Il dissesto di Cosenza, 《ora la crisi dell’Amaco è irreversibile》

Se lo chiede e lo chiede, non senza ipotizzare una (tragica) risposta il Laboratorio riformistico calabrese

L’Amaco, società concessionaria del servizio di trasposto pubblico locale della città di Cosenza e posseduta dall’unico socio, rappresentato dalla municipalità bruzia, versa in un conclamato stato di crisi aziendale ai sensi dell’art. 14, c 2 del D.Lgs. 175 2016, legge di regolamentazione delle società a partecipazione pubblica.

Ad affermarlo è lo stesso amministratore unico della Società, nominato qualche mese addietro dall’amministrazione Occhiuto, che in occasione dell’approvazione del bilancio 2018 ha testualmente dichiarato:

“L’organo amministrativo ritiene che si è in presenza di una situazione di crisi aziendale ai sensi dell’art. 14, c. 2 del D. lgs. 175/16” (Pag. 9 della Relazione sul governo societario i sensi dell’art‐. 6, comma 4, D. Lgs. 176/16)

Lo stesso amministratore, nella sua relazione sulla gestione, ha pure dichiarato:

“Come già esposto per le vie brevi, perché il percorso di messa in sicurezza della società possa completarsi e l’Azienda possa uscire dalla situazione di crisi che comunque permane considerate le perdite accumulate  negli anni scorsi, il Socio deve dar seguito agli impegni assunti, per quanto concerne il pagamento dei crediti oggetto anche di recente riconciliazione”.

E’ di tutta evidenza che il Comune di Cosenza non è più in grado di rispettare gli impegni assunti. Anzi, per effetto della prossima dichiarazione di dissesto, l’Amaco dovrà svalutare il proprio credito di € 3.637.775. Le più elementari regole di prudenza indurrebbero un integrale stralcio del credito, che comporterebbe una riduzione del Patrimonio Netto di pari importo. Con tale misura contabile, il Patrimonio Netto dell’Amaco raggiungerebbe la cifra, negativa, di € ‐2.611.394.

Di fatto, l’Amaco non ha altra alternativa che non sia aprire una procedura concorsuale, e ogni giorno che passa senza che ciò sia fatto, il suo Amministratore Unico e l’intera Amministrazione Bruzia assumono responsabilità civili e contabili ai sensi dell’art. 12 del D. Lgs. 175/2016.

Che la situazione dell’Amaco sia ormai esplosiva lo dicono gli stessi atti del bilancio 2018. In particolare, il

Collegio Sindacale afferma, a pagina 4 della sua Relazione:

“Desta preoccupazione la massa debitoria nei confronti dei fornitori ma soprattutto nei confronti dell’erario e degli istituti previdenziali ed assicurativi.”

Si badi bene che al 31/12/2010 l’Amaco aveva una massa debitoria di € 5.159.019. Oggi, invece, la massa debitoria dell’Amaco è pari ad € 9.906.794. In pratica, il 50% circa dell’intera massa debitoria dell’Amaco è ascrivile alle responsabilità politiche della prima e seconda amministrazione Occhiuto.

Ciò che desta perplessità maggiori, è la massa debitoria dell’Amaco nei confronti dell’Erario ( € 3.885.291) e degli istituti previdenziali (1.676.824). Una situazione, questa, prodotta dalla condotta spregiudicata dei suoi amministratori, ben descritta dal passaggio di bilancio a pag. 4 della Relazione sulla Gestione dell’amministratore della società partecipata:

“Il debito IVA è costantemente tenuto al di sotto della soglia di punibilità penale e i debiti con gli istituti e l’Inail, sono gestiti in modo da garantire alla Società la costante regolarità del DURC”.

Basta qui osservare che il dissesto del comune, e il conseguente dissesto dell’Amaco, comporterebbero una situazione di evasione tributaria e contributiva di oltre 5 milioni di €.

E sono anche considerevoli i dubbi sulla regolarità del Bilancio 2018. In uno dei passaggi del documento approvato dall’Assemblea infatti, si può leggere a pag. 3 della Relazione sulla Gestione che:

“Sempre nel 2018, la società ha ricevuto un contributo del socio e ha prestato una garanzia in favore del Consorzio Co.Me.Tra”.

E’ utile però ricordare che uno dei rilievi mossi dalla Corte dei Conti è stata proprio la violazione, ad opera

dell’Amministrazione bruzia, del divieto di corrispondere contributi a società partecipate in perdita. Da ciò discende che, se è vero che l’Amaco nel 2018 ha ricevuto un contributo dal Comune, allora è anche vero che tale contribuzione deve considerarsi illegittima e, quindi, dev’essere restituita. Se, poi, come sembra evidente, la natura illegittima del contributo fosse stata a conoscenza degli organi amministrativi dell’AMACO prima dell’approvazione del bilancio, allora il bilancio deve considerarsi viziato, con la grave conseguenza che andrebbe (nella migliore ipotesi del vizio non doloso) riapprovato senza l’indicazione del contributo e, quindi, con un risultato negativo per il terzo esercizio successivo.

In tali condizioni, quindi, si potrebbero ritenere violati gli obblighi di cui agli articoli 12 e 14 del D. Lgs. 176/16, con grave responsabilità degli amministratori comunali e della partecipata. Ogni giorno che trascorre senza l’apertura della procedura concordataria per la gestione della crisi, comporterebbe allora ulteriori responsabilità di cui l’amministratore dell’Amaco, il sindaco e la sua giunta potrebbero essere chiamati a rispondere in sede civile e in quella contabile.

Vi è dunque l’evidente certezza che, con la dichiarazione di dissesto, la crisi dell’Amaco entra in una nuova, virulenta, fase, le cui prospettive di soluzione sembrano davvero difficili. Casi simili si sono verificati in altre città, ove la dichiarazione di dissesto ha comportato l’immediato affidamento a gara del servizio di Trasporto Pubblico Locale della città. Finirà allo stesso modo a Cosenza? Cosa devono aspettarsi in tal caso i cosentini?

Laboratorio Riformista Calabrese