«Rende rischia grosso con Principe ma anche con Manna e Talarico non si scherza…»

 Il candidato a sindaco per i Cinquestelle, Miceli, ne ha per tutti: «Con una condanna in primo grado per l'ex sottosegretario sarebbero guai per il Comune». Il primo cittadino uscente «sprezzante dell'etica politica». E poi c'è il “comunista” che si allea con la “destra”...

C’è il “comunista” che si allea con la destra (Talarico). Dopo averle provate tutte negli anni «e ad aver fatto l’assessore all’Urbanistica…». C’è il sindaco uscente, Marcello Manna, «sprezzante dell’etica politica, di ogni etica politica». E poi c’è lui, Sandro Principe, il dominus del “principato” sessantennale, «un rischio per la città se arriva una condanna in primo grado dal processo, viste le pesanti accuse. Interverrebbe la legge Severino se fosse eletto sindaco con tutto quello che questo significa… ».

Domenico Miceli, candidato a sindaco per i Cinquestelle, viene da 5 anni tirati tirati di opposizione in consiglio comunale a Rende e viene, soprattutto, da una conoscenza da “cronista” della partita di Rende (è giornalista). La partita del voto, del potere. La partita, quella di domenica prossima, che pesa come non mai per il futuro della città più esposta ed esponibile della Calabria. Partiamo dai rischi, Miceli… «E che le devo dire, sono sotto gli occhi di tutti. La vicenda processuale di Principe è notoria. Accuse molto gravi che debbono essere poi dimostrate in aula. Ma se arriva una condanna sia pure in primo grado interviene la legge Severino per i sindaci e si sa come va a finire. Ma il dato più clamoroso non è questo, o solo questo. Di questa vicenda non parla nessuno, ma proprio nessuno. Questo è molto grave». Perché secondo lei? «Ma perché chi più chi meno, degli sfidanti in campo, ha avuto a che fare con Principe e con quel modello che noi contrastiamo fortemente. Perché l’importante processo a carico dell’ex sottosegretario è un processo anche ad un modello gestionale del passato. Un processo importante e non solo per gli effetti della Severino, che solo noi Cinquestelle non dimentichiamo in questa campagna elettorale. Eppure non ne parla nessuno perché tutti in qualche modo vengono da lì». Si riferisce a Talarico? «Non solo, ma certo anche a lui. Rappresenta il trasformismo e la transumanza. Disonvoltamente da destra e sinistra e ritorno. Si professa di sinistra ma ora scende in campo con i Gentile. Schemi che il voto politico del 4 marzo ha spazzato via. Non è credibile, ha fatto l’assessore all’Urbanistica a Rende, molti dei guai in città vangono dai suoi atti di indirizzo…». Ma se non si salva niente del sessantennale “principato”, come lo chiama lei, perché a vostro giudizio Manna ha fallito? «Già, perché? Aveva una occasione unica. Il primo sindaco dopo il “principato”. Doveva cambiare Rende, ha gestito invece in assoluta continuità con il passato, peraltro in predissesto. Se è possibile, ha persino peggiorato Rende. I suoi atti amministrativi e di indirizzo dicono questo, Manna tutto ha rappresentato fuorché il cambiamento. Ha continuato a vendere fumo, come nel caso del parco acquatico inaugurato a due passi dal voto e previsto in funzione solo a giugno. E lo ha fatto con modo sprezzante nei confronti dell’etica politica». E però se è vero che Rende sembra distratta da questo voto è anche vero che in giro ci sono più di 500 candidati casa per casa… «E questo è un altro problema, un altro grave problema. Ci sono più di 550 candidati che stanno stalkerizzando ogni abitazione di Rende in queste ore. Chi non ha un fratello, un cugino, uno zio, un rappresentante di condominio candidato. Un esercito che non a caso viene gettato per strada. Per confondere l’elettore, per costringerlo a scelte di necessità. Per non farlo ragionare, per non renderlo libero. Quasi un voto “per costrizione” a Rende». E voi invece? Che “eden” proponete? «Nessun eden, come lo chiama lei. Ma civica normalità, che a Rende non c’è mai stata. Una città inclusiva, innovativa, sostenibile. Vogliamo rilanciare la città sotto l’aspetto delle attività produttive, delle tradizioni, della cultura, del turismo. Un programma ambizioso che però deve fare i conti con le casse pubbliche. Vogliamo ripartire dai servizi essenziali per Rende, il momento è difficile. Dobbiamo rivitalizzare le periferie, il centro storico, le aree industriali, Partire da ciò che abbiamo ma senza smarrire i servizi essenziali da garantire sempre. Una operazione di trasparenza collettiva e nessuna decisione calata dall’alto. Senza trascurare la riqualificazione delle industrie dismesse. Sevizi, commercio, verde, sobrietà, trasparenza, civiltà. Le pare che il Movimento Cinquestelle insegua sogni? Questa è normalità da riconquistare… ».

I.T.