Per Aiello il processo Rimborsopoli si smonta prima di cominciare

Il Riesame annulla definitivamente il sequestro a suo carico svuotando di senso anche il rinvio a giudizio. Fuori dall'inchiesta anche il presunto coinvolgimento di un immobile di famiglia a Rogliano

La sede del consiglio regionale

È pur vero che ci sarà un processo a carico del deputato del Pd Ferdinando Aiello (che non è per niente solo nella famigerata faccenda denominata Rimborsopoli, al contrario è in ottima compagnia) ma meglio di così, per lui, non poteva mettersi.

IL PROCESSO RIMBORSOPOLI

Anzi, un processo che per quanto lo riguarda si svuota di senso e che poteva persino non esserci se il Riesame di lunedì fosse intervenuto in tempo utile prima del rinvio a giudizio. Sentenza del Tdl, quella del 23, che ha definitivamente annullato il sequestro preventivo a suo carico (circa 41mila euro) e che ha scritto la parola fine per quanto riguarda il presunto coinvolgimento della madre e di un immobile sito a Rogliano. Della serie, non c’entrano nulla. Il Riesame sostanzialmente altro non fa che dar seguito a quanto già scritto dalla Cassazione nel settembre del 2016.

LE ACCUSE PER RIMBORSOPOLI SEMPLICI “CONGETTURE”

«Nella sintesi finale – scrivevano i giudici della Suprema Corte – a parte la tautologica affermazione che le spese personali non ricollegate alla attività politica nel partito costituiscono peculato, non si offre alcun altro elemento di valutazione per comprendere quali siano, tra le spese fatte, quelle effettivamente non consentite».

Detta in altri termini, le somme in disponibilità dell’allora consigliere regionale Aiello e che secondo la procura sarebbero state usate per scopi personali sono, a detta dei giudici, superficialmente considerate “distratte” e quindi configurabili come reato ma senza specificare né come e soprattutto né perché, per far cosa in alternativa.

Su questo impianto oltremodo generico la procura ha costruito e ottenuto prima il sequestro e poi il rinvio a giudizio ma nel frattempo, da lunedì scorso, è definitivamente archiviata la pratica sequestro, annullata.

E che le accuse a suo carico, contenute nell’allora provvedimento di sequestro, altro non sono ormai che superficiali e generiche congetture è opinione anche dei giudici del Riesame. «Il «rimborso a opera dei capigruppo consiliari – scrivono – avrebbe comportato una sorta di duplicazione dell’indennità già ricevuta forfettariamente del consigliere per fronte alle spese medesime».

Il Tribunale del riesame, infatti, ritiene «di dover rivedere la propria precedente valutazione circa la questione del rapporto tra le indennità percepite dal consigliere e il rimborso delle spese relative al consumo di carburante, ai viaggi, ai soggiorni, ai pasti e al materiale informatico». In questo senso, i giudici spiegano che «la tematica delle indennità (…) non appare esplorata e approfondita sul piano investigativo con la necessaria accuratezza, così da poter affermare con certezza che il rimborso delle spese in questione costituisca una reale duplicazione in quanto già percepito forfettariamente dal consigliere a titolo di indennità». Non si può dire, dunque, che i rimborsi siano stati duplicati.

IL PRESUNTO COINVOLGIMENTO DELLA MADRE

Chiusa anche la faccenda per quanto riguarda il presunto coinvolgimento della madre e di un immobile di famiglia a Rogliano.

La difesa avrebbe infatti dimostrato «attraverso la consulenza di parte redatta dall’ingegnere Vizza con allegata documentazione fotografica, e soprattutto con le sit rese da Francesco Venneri, stretto collaboratore di Ferdinando Aiello», che «l’immobile sito in Rogliano, corso Umberto Vico IX, presso cui risultavano attivate la fornitura del gas metano e quella elettrica, fosse effettivamente destinato, (anche se non è chiaro se in via esclusiva o meno), all’esercizio da parte di Aiello dell’attività istituzionale di consigliere. In proposito non appare, peraltro, incompatibile con tale conclusione il fatto che l’immobile fosse nella titolarità della madre di Aiello e quindi dato dalla stessa in comodato gratuito al figlio». Stop. Fine della storia. Resta il processo per Aiello. Una specie di vestito senza niente dentro. Non a caso i difensori hanno chiesto subito l’archiviazione…