (ma non indagato) nell'inchiesta che fa tremare il Csm. Sullo sfondo il risiko delle assegnazioni a capo degli uffici giudiziari. Nel calderone anche la caldissima postazione di Salerno, competente per le indagini che coinvolgono magistrati calabresi

Non sono indagati, almeno non ancora. Ma secondo alcune ricostruzioni “fondate” (apparse sulla stampa nazionale) potrebbe essere persino peggio in termini di imbarazzo per il Csm.

Anche i pm Corrado Cartoni e Antonio Lepre (quest’ultimo in servizio presso la procura di Paola) sono stati intercettati di recente intrattenersi in riunioni con Palamara e Spina (che si sono “allontanati” dall’organo di autogoverno della magistratura) ma soprattutto con Lotti e Ferri, plenipotenziari del Pd in materia di toghe. L’inchiesta, manco a dirlo, è quella della procura di Perugia per presunta corruzione a carico di Palamara all’interno di un vorticoso giro di pressioni per il risiko delle procure, le poltrone da “capo” da far assegnare o non fare assegnare. I due, Cartoni e Lepre, peraltro non smentiscono gli incontri salvo catalogarli tra le cose possibili di questo mondo e sotto la dicitura «non siamo mai stati condizionati». Ma il contenuto di quelle riunioni, alcune delle quali recentissime, evidentemente scotta assai al punto che su pressioni dirette del Capo dello Stato, di Mattarella, il comitato di presidenza del Csm (composto da Ermini, dal presidente della Cassazione Mammone e dal procuratore generale Fuzio) ha chiesto alla procura di Perugia «la trasmissione degli atti ostensibili», a cominciare appunto dalle intercettazioni sugli incontri. Secondo il comitato «si impone un confronto responsabile tra tutti i componenti per la forte riaffermazione della funzione istituzionale del Csm a tutela dell’intera magistratura». Domani pomeriggio se ne saprà di più, c’è un plenum al Csm chiamato ad esprimersi sulla “conoscibilità” di queste intercettazioni e di queste riunioni. A giudicare dallo stato di crisi “etica” che vivono in queste ore le toghe, travolte da ombre e fango, il voto per la pubblicizzazione del contenuto degli incontri appare scontato soprattutto perché è quello che sembra volere proprio il numero uno del Csm, il presidente della Repubblica Mattarella.

Sarebbero 5 le procure da “rinnovare” così da piazzare uomini graditi o comunque ostacolando altri evidentemente che graditi non sono. È questo il fulcro dell’inchiesta della procura di Perugia ed è questo sostanzialmente che gli inquirenti addebitano come leit motiv delle riunioni tra i togati (con in testa Palamara ovviamente) e i due esponenti del Pd. Cinque poltrone caldissime a cominciare da quella di Roma, il dopo Pignatone che secondo chi sta indagando (e secondo ricostruzioni di stampa nazionale) deve segnare netta discontinuità con il passato secondo il volere soprattutto di Luca Lotti. Quest’ultimo, proprio dalla procura di Roma stagione Pignatone e firma Ielo, indagato nel fascicolo Consip. Qui ci sono nomi che girano e che vanno bene ma ce n’è uno che bene non va proprio, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera. Ed è quello di Giuseppe Creazzo, volto noto per le procure di Calabria ma soprattutto colui che ha firmato (da procuratore a Firenze) le carte sui genitori di Matteo Renzi fino all’arresto. Particolare attenzione il “comitato” la riserverebbe poi alla poltrona di procuratore capo di Perugia, competente per le indagini sui magistrati di Roma. Anche questa in via di rinnovo. E poi pure Torino e Brescia. Ma occhio particolare, da parte del “comitato”, anche al vertice in scadenza della procura di Salerno che non è banale per niente per quanto riguarda le diatribe giudiziarie tra magistrati calabresi. Ne è competente per territorio. E Salerno da sempre è piazza “calda” per le cose di Calabria. Indagini tra procure conterranee che si insinuano spesso in stagioni di veri e propri conflitti tra toghe. A più livelli. E non sfugge a nessuno che quello contemporaneo è uno dei momenti più tesi con un delicatissimo fascicolo aperto proprio dalla procura di Salerno perché nel frattempo “Catanzaro” indaga su “Castrovillari”. E più di recente sempre Salerno diventa fermo stazione per l’inchiesta sulla vendita del software di una società di Catanzaro usata da uffici di procura (anche calabresi) per origliare cose fuori da indagini. Spionaggio vero e proprio. Ce n’è abbastanza insomma per considerare gli sviluppi dello scandalo Palamara (con Lotti e Ferri e la “presenza” di un pm in servizio a Paola) anche in chiave calabrese.

 

 

I.T.