Appalti milionari in Calabria nel mirino della Dda di Catanzaro e di Reggio Calabria

Prosegue la lotta alla corruzione e alle connivenze con la criminalità organizzata

I giudici catanzaresi e reggini studiano. Indagini delicate e complesse su quel groviglio di affari tra pubblica amministrazione, politica e criminalità organizzata. Tanti i filoni di inchiesta attivi e in via di attivazione. I giudici calabresi vorrebbero sferrare un colpo mortale ai clan e a chi fa affari con loro e viceversa. In questa direzione vanno le indagini più recenti coperte dal massimo riserbo. La criminalità organizzata oltre a creare business milionari con lo spaccio delle sostanze stupefacenti ha anche bisogno di riciclare il denaro e la pressioni sugli appalti pubblici negli anni è diventata sempre più pesante sia per fare altro denaro che per ripulirlo. Le grosse somme a disposizione dei boss della ‘ndrangheta,   vanno implementate   e riciclate. Il procuratore Gratteri ha voluto sottolineare con veemenza il fatto che il tesoro della ‘ndrangheta sia in mano a pochi boss definendo i tanti picciotti “utili idioti”, per rimarcare che alla fine come nelle altre strutture sono sempre in pochi a beneficiare davvero della ricchezza in danno dei molti che rischiano molto ma molto di più. Negli ultimi tempi la ‘ndrangheta ha provato con maggiore convinzione a fare affari con la pubblica amministrazione con società e ditte direttamente   collegate   ai   capi- bastone calabresi. Ma questa direzione sta portando pochi frutti per via della facilità di smascheramento di compagini societarie troppo facilmente collegabili ai boss perchè spesso si tratta di congiunti, familiari e amici intimi. La nuova frontiera quindi per entrare sempre più nelle stanze dei bottoni della politica e della pubblica amministrazione è quel- la di sfruttare nomi insospettabili e nuovi. E siccome “pecunia non olet”, i boss sarebbero riusciti a convincere alcuni insospettabili a scendere a patti col diavolo in cambio di denaro. Si tratterebbe in alcuni casi anche di giovani che non hanno nessun collegamento passato con cosche e clan. In altri casi la ‘ndrangheta avrebbe persuaso società assolutamente al di sopra di ogni sospetto. Si tratta di indagini delicate e complesse venute fuori proprio dal clima di fiducia e credibilità che il giudice Gratteri, insieme ad alcuni suoi collaboratori, sia magistrati che tra le forze dell’ordine è riuscito a a creare negli ultimi anni in Calabria. Un piccolo squarcio in un muro di omertà, complicità e connivenza,   attraverso   il   quale si sta cercando di ricostruire un rapporto sano tra i cittadini e le istituzioni. Compito difficile che richiede tempo e pazienza. Alcune di queste verifiche che sta compiendo la Dda di Catanzaro, quindi,   riguarderebbero   appalti milionari in Calabria. La raccolta delle prove, però, non è cosa semplice. I fatti raccontati al giudice da alcune gole profonde poi vanno scrupolosamente passati al setaccio e al vaglio della fase investigativa che può richiedere mesi e mesi di duro lavoro. La speranza è che un vera primavera calabrese possa prendere spunto dalle indagini e dai processi in corso per inondare l’intera regione di quel “fresco profumo di libertà” di borselliniana memoria. E la speranza è sempre l’ultima a morire.

 

I.T.