Appalti, Dda: pubblici ufficiali asserviti a imprenditore

Oltre all'impianto di risalita di Lorica c'è anche l'aviosuperficie di Scalea

Ci sono gli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea (Cs) e degli impianti sciistici di Lorica, in Sila, oltre che la successiva fase di erogazione di finanziamenti pubblici, nel mirino della Guardia di Finanza e della Dda di Catanzaro. Le indagini svolte nell’ambito dell’operazione “Lande Desolate”, che vede indagato il governatore della Calabria, Mario Oliverio, sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di residenza, avrebbero consentito di ricostruire e documentare “plurime violazioni e irregolarita’ nella gestione e conduzione” dei due appalti. Sedici, in tutto, le misure restrittive eseguite dai finanzieri del comando provinciale di Cosenza.

Una “copiosa attivita’ di riscontro documentale” e sui luoghi di cantiere, avrebbe fatto emergere, secondo gli inquirenti, “il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria”, alle esigenze dell’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri, 42 anni, arrestato stamane dalla Guardia di Finanza nell’ambito dell’operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro in cui e’ indagato il governatore Mario Oliverio. Tutto avveniva “attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori ovvero l’attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti”. Barbieri, imprenditore residente a Roma, e’ considerato vicino al clan guidato dal boss della ‘ndrangheta Franco Muto ed e’ stato gia’ coinvolto in una precedente operazione.

Gli inquirenti definiscono “emblematica” la spregiudicatezza dell’imprenditore romano “spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti in una compiacente attivita’ di controllo sui lavori in corso, nell’agevolare il pagamento di somme non spettanti ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell’impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara”.

Le indagini avrebbero evidenziato come l’imprenditore romano, nei confronti del quale e’ stata contestata l’aggravante della “agevolazione mafiosa”, abbia impegnato poche decine di migliaia di euro “a fronte di diversi milioni di euro previsti dai bandi di gara”. Una situazione, secondo gli inquienti, “ampiamente conosciuta ed avallata dai soggetti preposti al controllo”.