Beni ecclesiastici, i Radicali: “Avevamo ragione noi”

Enzo Paolini

La Corte di Giustizia Europea, ribaltando una decisione di Bruxelles del 2012, ha decretato che lo Stato italiano dovrà recuperare le somme dell’ICI che gli enti ecclesiastici non hanno versato al fisco dal 2006 al 2011. A sollevare il problema del mancato pagamento sono stati i Radicali impegnati con Marco Pannella ad ottenere che gli enti ecclesiastici che esercitano attività commerciali pagassero l’imposta sugli immobili. Non si tratta di poca roba ma di alberghi, ostelli, B&B per un giro di affari di circa 3-4 miliardi.

Poi vi sarebbero 8.800 scuole cattoliche di ogni ordine e grado,4.800 strutture sanitarie e 50 mila fra parrocchie, oratori. sedi vescovili, seminari, conventi che non pagano tasse.

A Roma,su quattro alberghi privati, uno è della Chiesa. Le regole del 2014 dicono che la tassa è dovuta tranne che per gli spazi organizzati “non in forma imprenditoriale”. Ci sono voluti anni ma alla fine la Corte di Giustizia UE ha deciso che il pagamento è dovuto. Non sarà facile ricostruire l’ammontare del gettito per gli anni trascorsi ma un principio è stato stabilito.

Anche a Cosenza i Radicali hanno sollevato il problema con una interrogazione al sindaco Occhiuto di Enzo Paolini ,un anno fa., al tempo ancora consigliere comunale. Paolini interrogava il sindaco per sapere se la curia cosentina osservava l’obbligo del pagamento dell’imposta per tutte le proprietà ecclesiastiche non adibite a culto, attività sociali, assistenza a minori, poveri e senza tetto. Esplose la polemica e tutti i politici genuflessi all’influenza elettorale vescovile reagirono a difesa del privilegio della curia di sottrarsi al pagamento dell’imposta . Paolini fornì un elenco dei beni ecclesiastici sui quali interrogava il sindaco Occhiuto e comunque non era la curia che doveva spiegare ma il sindaco a motivare in base a quali interpretazioni normative esentava la curia dai tributi dovuti.

Si cercò di far passare l’interrogazione di Paolini e dei Radicali di Cosenza come una provocazione di tardo anticlericalismo mentre, in verità, nel solco della battaglia condotta a Roma, laicamente ma senza ostilità verso la curia la si replicava a Cosenza. Era il sindaco Occhiuto, a conti fatti, inadempiente e, poiché ne era consapevole, il problema diventava anche politico. Ora bisogna vedere, dopo quanto ha deciso la Corte di Giustizia, se Occhiuto, ancora sindaco di Cosenza, ottempererà ai suoi doveri.

Viene dato in tour ricognitivo in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo. E’ molto improbabile che trovi il tempo di fare il suo dovere. Forse ci penserà la Corte dei Conti a chiedergliene conto.

RADICALI COSENZA

( Antonlivio Perfetti )