Inaugurazione anno giudiziario, il consigliere nazionale, Talarico: ancora lungo il percorso per rendere efficace il sistema

Nel portare i saluti del Plenum del Consiglio Nazionale Forense, saluto la Presidente della Corte di Appello, il Procuratore Generale, i Capi degli Uffici Giudiziari, i rappresentanti del CSM, del Ministero della Giustizia.Saluto i Colleghi Presidenti degli Ordini del Distretto e le Camere Penali, civili e minorili, il Presidente della Regione Calabria, l’Avvocatura distrettuale dello Stato, tutte le autorità politiche, civili, religiose e militari intervenute e gli operatori delle cancellerie e segreterie degli Uffici Giudiziari. Tutti i magistrati, anche quelli onorari.Nonostante l’esposizione ottimistica per quanto suggestiva dei risultati tracciati in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tenutasi in Cassazione il 25 gennaio, le recenti riforme del sistema giudiziario hanno al momento confermato che l’obiettivo era solo quello di ottenere e confermare i fondi del PNRR e non già quello di rendere più efficiente e più efficace la giurisdizione ed il processo.Difatti, i processi continuano a subire rinvii a distanza di anni e anni, molti reati continuano a prescriversi (e non per colpa dell’Avvocatura come a qualcuno piace sostenere), molte udienze nel processo penale sono divenute assolutamente inutili, come quelle dinnanzi al Giudice dell’Udienza Preliminare, oramai divenuta una fase processuale utile solo ad evitare l’intasamento delle sezioni dibattimentali, ove il Legislatore ha fatto di tutto negli anni per ridimensionare il ruolo della difesa, eliminando la rinnovazione dibattimentale, le liste dei testi, l’effettiva oralita’ del processo penale, introducendo sempre ulteriori cavilli e decadenze). Lo stesso Giudice delle misure cautelari personali dovrebbe decidere sulla libertà dei cittadini con l’illusione di far credere al sistema che in poche ore sia possibile leggere le migliaia e migliaia di pagine versate dagli inquirenti nei vari processi, impedendomi di fatto l’approfondimento o almeno la lettura anche degli atti difensivi.

Si tratta di un processo che chiede ai magistrati di lavorare sempre di più, all’Avvocatura di adattarsi alle riforme e miniriforme introdotte a colpi di decreti d’urgenza o di qualche milleproroghe, ed ai cittadini di rinunciare ai propri diritti o comunque di accettare un accesso sempre più complicato e costoso, a volte inaccessibile se si pensa che per il semplice ritiro degli atti gli uffici giudiziari possono chiedere importi superiori ad euro 10.000,00 !
Come potrebbe essere giusta ed equa una giurisdizione che colpisce con molta più facilità chi neanche può difendersi in ragione del proprio status economico ?

Ma tale quadro è ancora più drammatico se osserviamo ciò che accade in molti Tribunali del nostro distretto, dove l’avvicendamento ciclico di giovani giudici, per lo più di prima nomina, una volta maturato il periodo minimo di attività in sede, avanzano istanza di trasferimento per avvicinarsi alle città di provenienza o a sedi lavorative meno disagiate.

In Calabria sono pochi quei magistrati che decidono di venire e poi di rimanere, tant’è che lo stesso Ministero della Giustizia lo scorso anno è stato costretto a sopprimere la sede catanzarese della Procura Distrettuale Europea in quanto nessun magistrato aveva presentato domanda.
A ciò si aggiunga che il CSM incomprensibilmente, continua a disattendere le plurime richieste di integrazione della pianta organica del Tribunale distrettuale di Catanzaro, in totale affanno su tutte le sezioni civili e penali con il serio rischio di un grave pregiudizio e compromissione per il diritto di difesa, come avviene presso il Tribunale di Vibo Valentia, ove non è più possibile addirittura celebrare alcuni processi civili per l’impossibilità di costituire i collegi giudicanti in ragione della grave carenza di magistrati.
Basta quindi anche ai troppi magistrati fuori ruolo che rappresentano una grave anomalia in una situazione di scopertura di organico e, che spesso ottengono tale collocazione per ragioni politiche o per rapporti personali e non già per ragioni funzionali all’apparato Stato.

Ma questo non è lo Stato di diritto che dobbiamo offrire al Paese e purtroppo è assai lontano rispetto a quello che ci raccontano durante queste cerimonie.
Non lo possiamo accettare, specie nel Meridione dove i presidi di legalità sono sempre meno attrezzati ed il crimine è sempre più diffuso.
Al di là delle belle relazioni ministeriali o degli interventi del Csm che anche in questa sede omette di citare una delle protagoniste del sistema giustizia : l’Avvocatura.
Del resto, si continua solo a parlare, senza purtroppo concretamente intervenire sul tragico sovraffollamento delle carceri che necessitano della effettiva attuazione di alcuni istituti, specialmente in tema di carcerazione preventiva, di pene alternative al carcere, di un effettivo avvio della giustizia riparativa e della depenalizzazione di alcuni reati, che invece sono sempre in forte aumento, unitamente alle aggravanti speciali o ad effetto speciale.
Altro dato allarmante è quello dei suicidi in carcere, ben 67 nel 2023 e già 11 nel 2024, nel silenzio assordante dei media, della politica e di tutti coloro che sovraintendono l’esecuzione della pena.
Un tema centrale è certamente quello dei numerosi errori giudiziari che annualmente in Calabria conducono ingiustamente in carcere, ancora, troppe persone innocenti.
Basti pensare che nel periodo 2012 / 2021 sono stati quasi 53 milioni di euro le somme corrisposte per ingiusta detenzione.
E questo senza naturalmente tener conto di quell’esercito di innocenti invisibili che sfuggono alle statistiche, poiché a prescindere dalla loro assoluzione non viene riconosciuto alcun indennizzo !
Nel dato risalente all’anno 2021 l’ammontare degli indennizzi è stato pari a circa 2 milioni e 300 mila euro, per un totale di 58 soggetti indennizzati, peggio hanno fatto solo il Distretto di Napoli con 72 casi e quello di Reggio Calabria con 76 casi.
Anche per il 2022 in tema di indennizzi versati per ingiusta detenzione il report del Ministero della Giustizia evidenzia ancora il primato della Calabria: difatti restiamo la regione costretta ai maggiori risarcimenti per ingiuste detenzioni (quasi la metà del totale nazionale).

