“Calabria Verde”, la Cassazione conferma l’obbligo di dimora per Gennarino Magnone

La corte di Cassazione ha respinto il ricorso di Gennarino Magnone che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei suoi confronti all’interno del procedimento giudiziario che indaga sulla distrazione milionaria dei fondi europei per “Calabria Verde”. Confermato dunque l’obbligo di dimora.

CALABRIA VERDE TUTTI GLI IMPUTATI

Nelle scorse settimane il sostituto procuratore Alessandro Prontera ha chiesto di mandare a processo l’ex direttore generale di Calabria Verde Paolo Furgiuele, 58 anni residente ad Amantea, del direttore del terzo settore Forestazione, Antincendio boschivo e Sorveglianza idraulica; Alfredo Allevato, 56 anni, residente a Cosenza; del dirigente dell’ufficio Economato dell’Ente Marco Mellace, residente a Satriano, 47 anni; del dirigente della segreteria del direttore generale Antonio Errigo, 64 anni, di Serra San Bruno; Gennarino Magnone, 53 anni di Belmonte Calabro e del dipendente dell’Ente Emanuele Ciciarello, 36 anni di Catanzaro.I reati ipotizzati a vario titolo vanno dall’abuso di ufficio , al peculato alla violenza o minaccia a pubblico ufficiale, alla falsità ideologica e materiale commessa dal pubblico ufficiale in atto pubblico.

LA VALUTAZIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Per gli ermellini

“in mancanza di equiparazione espressa è corretta la tesi dei giudici di merito circa l’autonomia di ogni misura cautelare non detentiva e l’irrilevanza della successione di misure della stessa specie, occorrendo avere riguardo per ciascuna di esse al termine iniziale di decorrenza al quale espressamente l’art. 308 cod. proc. pen. ancora il calcolo del termine massimo di durata. La valutazione dei giudici di merito è conforme ai principi affermati da questa Corte, secondo i quali è il tenore testuale della legge a provare l’infondatezza della tesi difensiva, atteso che l’art. 297, comma 2, cod. proc. pen. prevede che gli effetti delle misure diverse da quelle restrittive decorrono dal momento in cui l’ordinanza che le dispone è notificata all’interessato e non sono cumulabili (Sez. 6, n. 46271 del 23/10/2013, Morinelli, Rv. 257266), dovendo conseguentemente ritenersi pacifico che il termine iniziale di applicazione della singola misura, da cui eseguire il computo del termine massimo, è quello della sua esecuzione, indipendentemente dall’essere stata o meno tale misura preceduta da un’altra più grave (Sez. 6 n. 44700 del 23/09/2015, Singh, Rv. 265027, Sez. 6 n. 2627 del 28 giugno 1995, Mappelli, Rv. 203845)”.