Vitalizio, Pino Tursi Prato ricorre in Cassazione

L’ex consigliere regionale chiede l’annullamento della sentenza della corte dei Conti che gli ha annullato il beneficio

Pino Tursi Prato

L’ex consigliere regionale Pino Tursi Prato ha proposto ricorso per Cassazione avverso la sentenza della Corte dei Conti, recepita dalla Regione Calabria, che gli ha di fatto revocato l’assegno vitalizio di cui godeva i benefici. la Regione ha deciso di resistere a tale ricorso stabilendo di costituirsi come contro-ricorrente alla prossima udienza della Cassazione che discuterà la controversia scrivendo comunque la parola fine alla vertenza. Si legge nella delibera regionale:

“Premesso che con Sentenza n. 322/2906 del 7.06.2016 depositata in segreteria il 1.09.2016 la Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale Centrale ha rigettato l’appello proposto dal Sig. Giuseppe Tursi Prato avverso la sentenza n. 24/2015 della Corte dei Conti Sezione Giurisdizionale per la Regione Calabria; Considerato che avverso la sentenza n. 3222/2906 il Tursi Prato ha sollevato questione di giurisdizione dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione; Considerato che il ricorso non appare condivisibile e, pertanto, appare opportuno proporre avverso lo stesso controricorso; Evidenziato quindi l’interesse dell’Amministrazione a proporre controricorso per Cassazione nel giudizio instaurato dal Sig. Tursi Prato, al fine di ottenere la conferma della sentenza impugnata; Decreta Per i motivi sopra evidenziati, – di proporre controricorso nel giudizio instaurato dal Sig. Giuseppe Tursi Prato dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione avverso la sentenza n. 322/2906”. Scrivevano i giudici contabili: “Con il ricorso in prime cure l’interessato – già consigliere regionale della Calabria – impugnava, ai sensi degli artt. 28 e 29 c.p., nonché dell’art 4 della legge regionale 10.1.2013, n. 1, la determina dirigenziale di annullamento dell’assegno vitalizio percepito dall’appellante per avere ricoperto il ruolo di Consigliere della regione Calabria durante il corso della V Legislatura regionale (assegno in precedenza già sospeso cautelarmente) ed il conseguente provvedimento di recupero delle somme erogate a tale titolo dall’1.4.2008. Con la sentenza in epigrafe la Sezione territoriale respingeva il ricorso proposto dall’interessato, ritenendo corretto il riferimento, operato nelle premesse del provvedimento impugnato, agli artt. 28 e 29 c.p. (norme giudicate di diretta applicabilità anche ai consiglieri regionali) e 4 L.R. n. 1/2013. Più in particolare, ha osservato il primo Giudicante, “L’annullamento del provvedimento concessivo dell’assegno vitalizio trova legittimo fondamento esclusivo nell’art. 28 comma 2 n. 5 c.p. a mente del quale l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, salvo che dalla legge sia altrimenti disposto, priva il condannato degli assegni che siano a carico dello Stato o di un altro ente pubblico. Tale previsione normativa è perfettamente sovrapponibile al caso dell’odierno ricorrente il quale, con sentenza della Corte d’appello di Catanzaro n. 1877 del 20.12.2004, è stato condannato alla pena detentiva di anni sei e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di cui agli art 110 e 416-bis commi 1, 3, 4 e 5 c.p.. Nessun dubbio che l’assegno vitalizio percepito dai consiglieri regionali possa e debba essere ricompreso nell’ampia locuzione di «assegni che siano a carico dello Stato o di altro ente pubblico».Il sig. Tursi Prato ha proposto appello avverso detta decisione, chiedendo che essa sia annullata. In questi termini, dunque, la perdita dell’assegno vitalizio a favore del consigliere regionale condannato in via definitiva ad una pena superiore ai 5 anni (come nel caso), trova immediato fondamento negli artt. 28, comma 2, n. 5 e 29 c.p., rappresentando tale misura l’effetto automatico, ex lege, della pena accessoria della interdizione in perpetuo dai pubblici uffici comminata nella sede penale. E non potrebbe esservi dubbio alcuno che la previsione normativa sopra illustrata sia applicabile nei confronti dell’interessato, al quale – anche a prescindere dalla prima sentenza di condanna del 2002 – è stata inflitta la pena detentiva di anni sei con interdizione perpetua dai pubblici uffici per i reati di cui agli art 110 e 416-bis, commi 1, 3, 4 e 5 c.p., con sentenza 20.12.2004, n. 1877 della Corte d’appello di Catanzaro: sentenza divenuta irrevocabile ben prima della decorrenza (1.4.2008) del vitalizio in questione. Per le ragioni appena illustrate, appare irrilevante, se non anche manifestamente infondata, la questione di costituzionalità sollevata dall’interessato, il quale contesta – appunto – la presunta retroattività della L.R. n. 1/2013, che invece non aveva rilievo nell’odierna fattispecie, disciplinata in toto dalle norme precedenti, più volte citate”. L’ultima parola spetta agli ermellini.