Il brindisi atteso di Orlandino. «Ma la gravità indiziaria resta integra»

Nel dispositivo a carico di un altro indagato, Mario Esposito, si legge che secondo i giudici di Catanzaro è esistito un patto « con la cosca Bruni per la competizione relativa alle elezioni del consiglio comunale di Castrolibero del 2008». Considerato credibile Ernesto Foggetti

Per Mario Esposito (nel destino unico Orlandino Greco e Aldo Figliuzzi nella partita del Riesame contro la Dda per presunto voto di scambio con la cosca Bruni di Cosenza) «non si rinvengono le esigenze cautelari né sotto il profilo dell’inquinamento probatorio, avuto a riguardo alle fonti di prova, costituite da dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sottoposti al regime di protezione, né sotto il profilo del pericolo della reiterazione della condotta delittuosa, avuto riguardo alla contestazione temporale dei fatti in contestazione, 2008». Quindi niente custodia cautelare e reiterata richiesta d’arresto respinta anche dal Tdl.

Tuttavia, e l’altra faccia della notizia sta proprio qui, «le considerazioni esposte conducono, ad avviso del collegio, a ritenere integra la gravità indiziaria – ponendosi Esposito Mario quale soggetto che, in attuazione del patto elettorale, ha effettivamente partecipato alla competizione elettorale in favore di Greco Orlandino e Figliuzzi Aldo con la cosca Bruni per la competizione relativa alle elezioni del consiglio comunale di Castrolibero nell’anno 2008, così come da contestazione riportata».

Il brindisi a metà. Il bicchiere che mai come stavolta è mezzo pieno ma anche mezzo vuoto. Orlandino Greco, è suo il nome forte e non ce vogliano gli altri due, può definitivamente tirare un sospiro di sollievo almeno in questa fase rispetto alla vicenda inquisitoria. Non esistono esigenze di custodia cautelare per lui così come per Figliuzzi ed Esposito.

Tuttavia sia per il consigliere regionale capogruppo della lista “Oliverio presidente” che per gli altri due indagati non è affatto chiusa la partita complessiva così come è del tutto destituita di fondamento la tesi delle ulteriori esigente investigative che sarebbero state suggerite dal Riesame.

A leggere infatti il dispositivo della seconda sezione penale del Riesame di Catanzaro, che riguarda Mario Esposito, ci si imbatte a pagina 14 nel passaggio chiave rispetto all’impianto generale dell’indagine.

«Resta integra la gravità indiziaria» perché Esposito ha sostanzialmente preso parte al patto elettorale che doveva far transitare consensi dalla cosca Bruni «in favore di Greco Orlandino e Figliuzzi Aldo» nel corso delle elezioni comunali del 2008. Detta in altri termini i giudici del Riesame danno per buono, come capitolo d’accusa, che la cosca Bruni-zingari del circondario di Cosenza s’era adoperata per condizionare le elezioni comunali del 2008 a Castrolibero e che i beneficiari di questo “patto” dovevano essere Figliuzzi e Greco.

Ed è ovvio che se Esposito è ritenuto compromesso per il ruolo da collante nel “patto” elettorale va da sé che i beneficiari del consenso da un lato, e la cosca dall’altro, non ne sono estranei. Più o meno al cinquanta per cento invece la “merce di scambio”, la “pistola fumante” della presunta compravendita o voto di scambio con la cosca stessa. E cioè se da un lato è, per i giudici, comprovato il “patto elettorale” che dalla cosca porta al consenso e quindi ai beneficiari non è ancora del tutto chiaro “l’incasso” della cosca stessa. O perlomeno non tutto. Certamente non lo è prima del voto.

Scrivono infatti i giudici «che non si ravvisa la gravità indiziaria, sempre in relazione alla competizione elettorale del 2008, in ordine alle dichiarazione del Foggetti Ernesto, di aver ricevuto, per conto di Bruni, la somma di 20.000 euro dall’autista di Greco Orlandino». E lo è invece, forse, a valle, cioè dopo il voto stesso. Sono sempre i giudici che scrivono nel dispositivo a carico di Esposito che «è possibile pervenire alla affermazione che le dichiarazioni rese da Foggetti Ernesto si prestano ad essere considerate come complessivamente dotate di attendibilità e credibilità, prive, pertanto, di intenti calunniosi, poiché dalle dichiarazioni stesse si desumono riferimenti a luoghi, persone, vicende, che trovano, dall’interno, una precisa, specifica e coerente collocazione».

E cosa aveva detto Ernesto Foggetti, tra le altre cose, è presto detto. Architrave del patto elettorale era l’assunzione di personale indicato dalla cosca della cooperativa “Orizzonte Verde”. Scrivono i giudici del Riesame a tal riguardo, sempre in relazioni alle dichiarazioni di Foggetti.

«È da segnalare che nelle dichiarazioni del 12 marzo del 2015 il Foggetti riferisce dell’accordo, intercorso con Greco e Figliuzzi, quanto alla assunzione, a conclusione delle elezioni, di affiliati alle dipendenze della cooperativa “Orizzonte Verde”, non già in termini di subordinazione delle assunzioni alla costituzione della cooperativa, quanto invece di promessa del Greco che lasciava intendere come fosse già esistente la struttura da utilizzare per le assunzioni (Foggetti: Greco si impegnò a offrire sistemazioni lavorative ai nostri affiliati che sarebbero stati utilizzati per la campagna elettorale in suo favore e per il procacciamento di voti) e poi (Foggetti: aggiungo che anche l’impegno di offrire una sistemazione lavorativa ai nostri affiliati fu mantenuta)».

Quindi Foggetti è credibile per il Riesame. E se non ci sono prove sulla dazione di denaro è da ritenere invece credibile il Foggetti che dichiara come la promessa di assunzione di personale sarebbe stata poi mantenuta. È forse questa, la credibilità di Foggetti, a rendere sostanzialmente ancora “viva” l’indagine della Dda di allora. E a far dire ai giudici del Riesame che «il collegio ritiene integra la gravità indiziaria riguardo alla costituzione di un patto elettorale tra Greco Orlandino e Figliuzzi Aldo con la cosca Bruni per la competizione relativa alle elezioni del consiglio comunale di Castrolibero del 2008». Un patto troppo datato negli anni, se mai c’è stato per davvero. Quindi improponibile per giustificare la custodia. Altro è però l’impianto accusatorio che sostanzialmente non va in soffitta. Toccherà semmai ad altri giudici soppesarlo nella complessità della vicenda penale e nella sua (eventuale) storicità successiva al 2008.