Ecco perchè i cittadini devono pretendere una Giustizia che si regge sull’indipendenza, sulla autorevolezza e coraggio di quei Magistrati che usano con sapienza ed equilibrio quel loro potere a volte terribile ed a volte irreversibile di cambiare la vita ed il destino del condannato e delle loro famiglie, attraverso il semplice esercizio della loro funzione giurisdizionale.
Il rispetto verso la vita altrui è la precondizione per rendere Giustizia con quel grado di umanità che manca alla Società e che manca spesso nelle Aule di Giustizia.
Siamo tutti convinti che occorra procedere allo smantellamento degli apparati deviati, di quelli collusi e di quelli che con la ndrangheta fanno affari.
Ma è anche necessario che la magistratura non subisca pressioni mediatiche o peggio ancora condizionamenti ambientali, anche indiretti e/o indotti da fattori contingenti, come la politica e la fame di potere o peggio ancora dal morbo del carrierismo cinico che mette in conto anche il sacrificio degli innocenti.

Occorre anche che il potere giudiziario con il gioco delle correnti interne non si confonda con gli altri poteri dello Stato, o peggio ancora che non ne influenzi le scelte facendo pressioni sull’esecutivo per impedire ad esempio la separazione delle carriere o la riforma del CSM, compreso il suo sistema elettorale.
La Magistratura deve andare avanti sulla strada segnata dalla Costituzione senza essere collaterale con i governi e le maggioranze di turno.

Resta poi il ruolo dell’Avvocatura che deve ritrovare autorevolezza e coraggio, oltre che pretendere e conquistarsi il rispetto da parte della Magistratura, ed in particolare da quella magistratura che pensa di essere la sola protagonista del processo.
Quel rispetto che è mancato per esempio in Commissione Giustizia alla Camera, pochi giorni fa, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di riforma ordinamentale della magistratura, laddove il Procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri ha definito dei meri portavoce dei consigli dell’Ordine tutti i componenti espressi dall’Avvocatura all’interno dei Consigli giudiziari, considerando sostanzialmente costoro immeritevoli ed inaffidabili per poter valutare il lavoro dei magistrati, sino ad affermare che sarebbe una grave ingerenza il potere di valutazione dei Magistrati in capo anche all’Avvocatura, come se quest’ultima nel sistema giudiziario fosse un semplice ospite, neanche tanto gradito, capace di compromettere la serenità del giudice, la sua autonomia e terzietà anche e solo sotto il profilo dell’immagine.

Ma è proprio questa visione autoreferenziale ed anacronistica di una parte della magistratura ad aver determinato le incalcolabili ed ingiuste detenzioni, e ad enfatizzare sempre più quel populismo giudiziario che riflette perfettamente quanto Aristotele chiamava «demagogia», ossia quella «forma degenerata di democrazia» in cui «sovrana è la massa e, non la legge».

Ecco perché sono troppi quei cittadini che sono stati mortificati ed esposti ingiustamente alla gogna mediatica e, più alto è il loro ruolo maggiore sarà il risalto che si vorrà dare in tutte quelle conferenze stampa dove provocatoriamente l’incipit è quello di affermare che sono stati arrestati dei “presunti innocenti” salvo poi argomentare come se si trattasse di un commento ad una sentenza di condanna già definitiva !

Questo “pregiudizio” ha spesso travolto la vita di un elenco infinito di imputati anche eccellenti, e forse proprio per questa ragione imputati, come l’ex Presidente della Regione Calabria Mario Oliverio, l’ex Presidente del Consiglio Regionale Domenico Tallini, l’ex sindaco di Pizzo Gianluca Callipo, l’ex sindaco di Strongoli Michele Laurenzano, l’elenco potrebbe andare all’infinito, ovviamente tutti assolti purtroppo a distanza di anni, di troppi anni, che spesso lasciano solo il ricordo spettacolare dell’arresto e privano di ogni significato sociale e giuridico financo l’assoluzione.
Ecco perché voglio concludere con una metafora l’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Gli uomini condannano l’ingiustizia perché temono di poterne essere vittime e, non perché escludono di commetterla.
Ecco perché non essendosi potuto fare in modo che quel che è giusto fosse forte, si è fatto in modo che quel che è forte fosse giusto.
Il Consigliere Nazionale Forense
Avv. Antonello Talerico