Il duello dei ricorsi lo vince Antonello Talerico: è consigliere regionale in via definitiva

La pronuncia della Prima sezione civile della Suprema corte di Cassazione, pone fine alla battaglia amministrativa e politica con Valeria Fedele, eletta in Forza Italia nel 2021

Dei ricorsi presentati da Valeria Fedele, consigliera regionale eletta nel settembre 2021 tra le fila di Foza Italia, già direttore generale della Provincia di Catanzaro, si è perso il conto. Ma la pronuncia della Prima sezione civile della Suprema corte di Cassazione, pone fine ad un duello amministrativo e politico che sancisce: Antonello Talerico è consigliere regionale in via definita.Antonello Talerico – difeso dagli avvocati Luisa Torchia, Anselmo Torchia e Iole Le Pera – primo dei candidati non eletti alla carica di Consigliere regionale della Regione Calabria nelle elezioni indette per il 3-4 ottobre 2021, convenne in giudizio Valeria Fedele, eletta alla medesima carica – rappresentata dall’avvocato Oreste Morcavallo – impugnando il provvedimento emesso il 29 ottobre 2021, con cui l’Ufficio Centrale Circoscrizionale del Tribunale di Catanzaro aveva proceduto alla proclamazione degli eletti, e la delibera adottata dal Consiglio regionale il 15 novembre 2021, avente ad oggetto la convalida implicita degli eletti, e chiedendo dichiararsi l’ineleggibilità della Fedele alla predetta carica (ai sensi dello art. 2, primo comma, n. 5 della legge 23 aprile 1981, n. 154)

Valeria Fedele eccepì il difetto di giurisdizione dell’Autorità giudiziaria ordinaria, nonché l’infondatezza della domanda, chiedendone. Con ordinanza del 17 marzo 2022, il Tribunale di Catanzaro ha dichiarato la sussistenza della causa d’ineleggibilità e la decadenza della Fedele dalla carica di consigliere regionale e disponendone la surroga con Talerico. L’impugnazione proposta dalla Fedele è stata rigettata dalla Corte d’appello di Catanzaro con sentenza del 9 febbraio 2023.
“L’accertamento della sussistenza della causa d’ineleggibilità, la Corte ha confermato la spettanza della controversia alla giurisdizione ordinaria, in quanto – si legge nella sentenza della Suprema Corte – non riguardante la regolarità delle ope[1]razioni elettorali, ma diritti di elettorato passivo, reputando irrilevante anche la mancata adozione della delibera di convalida degli eletti, in considerazione della natura non impugnatoria dell’azione, non sottoposta a termini perentori, fatta eccezione per il caso in cui l’organo amministrativo competente abbia provveduto alla convalida. Nel merito, la Corte ha escluso “che l’ineleggibilità prevista dall’art. 2, primo comma, n. 5 della legge n. 154 del 1981 possa essere limitata ai titolari di organi individuali o collegiali esercenti poteri di controllo istituzionale sulla sola Regione, osservando che, se il legislatore avesse inteso correlarla al tipo di ente, avrebbe fatto ricorso all’avverbio «rispettivamente», utilizzato in riferimento ad altre ipotesi previste dalla stessa disposizione. Precisato inoltre che la ratio di quest’ultima consiste nell’impedire che i titolari di uffici di controllo possano valersi dei poteri connessi alla loro carica per influire indebitamente sulla competizione elettorale, esercitando nei confronti degli elettori una captatio benevolentiae o incutendo un metus pubblicae potestatis, ha rilevato che il predetto avverbio, originariamente presente nel progetto di legge, era stato soppresso nel testo approvato, ed ha concluso pertanto per l’ineleggibilità a consigliere regionale dei titolari di organi individuali ed i componenti di organi collegiali che esercitano poteri di controllo istituzionale anche sull’amministrazione della Provincia, affermando la ragionevolezza della scelta compiuta dal legislatore, dal momento che le Regioni comprendono dal punto di vista territoriale ed istituzionale anche le Province ed i Comuni”.