Politiche Sociali, Arci (Aisa) contro la Regione

“Sistema di welfare è disattento ai reali bisogni di un territorio povero di risorse e ricco di incertezze per le fasce deboli della popolazione”

 “Indignazione e amarezza per l’atteggiamento di incuria della Terza Commissione del Consiglio Regionale della Calabria nei confronti della mia richiesta di audizione nella seduta di venerdì 15 marzo”. Queste le parole di Antonio Maurizio Arci, legale rappresentante dell’Aias (Associazione italiana assistenza spastici), Sezione di Cetraro Onlus, che nei giorni scorsi ha, appunto, chiesto, senza ricevere alcuna risposta, di essere udito dalla III Commissione sanità, attività sociali, culturali e formative, “per discutere – ha reso noto – sulle gravi criticità della riforma del welfare anche a seguito delle recenti sentenze del Tar Calabria e del Consiglio di Stato, oltre che per condividere le preoccupazioni sul futuro delle strutture socio-sanitario-assistenziali, degli ospiti e dei pazienti in trattamento, nonché del personale a oggi impiegato”.

Il legale rappresentante dell’Aias, Sezione di Cetraro, ente gestore del Centro socio-educativo “Lo Scoiattolo” di Sangineto e della Casa Famiglia “Dopo di Noi” – “Il Belvedere” di Belvedere Marittimo, attacca, dunque, nuovamente il sistema di governance delle politiche sociali adottato dalla giunta regionale, riprendendo anche le recenti denunce avanzate dal consigliere regionale Gianluca Gallo, “a proposito del ritardo nei pagamenti delle rette alle strutture accreditate, del “ridicolo” sistema di rinnovo delle convenzioni e delle assurde richieste di restituzione delle somme erogate per i servizi già prestati”.

“Come già preannunciato più volte, la situazione per le strutture socio-sanitarie calabresi è diventata insostenibile – ha aggiunto Antonio Maurizio Arci – Da attore protagonista e vittima di un meccanismo perverso, che sta portando al tracollo del welfare regionale, mi trovo costretto a paventare il mancato pagamento delle prossime mensilità al personale afferente alle strutture che da anni mi pregio di gestire sul territorio dell’Alto Tirreno cosentino, e, a seguire, la chiusura del centro socio- educativo “Lo Scoiattolo”, per minori provenienti dalle diverse aree del disagio sociale e familiare, e della Casa Famiglia Dopo di Noi “Il Belvedere”, per disabili gravi senza nucleo familiare, oltre che il licenziamento del personale”.

“Non è ammissibile – ha sottolineato lo stesso Arci – che nonostante sia riuscito finora a contrastare i gravi e ingiustificati motivi di ritardo nel pagamento delle rette da parte della Regione Calabria, con ingenti sacrifici ed esposizioni bancarie, per continuare a garantire la regolarità del Durc oltre che il pagamento degli stipendi al personale, oggi mi trovi nella condizione di gettare le armi, arrendendomi a un sistema di welfare disattento ai reali bisogni di un territorio povero di risorse e ricco di incertezze per le fasce deboli della popolazione”. Pertanto, Arci rivolge un appello “al Prefetto di Cosenza, affinché in tempi rapidi si possa pervenire a una concertazione con i sindaci dei Comuni sui quali insistono le strutture da me gestite oltre che con i sindaci dei comuni di residenza dei minori e dei disabili ospitati, per una concreta e responsabile risoluzione delle vicende ormai annose e insopportabili legate al welfare e per garantire la continuità socio-sanitaria e assistenziale alle persone bisognose di cure. In caso contrario, mi vedrò costretto a dichiarare lo stato di agitazione, coinvolgendo le sigle sindacali e le altre imprese sociali del territorio, e, in extremis, alla chiusura delle strutture con dimissione immediata degli ospiti”.

  Clelia Rovale