La favole di Cisse alla scuola media Giovanni Falcone

Incontro tra gli alunni e l'autore del libro, Franco Corbelli

La favola del piccolo Cisse affascina e commuove i giovanissimi studenti della Scuola Media “Giovanni Falcone” di Rende. Nei giorni scorsi l’incontro con Corbelli che ha regalato a tutti loro una copia del libro. Dagli alunni alcuni pensierini, delle toccanti letterine per il bambino ivoriano. Rende Entusiasti e commossi, molti con le lacrime agli occhi, i giovanissimi alunni delle classi terze B ed E, della Scuola Media “Giovanni Falcone” di Rende durante la presentazione questa mattina del libro La Favola del piccolo Cisse, che racconta l’incredibile, fiabesca, reale e commovente storia del bambino ivoriano di 5 anni, sbarcato, da solo, poco più di un anno fa, il 15 luglio 2017, al porto di Corigliano, alla ricerca del suo papà in Europa, dopo che la sua mamma era stata fermata e imprigionata, dagli scafisti criminali,sulla spiaggia libica di Sabratha, mentre, insieme al suo Cisse, stava per salire su un vecchio barcone diretto in Italia. L’incontro con Franco Corbelli, autore del volume e promotore della straordinaria mobilitazione che ha consentito, in pochi mesi, il ritrovamento dei genitori del bambino della Costa D’Avorio(il papà in Francia e la mamma prigioniera in Libia, degli scafisti criminali) “è stato, si legge in una nota, un momento di grande commozione, un’occasione importante per una riflessione sulla tragedia epocale dell’immigrazione, che gli studenti, nonostante la loro giovanissima età, hanno seguito con attenzione e interesse, consegnando alla fine, su dei fogli, dei pensierini, delle toccanti, significative letterine, da far recapitare al piccolo Cisse, per elogiare il suo coraggio e quello dei suoi genitori, per incoraggiarlo ad andare avanti, dimenticando quello che ha sofferto, e per condannare gli scafisti criminali che speculano su queste tragedie umane. I ragazzi e le ragazze sono rimasti letteralmente conquistati e affascinati da questa storia e da quell’aspetto fiabesco, dell’emozionante incontro di Corbelli con la cicogna bianca al Lago di Tarsia, il giorno dello sbarco del piccolo Cisse. Il leader di Diritti Civili alla fine ha voluto fare a tutti loro, una sessantina di giovanissimi studenti, un graditissimo regalo: una copia del libro per ognuno di loro”. La prof.ssa Francesca Britti, che ha promosso questa iniziativa, e la Preside della Scuola, prof.ssa Patrizia Passarelli, hanno ringraziato Corbelli che “è riuscito a far commuovere tutti i giovanissimi alunni che l’hanno più volte applaudito, mentre raccontava la favola del piccolo Cisse”. “Sono veramente soddisfatto e contento di questo incontro, ha detto Corbelli. E’ la dimostrazione che bisogna saperla raccontare, con onestà e verità, la storia drammatica dell’immigrazione per farla capire e accettare a tutti, ad iniziare dai più piccoli, dai minori. E’ questo lo scopo di questo mio libro. Non sono uno scrittore, né aspiro minimamente ad esserlo(il mio impegno continuerà ad essere solo quello civile, di giustizia e umanitario),, ma sono consapevole di aver scritto, raccontato e documentato un’opera immortale che conquista e affascina e che serve, ne sono sempre più convinto, a fronteggiare e spero, un giorno, a sconfiggere razzismo e xenofobia. Una considerazione amara è solo per l’assenza del Tg Rai Calabria (che avevo invitato) oggi a questa importante iniziativa. Non è purtroppo la prima volta. Non si aiuta in questo modo e non si incoraggia così l’educazione all’accoglienza e alla solidarietà. Resta comunque la felicità per il lieto fine di questa bellissima favola che vede oggi, da pochi mesi(dopo essere rimasto un anno in Italia: sei mesi in Calabria, in affido provvisorio, e altri sei mesi in un centro Sprar pugliese con il suo genitore), il piccolo Cisse, insieme al suo papà, in Francia, in attesa che li raggiunga anche la mamma, rientrata in Costa D’Avorio, dopo essere stata liberata dall’orribile prigione libica. Il loro sogno si è avverato: sono arrivati in quel Paese(la Francia) dove speravano di arrivare e per farlo hanno rischiato la vita affrontando , prima nel deserto, e poi su uno di quei pericolosi e maledetti barconi, il viaggio della speranza”.