“Territorio troppo fragile, fare presto”

L'appello alle istituzioni di Pietro Tarasi presidente dell’assemblea partenariato Pubblico Privato Contratto di Fiume Crati

“Mai come in questo momento saltano agli occhi le fragilità di un territorio quale il nostro che, aggredito da costruzioni con un regime di proprietà frammentato e una divisione artificiale di competenze, risente della mancanza di una visione globale e, soprattutto, dell’assenza di programmazione con interventi di emergenza e contingenti di singoli attori, pubblici e privati, che determinano conseguenze spesso nefaste. Ormai è evidente che le piogge hanno carattere episodico e di grande portata con una concentrazione di fenomeni torrenziali che mettono a dura prova tutto il sistema idrico di regimazione delle acque sia naturale che artificiale. Il bacino imbrifero del Crati, da questo punto di vista, è sicuramente il sistema più complesso di tutta la regione Calabria nel quale convivono due aree a forte urbanizzazione come Cosenza e Corigliano/Rossano alle sue estremità, delle aree a forte vocazione agricola e la presenza di forti interazioni tra insediamenti abitativi diffusi, piccoli agglomerati urbani e aree di grande naturalità. Tale complessità richiede necessariamente degli interventi di gestione, a partire dalla manutenzione e la cura del territorio, tali da superare i confini ristretti delle competenze degli enti locali. Infatti è impensabile che le dinamiche determinate dalle acque possano avere effetti localizzati quanto è chiaro che ogni evento naturale o artificiale scatena una serie di reazioni che modificano l’assetto dell’intero bacino. Così la costruzione di una strada o di un qualunque manufatto, nel modificare la velocità di scorrimento e la concentrazione delle acque, determina immancabilmente degli effetti sulla valle che, in caso di eventi atmosferici eccezionali, provocano frane, smottamenti ed alluvioni come quelle registrate nel mese di gennaio. Tale complessità ha bisogno di una programmazione e di una gestione in una dimensione che si identifica nel concetto di area vasta. In quest’ottica si colloca il “Contratto di Fiume” quale strumento più idoneo per garantire una gestione corretta che, proprio per quanto riguarda il Crati, è ad uno stadio avanzato se si pensa che il Protocollo d’Intesa, quale documento d’intenti del Contratto di Fiume, è stato sottoscritto dagli attori pubblici e privati del bacino del Crati già a dicembre del 2015 individuando il Partenariato Pubblico Privato quale organo di governance partecipata del contratto in un’Assemblea che ne ha sancito le funzioni. Essersi dotati di un tale strumento oggi assume una rilevanza fondamentale per due ordini di motivi. In primo luogo i cambiamenti climatici determinano sempre più effetti rilevanti sul sistema idrogeologico a causa di fenomeni atmosferici estremi che scatenano eventi catastrofici quali frane, alluvioni ed erosioni. Ciò necessita interventi non più puntuali ma secondo la logica della progettazione integrata. Non a caso il Contratto di Fiume prevede successive fasi che sono fondamentali per determinare le priorità degli interventi sull’area: la redazione di un documento conoscitivo dell’area ed il conseguente Piano Strategico e Programma delle Azioni. Tale approccio parte dal coinvolgimento delle popolazioni che vi abitano le quali, attraverso la mediazione del partenariato, determinano le esigenze secondo una logica dal basso che, nel coinvolgere la cittadinanza e chi la rappresenta secondo schemi partecipativi, ne interpreta e traduce in azioni efficaci gli interventi necessari. Il secondo evento rilevante è la programmazione dei fondi del Recovery Plan e dei fondi di coesione comunitari dell’agenda 21/27. Tali risorse hanno bisogno di una programmazione e progettazione integrata perché dovranno intervenire su fattori di snodo dello sviluppo sostenibile con priorità alla digitalizzazione e alla riconversione ambientale. Tali temi richiedono un approccio che superi gli schemi basati sulle ristrette competenze territoriali in quanto intervengono su relazioni fra chi abita ed il territorio e l’ambiente in una logica coevolutiva e non solo materiale. Per essere più espliciti bisogna uscire dalla logica della mera dotazione infrastrutturale pesante per entrare in quella della manutenzione e della cura nel rispetto dei cicli e dei fenomeni che oggi, per colpa dei cambiamenti climatici, sono sostanzialmente modificati. Auspichiamo che la rinnovata governance della Provincia di Cosenza, nel suo ruolo di soggetto capo fila e di coordinamento del CdF Crati, grazie al grande consenso manifestato dai sindaci del territorio, possa riprendere con urgenza il Contratto di Fiume Crati quale progetto pilota per l’intera regione. Ricordiamo che la Regione ha già erogato contributi in favore alla Provincia di Cosenza quale Ente capofila per redigere il Piano Strategico e il Programma delle Azioni del CdF Crati. La Provincia all’uopo ha stipulato convenzione con l’UNICAL. Auspichiamo che si dia definitivamente corso a questi strumenti per mettere un punto fermo. Infine a breve dovrà essere convocata l’assemblea del Partenariato Pubblico Privato per una definita costituzione della governance”.

Così Pietro Tarasi Presidente dell’Assemblea Partenariato Pubblico Privato Contratto di Fiume Crati