Fiumi di droga dal Sudamerica, 25 arresti

Colpito il clan Mancuso

Dalle prime luci dell’alba i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Catanzaro e del Servizio Centrale I.C.O. della Guardia di Finanza, con la collaborazione di diversi Reparti sul territorio nazionale, stanno eseguendo un’imponente operazione di polizia che vede impiegati oltre 300 finanzieri, per il fermo tra Calabria, Lombardia e Puglia di 25 soggetti indagati, a vario titolo, per reati in materia di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, aggravata dalla modalità mafiosa e dalla detenzione di armi.

Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri, e dal Sost. Procuratore dott.ssa Annamaria Frustaci, hanno consentito di disarticolare un’organizzazione estremamente complessa, dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, tra le cui fila compaiono esponenti di spicco della famiglia di ‘ndrangheta MANCUSO egemone sulla criminalità organizzata vibonese che, dall’area geografica insistente tra i comuni di Limbadi e Nicotera, hanno, man mano, esteso forti interessi delinquenziali nell’hinterland milanese.

Ecco i nomi:

Sono 22 (su 25 emessi) i provvedimenti di fermo eseguiti stamane dalla Guardia di Finanza, su disposizione della Dda di Catanzaro, nell’ambito dell’operazione “Ossessione” con cui e’ stata sgominata un’organizzazione dedita al narcotraffico legata alla cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso di Limbadi (Vibo Valentia).
I provvedimenti hanno colpito, in particolare, Giuseppe Accursio (65 anni, di Licata), Damiano Aquilano (34, Tropea), Daniele Bosco (41, nato in Jugoslavia), Giuseppe Campisi (59, Vibo Valentia), Gianfranco Carugo (69, Cerro Maggiore), Carlo Cuccia (38, Tradate), Gina Alessandra Forgione (nata in Venezuela), Elisabetta Kotja (39, nata in Albania), Maria Antonia Limardo (53, Briatico), Francesco Mancuso (30, Vibo Valentia), Giorgio Mariani (60, Genga), Luigi Mendolicchio (53, Milano), Ivo Menotta (38, Tradate), Gaetano Muscia (54, Tropea), Antonio Narciso (57, Vibo Valentia), Gennaro Papaianni (41, Vibo Valentia), Salvatore Papandrea (62, Taurianova), Fabrizio Pilati (49, Arona), Abderrahim Safine (47, nato in Marocco),Francesco Scaglione (59, di Palermo), Giovanni Stilo (70, Nicotera), Michele Viscotti (62, San Severo).
Irreperibili, perche’ residenti all’estero, altri tre destinatari dei provvedimenti di fermo: Vito Jordan Bosco (44 anni, nato in Libia), Clara Ines Garcia Rebolledo (67, nata in Venezuela), Julio Andres Murillo Figueroa (42 anni, nato in Colombia)

 

Nella rete degli inquirenti sono, di fatti, caduti i fratelli Salvatore Antonino, Giuseppe e Fabio COSTANTINO, pienamente inseriti nella citata cosca, così come il pluripregiudicato CAMPISI Giuseppe, personaggio dall’elevatissimo spessore criminale, rappresentante della famiglia ‘ndranghetistica di Limbadi in Lombardia, condannato per associazione mafiosa e ritornato sulla scena del crimine dopo aver finito di espiare una lunga condanna pari a 30 anni di reclusione per un omicidio mafioso. Giuseppe e Fabio COSTANTINO, al pari di MUSCIA Gaetano, risultano, tra l’altro coinvolti nella nota Operazione “Black Money” che ha duramente colpito la cosca di Limbadi.

L’inchiesta, denominata “Ossessione”, in relazione alla maniacalità manifestata dai principali indagati, costantemente assillati dal pensiero di essere monitorati dalle forze dell’ordine,ha dimostrato come i vertici del sodalizio fossero in grado di disporre di diretti canali di approvvigionamento di cocaina dalla Colombia, dal Venezuela e dalla Repubblica Domenicana, oltreché dall’Olanda.
contatto con i principali cartelli maghrebini, per l’importazione di massicce quantità di hashish.
La spiccata transnazionalità dell’organizzazione, che evidenzia nuovamente l’indissolubilità del trait d’uniontra la criminalità organizzata calabrese e i “cartelli” mondiali della droga ed una capillare diffusione sul territorio nazionale, fanno si che la consorteria criminale operi come una vera e propria multinazionale del narcotraffico, curando l’acquisto “all’ingrosso”, a prezzi assolutamente concorrenziali, della droga, direttamente dai produttori, per poi smistarla in territorio calabro e lombardo tramite una fitta rete di accoliti. In tale contesto, le indagini hanno fatto registrare come i vibonesi siano in affari anche con esponenti legati al clandei MAZZAFERRO di Gioiosa Ionica (RC), da anni trapiantati nel milanese e nel comasco, in grado di smistare importanti quantità di narcotico in Lombardia. Proprio a MAZZAFERRO Tonino i finanzieri sequestravano nel marzo del 2018 un chilogrammo di cocaina pura al 98%.

Un ruolo fondamentale era affidato, poi, alle donne: da “teste di ponte” per le comunicazioni tra gli accoliti, a co-finanziatrici, come nel caso della cittadina albanese KOTJA Elisabeta, a intermediarie di alto rango con gli esponenti dei Cartelli sudamericani. Spiccano, in particolare, le due venezuelane GARCIA REBOLLEDO Clara Ines e FORGIONE Gina, estremamente note nel panorama del narcotraffico internazionale, in grado di mettere in contatto i calabresi con inarcossudamericani.

Tra questi MURILLO FIGUEROA Julio Andres, noto narcotrafficante colombiano, ospitato dai calabresi a Milano per pianificare l’arrivo della cocaina dai paesi dell’America Latina. “Socio” della FORGIONE, il colombiano ha in passato collaborato con i “guerriglieri colombiani”, nonché con il famigerato Pablo Emilio ESCOBAR GAaVIRIA, sanguinario capo storico del “cartello di Medellín” tra gli anni ’80/’90.

Solo una certosina attività di indagine ha consentito di disvelare compiutamente l’assetto organizzativo del sodalizio che, sfruttando le abilità di VISCOTTI Michele, espertobrokerdi origine pugliese, più volte recatosi in Sudamerica per contrattare prezzo e quantità del narcotico da inviare verso l’Europa, curava i rapporti con i produttori. Il sodalizio criminale, non solo poteva contare sulle descritte entrature nel florido mercato sud americano, ma era capace di tessere continui collegamenti con le principali piazze di approvvigionamento olandesi. La vasta esperienza del foggiano, infatti, gli consentiva di sfruttare conoscenze anche nei Paesi Bassi, ove godeva di saldi rapporti con fornitori di droga di primissimo piano.
Mentre VISCOTTI, dall’estero, contrattava su più fronti, in Italia, i COSTANTINO si preoccupavano di quello che nel gergo dei narcosviene chiamato “scarico”, ovverosia la possibilità di far uscire la droga dal sedimento portuale o aeroportuale d’arrivo grazie ad “agganci” utili allo scopo. Per tale delicato compito, il sodalizio contava su un personaggio originario della provincia di Reggio Calabria, CERAVOLO Francesco, in grado di far uscire il narcotico dall’aeroporto di Malpensa, evitando i controlli di rito.