Lucano: un sogno iniziato una mattina all’alba

    Domenico Lucano. ANSA / IGOR PETYX

    “Sto bene, non sono arrabbiato. Da una parte sono contento perche’ comunque è un passo in avanti rispetto a quello che avevano proposto il Pm e la Procura. Certo, ho c’è il disagio di non poter andare a Riace. Praticamente sono l’ex sindaco essendo stato sospeso. Vediamo nei prossimi giorni”. Lo ha detto all’Agi il sindaco sospeso di Riace, Domenico Lucano, dopo la decisione del Tribunale del Ruesame di Reggio Calabria, che ieri ha revocato gli arresti domiciliari impedendogliil divieto di dimora nel centro della Locride. “Non ho parole per il fiume di solidarieta’ che mi arriva da ogni parte. Non meritavo tutta questa straordinaria partecipazione” ha aggiunto.

    “Ho imparato a guardare alle persone che stanno molto peggio di noi. Aspetterò per continuare. E’ la passione politica che mi spinge. Dipende poi dal contesto in cui si parla; mi sento sulle spalle questo respiro dell’opinione pubblica, ma se sono con l’animo sereno come in questo momento lo dico”.

    Così  Lucano, conversando telefonicamente con l’Agi, nel giorno in cui ha dovuto lasciare il suo paese su disposizione del Tribunale del Riesame che ieri ha revocato gli arresti domiciliari a cui era stato sottoposto il 2 ottobre scorso. La procura di Locri accusa Lucano di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e abuso d’ufficio.

    “Sono dell’idea di portare avanti il modello Riace anche senza finanziamenti pubblici, per fare tornare Riace alle origini. Perche’ non bisogna dimenticare che e’ stato l’unico processo – non voglio dire ne’ modello ne’ progetto – in cui per quattro anni c’e’ stata solidarieta’ allo stato puro, senza finanzianti pubblici, senza nulla. Di quel processo sono stato un artefice per un convincimento di carattere politico e ideale”. Non si da’ per vinto Domenico Lucano, dopo l’arresto, le polemiche che ne sono seguite, e la revoca dei finanziamenti destinati all’accoglienza dei migranti decisa dal Viminale che rischiano di vanificare il suo “modello” d’integrazione.

    “Nessuno – sottolinea – può dire che Riace e’ iniziata per altri motivi: e’ stato bellissimo com’è nato Riace, una mattina d’estate. All’alba, un veliero che trasporta queste persone in fuga dalle guerre e poi trovano un villaggio quasi abbandonato. Quasi una favola, che purtroppo inizia con un dramma, il dramma di persone obbligate ad intraprendere viaggi della speranza come unica alternativa per sopravvivere. E poi – continua – arrivano proprio sulle spiagge della Magna Grecia, che raccontano le esperienze dei profughi; profughi che diventano protagonisti del territorio, del cambiamento del territorio. E’ quello che e’ successo a Riace. Purtroppo, negli ultimi periodi ci sono stati tanti tentativi di mettere in risalto tutti gli aspetti negativi o non coerenti con la burocrazia o con un ordine delle cose, ma la realta’ Riace – sostiene – racconta una straordinaria utopia in una delle aree piu’ difficili d’Italia”.