Altro giro, altro sindaco in manette.E lo stesso schema (pure simbolico) che si ripete

Appalti “disegnati”, il funzionario, la e le ditte, la fascia tricolore che “eccede”. E poi il “timbro” di Lupacchini e la prova a volte ardua del Riesame. Con la “politica” dietro che rimane (per ora) una congettura

Non è detto che siano 6 gli indagati a piede libero a “corollario” degli arresti di oggi (12 in carcere e 2 ai domiciliari) nell’ambito dell’inchiesta della procura di Paola sul comitato di affari di Fuscaldo. Comitato, come si evince dalle carte, nato a pasciuto anche con il forte contributo di almeno due figure di spicco dell’area urbana cosentina, un imprenditore e un funzionario del Comune di Cosenza. Ma, come detto, ci sono anche indagati a piede libero che potrebbero essere di meno di 6 ma anche di più.

E soprattutto loro stessi potrebbero non sapere di essere indagati dal momento che potrebbe non essere stato loro notificato alcun avviso di garanzia. Questo per dire che il fascicolo è tutt’altro che chiuso e tutt’altro che rinchiudibile nell’operazione di oggi. Altro è poi chiedersi se l’operazione di questa mattina reggerà l’urto inevitabile del Riesame di Catanzaro, dove come è noto naufragano spesso sugli scogli le ambizioni accusatorie.

Lo schema, ancora una volta, è lo stesso. Altro giro, altro sindaco, altra importante dimostrazione di “muscoli” delle procure “laterali” al capoluogo bruzio e a quello regionale con la presenza autorevolissima del procuratore generale Otello Lupacchini, che “timbra” spesso e volentireri con il suo prestigio tanto il lavoro assiduo di Pierpaolo Bruni quanto quello, non meno assiduo, di Eugenio Facciolla dall’altra parte. Imprenditori che praticamente scrivono l’appalto, il funzionario del Comune o dei Comuni che procede, le diverse ditte che ne debbono usufruire rimanendo spesso sotto soglia in materia di affidamento diretto. Poi c’è la partita di ritorno, il giro che secondo logica accusatoria deve far rientrare in qualche modo il “favore” attraverso altre forme. E che soprattutto deve far rientrare il tutto a disposizione delle amministrazioni che hanno elargito (e sennò che crimine “completo” sarebbe). Ed è proprio qui che spesso e volentieri si mostrano più deboli le inchieste e non certo per colpa degli inquirenti ma perché è più complesso rintracciare il colore e l’odore dei soldi “veri” (non sempre per contanti).

Per quanto riguarda Fuscaldo (ma è un caso simile ad altre amministrazioni cominali e sindaci coinvolti) c’è più di qualcosa che “rientra” in termini di assunzioni, lavori ulteriormente affidati ad amici di amici, reiterazione di appalti. Il sistema, per farla breve, sembra esserci tutto altro è poi capire se a Fuscaldo come altrove sia stato rintracciato il “malloppo” grosso come partita di ritorno che poi è quello che sostanzialmente regge quasi sempre il Riesame. Ma l’unica certezza di cui si può disporre oggi, dalle nostre parti, è poter confidare su alcune procure molto attive che sicuramente non mancheranno di rintracciarlo il “malloppo”, ove esistesse evidentemente.

Il resto è “moria” di sindaci periferici che cadono uno ad uno sotto i colpi della magistratura. E il resto è anche la ricerca spasmodica dello scenario politico di riferimento di volta in volta interessato o interessabile. Con il gioco ad incastri o delle pedine come quel consigliere regionale importante molto legato al sindaco di Fuscaldo o il funzionario del Comune capoluogo che è stato premiato di recente dalla sua stessa amministrazione di Palazzo dei Bruzi. Potrebbero essere solo accostamenti del tutto frivoli quando si ha a che fare con le procure.

I.T.

 

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