Quell’appalto per le intercettazioni finito al Consiglio di Stato

La gara per l'affidamento nella procura di Catanzaro contesa in sede amministrativa

La Procura di Catanzaro

 Una gara indetta dal ministero della Giustizia per conto della Procura della Repubblica di Catanzaro finisce sul tavolo dei giudici dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato. I giudici del Consiglio di Stato chiedono all’adunanza di pronunciarsi su una questione tecnica ritenuta dirimente prima di decidere. 

L’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato è il massimo Consesso della giustizia amministrativa, chiamato a risolvere questioni di diritto di particolare rilevanza o sulle quali sussiste contrasto giurisprudenziale.

In particolare, ai sensi dell’art. 99, comma 1, c.p.a., la Sezione del Consiglio di Stato cui è assegnato il ricorso, se rileva che il punto di diritto sottoposto al suo esame ha dato luogo o possa dare luogo a contrasti giurisprudenziali, con ordinanza emanata su richiesta delle parti o d’ufficio può rimettere il ricorso all’esame dell’Adunanza plenaria. La società ricorrente ha partecipato alla procedura secretata ai sensi dell’art. 162 del d.lgs. n. 50/2016, indetta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro per l’affidamento per la durata di tre anni dei servizi di fornitura in noleggio di sistemi di intercettazione ambientale, localizzazione satellitare, telematica e video a supporto delle attività. La società che è arrivata seconda nella gara d’appalto secretata ha perso il ricorso al Tar e ha proposto appello al Consiglio di Stato.

I giudici di Palazzo Spada prima di decidere però vogliono che l’adunanza sciolga un nodo sulle “regole” da seguire.  Il quesito di diritto proposto all’Adunanza Plenaria. In conclusione, quindi, al fine di evitare contrasti di giurisprudenza, la Terza Sezione del Consiglio di Stato, con la presente ordinanza, rimette alla Adunanza Plenaria, ai sensi dell’art. 99, comma 1, CPA, la seguente questione di diritto:

se, qualora il giudice di primo grado abbia omesso del tutto la pronuncia su una delle domande del ricorrente (nella specie l’azione di risarcimento del danno, conseguente all’annullamento dei provvedimenti impugnati), la controversia debba essere decisa nel merito dal giudice di secondo grado, in coerenza con l’effetto devolutivo dell’appello e con la regola della tassatività delle ipotesi di rinvio al primo giudice, oppure, in alternativa, la causa debba essere rimessa al TAR, valorizzando la portata anche sostanziale della nozione di “violazione del diritto di difesa” e il principio costituzionale del doppio grado, anche alla luce della circostanza che la radicale e immotivata omissione di pronuncia avrebbe effetti equivalenti a quelli di una decisione adottata d’ufficio, in violazione del contraddittorio con le parti, stabilito dall’art. 73, comma 3, del CPA”.  Bisognerà quindi attendere come si legeg dalla sentenza pubblicata ieri: “Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta), Sospende il presente giudizio a data da destinarsi in attesa dell’inverarsi della condizione di cui sopra”.