‘Ndrangheta, le donne del clan Cianci portaordini e contabili

Emerge ancora una volta il ruolo di primo piano delle donne nell’ambito dei clan di ‘ndrangheta dall’operazione “Quieto vivere” della Polizia, che stamane ha portato all’arresto di otto persone indagate, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione ed intestazione fittizia di beni, aggravate dall’aver agevolato la cosca di Cianci-Maio-Hanoman operante a San Martino di Taurianova.

Si tratta di familiari del boss detenuto Domenico Cianci. Secondo quanto emerso dalle indagini, infatti, anche le donne della famiglia, Concettina Glicora e Rachela Cianci, avrebbero cooperato nelle attivita’ mafiose, svolgendo ruoli di gestione del denaro e amministrazione nell’ambito della cosca, oltre a fare da tramite dei messaggi del capo famiglia detenuto verso l’esterno e, in qualche caso, collaborando all’attivita’ estorisiva dell’organizzazione. Le due donne, insieme con Damiano Cianci, Domenico Forgetti, Giuseppe Mavrici, Damiano Forgetti e Annunziato Chirico, sono indagate per associazione mafiosa in quanto ritenute appartenenti alla cosca nell’ambito del “mandamento” tirrenico della ‘ndrangheta.

   Damiano Cianci, fratello del boss Domenico, avrebbe avuto un ruolo di promotore, dirigente ed organizzatore del sodalizio criminale di stampo mafioso, con il compito di gestire le attivita’ estorsive della cosca ed i danneggiamenti, controllare l’opera degli altri affiliati, impartendo disposizioni, durante l’assenza del fratello. Domenico Forgetti avrebbe avuto il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione, operare nel settore delle estorsioni e dei danneggiamenti a mezzo incendio, al fine di indurre le vittime al pagamento di somme imposte dal sodalizio di appartenenza.

A Giuseppe Mavrici, negli atti dell’inchiesta, viene attribuito il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati, eseguire le direttive dei vertici dell’associazione, con compiti operativi nel settore delle estorsioni. Rachela Cianci assicurava le comunicazioni tra gli associati, eseguiva le direttive dei vertici dell’associazione, con il compito di “cassiera”, essendo deputata a custodire il denaro frutto delle attivita’ estorsive del sodalizio mafioso, ed era intestataria fittizia di beni, mentre Concettina Gligora assicurava le comunicazioni tra gli associati secondo le direttive dei vertici dell’associazione. A Damiano Forgetti il compito di assicurare le comunicazioni tra gli associati e di eseguire le direttive dei vertici dell’associazione, con compiti operativi nel settore delle estorsioni; Annunziato Chirico, oltre che assicurare le comunicazioni tra gli associati, dirimeva eventuali problematiche, con compiti operativi nel settore delle estorsioni, ed era deputato a mantenere i rapporti di alleanza con la famiglia mafiosa Zappia nella spartizione dei proventi derivanti da attivita’ estorsiva ai danni di imprese aggiudicatarie di commesse pubbliche.

   Con riferimento alle attivita’ estorsive, Domenico Cianci e’ accusato di un’estorsione consumata ai danni di un proprietario terriero, a cui si presentava come il “guardiano di contrada”, imponendo a lui ed al fattore la “guardiania” di fondi siti a San Martino di Taurianova, costringendolo a versare somme di denaro pari a 250 euro mensili. In merito ad un altro episodio estorsivo ai danni di un proprietario terriero (consumato sempre con la riscossione di 250 euro mensili), Domenico Cianci, nonostante fosse detenuto, avrebbe incaricato il nipote Giuseppe Mavrici di riscuotere il denaro; in un momento successivo, a fronte delle difficolta’ nell’esazione, sarebbe intervenuto Damiano Cianci, il quale aveva assunto le redini e la reggenza della cosca durante la detenzione del fratello.

   Domenico Cianci, Damiano Cianci e Giuseppe Mavrici devono rispondere di un’altra estorsione perpetrata ai danni di un imprenditore edile titolare dell’appalto pubblico di rifacimento del marciapiede lungo il tratto di strada che dal bivio della SP01 (ex statale 111) conduce alla frazione di San Martino di Taurianova. In questo caso, Domenico Cianci, gia’ prima del suo arresto, aveva imposto le sue condizioni alla ditta esecutrice dei lavori, ancor prima che questi iniziassero.

La ditta, in via preventiva, subendo il clima di intimidazione ingenerato dalla famiglia mafiosa di San Martino, per evitare problemi di qualunque genere nell’esecuzione di lavori pubblici (danneggiamenti, incendi, furti), era costretta a versare una somma di denaro imprecisata, a titolo di tangente, in favore delle “casse” dell’organizzazione mafiosa. Ma le intercettazioni avrebbero premesso di accertare anche altri episodi. Per esempio, Domenico Cianci e Giuseppe Mavrici avrebbero tentato un’estorsione ai danni di un privato, costringendolo a consegnare somme di denaro, non riuscendo nell’intento solo per la ferma opposizione della vittima, mentre Domenico Cianci e Concettina Gligora sarebbero responsabili di una tentata estorsione ai danni di un imprenditore operante nel settore florovivaistico, costringendolo a consegnare la somma di 5.000 euro.

   L’indagine avrebbe fatto emergere anche responsabilita’ in relazione al delitto di intestazione fittizia di beni, aggravata dall’aver agevolato la cosca mafiosa di riferimento. Domenico Cianci, al fine di eludere le disposizioni di legge che consentono il sequestro e la confisca dei beni in materia di misure di prevenzione e per agevolare il riciclaggio dei proventi dell’attivita’ di estorsione ed altri delitti, avrebbe intestato a Rachela Cianci la titolarita’ di vari terreni di grande estensione con annessi fabbricati rurali che la donna ha venduto il 20 giugno 2014.