La vera partita di Vibo…

Il ballottaggio che si vede, ma soprattutto quello che non si vede, tra Cosentino e Romeo (e Muzzopappa...)

Non ci sono menti più malefiche o sofisticate oggi rispetto al passato. Anzi, per certi aspetti è il contrario. Ma mezzi più capaci sì. Più smart, di quelli che trasmettono veleno nel mentre si pensa.
E così non dev’essere stato difficile immortalare Tonino Daffinà nel mentre saluta, o meglio viene salutato nel corso di una delle tante kermesse elettorali sparse in giro, l’imprenditore Lo Riggio, coinvolto e non per dettagli in Rinascita Scott. Esibizionista lui nel saluto, Lo Riggio, e prontissima la foto a congelare l’attimo così da essere divulgato. Ad occhio basta un protagonista e un complice e il gioco è fatto, l’imboscata è confezionata. Un saluto non si nega a nessuno.
Del resto c’è poco da stupirsi, siamo a Vibo Valentia, e dove sennò. Lì dove tutto inizia e non sempre finisce. Solo in un perimetro del genere può persino candidarsi a sindaco non un terzo incomodo ma una specie di “ritorsione” ad evidenza pubblica. L’avvocato Muzzopappa, lo conoscono tutti le presentazioni sono superflue. In campo non per vincere, lui per primo l’ha sempre saputo. Ma per condizionare, per mandare messaggi poco subliminali, per spalmare veleno, per far perdere. Per incastrare Roberto Cosentino, giovane dirigente regionale alla sua prima esperienza in politica. Speaker radiofonico e figlio d’arte. Nella “faida” interna al centrodestra vibonese e persino interna a quei “mondi” che stanno dietro la politica che appare Cosentino è percepito dall’universo grigio e “ritorsivo” di Muzzopappa come un problema. Non per lui in quanto tale, per Cosentino, unanimemente riconosciuto come un ragazzo per bene e di quelli “ad avercene” a Vibo. Ma perché nella narrazione passa per essere di diretta nomination di Tonino Daffinà, sub commissario nazionale all’emergenza ambientale, oltreché di Mangialavori e Comito. L’uomo forte di Vibo, Daffinà. Mai solo di Vibo e mai solo a sua volta in simbiosi con Roberto Occhiuto. Un pò poco per uno come Daffinà il rimando a qualcun altro. Non è dato sapere allo stato se ci ha più ricavato che perso nell’essere ritratto come uomo di Occhiuto. Spesso e volentieri è accaduto il contrario e in ogni caso Daffinà non ha mai avuto problemi quando s’è trattato di brillare di luce propria. Tanto è bastato però al “mondo” di Muzzopappa per alzare le antenne giocando a perdere, tentando di far perdere, l’unanimemente riconosciuto “bravo ragazzo”. Anche troppo a volte per essere a Vibo. Solo qui infatti è possibile lasciar scappare Maria Limardo salvo nascondersi come si fa con lo schiaffo del soldato. Tutti sanno, nessuno lo dice il perché. Oggi si fa più o meno finta tutti di rimpiangerla, Muzzopappa in testa. La “faida” vibonese confeziona anche questo, il pacco all’ex sindaco salvo rimpiangerla. Sa anche Muzzopappa il perché ma ovviamente non solo tace, prova a ribaltare la maleodorante frittata alla vibonese.
Più o meno tutto qui il ballottaggio di Vibo. E non è poco. La “faida” va alle urne, la città per bene e disincantata prova a farne a meno. Da un lato uno dei volti più estranei agli intrighi che si potevano tirare fuori dal cilindro, il giovane cosentino. Dall’altro il “mondo” di Muzzopappa e della Vibo che manda messaggi e trama nei sotterranei. Ovviamente in trasversale.
Già, perché sulla carta a sfidare Cosentino c’è Enzo Romeo per il ballottaggio. All’anagrafe centrosinistra, come può esserci a Vibo, con sigle di partiti più ingombrabti che utili da queste parti. Anche perché, Romeo, tutto può essere tranne che di “quella” parte di campo ammesso che ci sia a Vibo.
Primo presidente della Provincia di Vibo e candidato alle regionali del 2000 con la lista del Cdu a sostegno del presidente eletto del centrodestra, Giuseppe Chiaravalloti, Enzo Romeo è il prototipo del transformer, una stagione la si trova sempre. Esponente di punta della ex Dc prima e della Margherita poi, è attualmente un dirigente del Partito democratico ma come non ricordarlo sui palchi a fianco di Peppino Chiaravalloti, siamo nel pieno del berlusconismo alla calabrese. A Romeo è stato detto che ora basta giocare di rimessa e far consumare la disfida dall’altra parte, ovviamente contando sul sostegno di Muzzopappa. Poi, si sa, a Vibo non è difficile aprire porte e stagioni per tutti e tutti i gusti, è pur sempre stato questo il regno dei Giamborino, dei Vito Pitaro, dei Brunello Censore, a tratti di Peppe Mangialavori.
Oggi gran parte di loro è tutta lì a fare il tifo per Romeo, con Muzzopappa dentro ovviamente. Il giovane e stimato Cosentino non convince. Ci sarà pure un perché…

I.T.