“Cumbertazione”, scarcerato anche il direttore tecnico del gruppo Barbieri

Sentenza della Cassazione sul filone romano dell'inchiesta. Libero l'ingegnere Ettore Della Fazia che a gennaio scorso era stato posto ai domiciliari

Corte di Cassazione

Anche la parte romana dell’inchiesta che aveva portato all’arresto dell’imprenditore Giorgio Barbieri e di altre persone perde un po’ del suo vigore iniziale.

Scarcerato il direttore tecnico del gruppo Barbieri, l’ingegnere Ettore Della Fazia che a gennaio scorso era stato posto ai domiciliari.

Il procedimento giudiziario che vuole far luce su un legame criminale tra i clan Piromalli e Muto e alcuni imprenditori per il controllo di appalti pubblici era partito lo scorso gennaio con un’operazione tra la Calabria e altre regioni. Nei giorni scorsi sempre la Cassazione aveva scarcerato Giorgio Barbieri.

Scrivono gli ermellini nella sentenza motivata pubblicata ieri:

“La Corte di Cassazione ha annullato per lui e per altri due indagati l’ordinanza del gip di Roma all’interno delle richieste delle Dda di Catanzaro e Reggio Calabria  “Annulla senza rinvio l’ordinanza impugnata nei confronti di Zuliani Cristiano e Della Fazia Ettore. dichiara inammissibile il ricorso di Cittadini Carlo per sopravvenuta rinuncia e lo condanna al pagamento delle spese processuali. Cittadini Carlo ha fatto pervenire dichiarazione di rinuncia al suo ricorso che, quindi, deve essere dichiarato inammissibile. I ricorsi di Zuliani e Della Fazia sono fondati quanto alla assenza del pericolo di fuga. Il primo motivo di Della Fazia in tema di gravità indiziaria non può essere valutato in questa sede essendo intervenuta la valutazione di sussistenza di gravità degli indizi in sede di applicazione della misura cautelare della custodia in carcere; la relativa questione andrà, quindi, posta nel relativo procedimento. Sono invece fondati i motivi in ordine alla totale assenza del requisito del pericolo di fuga. La motivazione sopra trascritta, difatti, innanzitutto consiste in affermazioni generiche riferibili a (non individuati) componenti di bande criminali che esercitano attività di violenza e di intimidazione in via diretta e non a soggetti che ne curano le attività economiche, come nel caso dei ricorrenti; poi, pur se richiama alcuni elementi concreti, sempre riferibili a tale tipo di criminalità violenta in quanto si tratta di circostanze di fatto ricollegate al controllo “mafioso” del territorio, si tratta di elementi quantomai risalenti nel tempo (salvo la partenza per l’estero di Morabito, il cui rilievo, però, non è spiegato né appare evidente). Quindi, a parte la evidente genericità, comunque si tratta di motivazione non riferibile ai ricorrenti, le cui condotte note (oggetto di contestazione), peraltro, risalgono a svariati anni addietro. Nella stessa ordinanza impugnata, del resto, si riferisce in modo indiretto come il provvedimento di fermo trovasse le proprie ragioni in scelte strategiche che, in assenza di un attuale pericolo di fuga, non possono fondarne la legittimità. In definitiva il provvedimento è del tutto privo di motivazione, essendo quella sviluppata solo apparente, in ordine al pericolo di fuga. In assenza di tale requisito essenziale per potere convalidare il fermo, l’ordinanza impugnata deve essere annullata senza rinvio nei confronti di Della Fazia e Zuliani”.