La notte dello tsunami, 《allertati subito ma per onde inferiori al metro》

Carlo Tansi conferma che la segnalazione dell'Ingv c'è stata subito dopo la forte scossa in Grecia ma per onde 《da poche centimetri ad un massimo di un metro》. Mele, dell'istituto nazionale, spiega cosa è successo

Ma c’è stato questa notte un momento in cui s’è temuto davvero uno tsunami lungo le coste ioniche calabresi dopo la fortissima scossa in Grecia?

Secondo Carlo Tansi, capo della Prociv regionale,”uno tsunami è un maremoto. Le onde di maremoto possono essere alte da pochi centimetri a qualche metro. I modelli dell’ingv per questo maremoto hanno indicato per la Calabria ionica “onde di tsunami di altezza inferiore al metro”. Ovviamente noi non dobbiamo sottovalutare nessuna possibilità a tutela della sicurezza della popolazione. In tutto il mondo molte allerta tsunami non si concretizzano (per fortuna) con tsunami distruttivi”.

Il terremoto di magnitudo 6,8 registrato nella notte in Grecia ha provocato uno tsunami che ha fatto salire il livello del mare di un massimo di dieci centimetri nei porti italiani di Calabria, Sicilia e Puglia. A sollevare il mare è stata la rottura di una faglia. Lo ha detto all’ANSA Franco Mele, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), al lavoro nella sala operativa del Centro Allerta Tsunami italiano, operativo dal 2017 grazie alla collaborazione tra Ingv, Ispra e Protezione Civile.

“C’e’ stato un piccolo tsunami in Puglia e in Calabria dopo la forte scossa sismica – magnitudo 6.8 – di questa notte al largo della costa occidentale del Peloponneso ad una profondita’ di 10 km. Nessuna conseguenza per persone e cose interessate dal fenomeno. A quanto apprende l’AGI, dalla rilevazione mareografica scattata dopo la registrazione del terremoto e dopo l’allerta tsunami di livello arancione (advisory) per le regioni Puglia e Calabria diramata dall’Ingv al Dipartimento nazionale della Protezione civile e’ stato appurato che nel porto di Otranto e in quello di Le Castella (Crotone) il livello del mare e’ salito di 10 centimetri. L’allerta Ingv era arrivata dopo 8 minuti dall’analisi dei parametri sismici, e il livello indicato corrisponde ad un’onda attesa inferiore a un metro in terraferma e inferiore a mezzo metro al largo. L’allerta era stata inviata anche alle istituzioni di riferimento nei Paesi del mar Mediterraneo. Per le coste greche piu’ vicine all’epicentro era stata emessa un’allerta rossa (in gergo tecnico ‘watch’)”.

“Esiste un protocollo internazionale – spiega all’AGI il fisico Franco Mele, ricercatore Ingv – che fissa i livelli di allerta sulla base della magnitudo del terremoto registrato e della distanza tra l’epicentro e le coste. Il livello di tipo ‘arancione’, come quello nel caso della scorsa notte, scatta nel caso di un sisma di magnitudo tra il 5.5 e il 6.0 e riguarda coste distanti fino a 100 km dal punto dell’evento. Allerta arancione significa che sulle coste arriva un’onda di altezza inferiore al mezzo metro e che comporta quindi una immissione di acqua fino a 1 metro. E solo la rilevazione attraverso i sensori mareografici dell’Ispra si riesce a captare questa misura. Quello di livello superiore, allarme rosso, si ha invece quando sulle coste arriva un’onda di altezza superiore al mezzo metro e che immette acqua superiore a 1 metro. Esiste anche un livello minimo, cosiddetto ‘inferiore’, legato ad un’altezza dell’onda molto limitata. Quando invece la magnitudo supera i 6.5, ed e’ stato cosi’ stanotte, il livello intermedio di allarme arriva fino a una distanza di 400 km dal punto di avvenimento della scossa, e nel caso in questione le coste italiane rientrano in questo range.

“Un elemento importante che viene tenuto in considerazione dai ricercatori e quindi anche da chi e’ preposto alla sicurezza e protezione civile e’ rappresentato dalla velocita’ con cui l’onda si muove, perche’ ad essa e’ legato poi il volume di acqua che si ‘scarica’ sulla costa. Infatti l’onda e’ piu’ veloce e meno alta – spiega Mele – al centro di un oceano, mentre per contro viaggia con minore velocita’ quando sta finendo la sua corsa ma la massa d’acqua e’ ben maggiore. E quando si parla di una velocita’ intorno ai 60/80 km orari, e’ evidente l’impatto che la massa d’acqua gia’ di per se’ voluminosa puo’ avere sulla costa. Nel caso di questa notte, l’allerta era al livello massimo per le sole coste ioniche greche, mentre per le coste della Puglia, della Basilicata e della Calabria ioniche, ed anche per la parte di costa catanese che e’ bagnata da questo mare, era allerta arancione”.

“Gli istituti di ricerca del settore, e quindi anche l’Ingv, stanno lavorando – spiega ancora Mele – ad ulteriori studi, affinando i criteri di valutazione e definizione delle conseguenze dell’evento sismico, ovvero calcolare i volumi dell’immissione di acqua dal mare, ma si e’ ancora in una fase preliminare. E pertanto si procede con l’attuale protocollo internazionale di allerta. In Italia la filiera di segnalazione parte dall’Ingv, che registra l’evento sismico e lo segnala al Dipartimento della Protezione civile, che a sua volta dirama l’eventuale allerta agli enti locali, considerando che il responsabile della protezione civile in sede locale e’ sempre il sindaco. Il terzo attore e’ l’Ispra, che gestisce la rete la rete mareografica nazionale e registra quindi le variazioni di altezza dell’onda in arrivo nei porti o sulle coste. Il fatto che l’allerta di oggi sulle coste ioniche italiane fosse di livello intermedio non deve comunque trarre in inganno: molto dipende infatti dal periodo in cui l’evento accade. E’ vero si’ che vista la distanza ci si attendeva un fenomeno relativamente piccolo, ma e’ anche vero che potesse essere potenzialmente pericoloso per chi si fosse trovato nei porti o sulle spiagge, ed appare evidente che in piena estate e con le spiagge e i porti affollati o in un giorno non di maltempo, uno tsunami anche di limitata potenza, frutto di un’onda che si alza di soli 10 centimetri, potrebbe avere conseguenze drammatiche.