Omicidio Bruzzese, c’è un supertestimone

Dopo pochi giorni emerge la testimonianza di una 45enne che sarebbe stata risparmiata dal blitz. La donna, fuori casa con il cane, avrebbe visto i killer, ma non sarebbe capace a identificarli. I due, infatti, portavano un cappello e avevano il bavero della giacca alzato, inoltre la strada era particolarmente buia.

La presunta testimone li avrebbe incrociati proprio in via Bovio, dove la donna avrebbe intravisto le pistole e poi i due con le braccia tese a sparare contro Bruzzese. Dopo aver visto i sicari scappare verso via Cairoli, la 45enne è fuggita verso il corso dove ha chiesto aiuto. La donna si è così presentata agli inquirenti ai quali ha raccontato i fatti avrebbe riferito di non aver visto i killer.

Elemento questo che fa supporre che prima che si scatenasse il fuoco e durante la manovra di parcheggio per entrare nel garage da parte di Marcello Bruzzese, i due si sarebbero nascosti nell’anfratto dell’uscio di casa, al 28 di via Bovio, dove c’è una rientranza. Quando gli assassini hanno sentito spegnere il motore, sono usciti dal buio iniziando a sparare e rimanendo nella via. Venti e più colpi fino a quello che ha attino alla testa la vittima, un bossolo è stato difatti trovati a terra, nel garage, accanto alla portiera semiaperta da dove spuntava la gamba sinistra di Bruzzese.

Tuttavia gli inquirenti hanno acquisito le immagini del sistema di video sorveglianza in cui sembra si vedano gli assassini mentre risalgono al buio via Bovio per poi sparire in cima a via Cairoli. Bruzzese, fratello di Biagio Girolamo, collaboratore di giustizia, si trovava a Pesaro dove godeva di un minimo dispositivo di protezione, dal momento che il suo nome era posto addirittura sulla cassetta delle lettere.