La sfida di Occhiuto e Gallo (al diktat di Tajani?)

La candidatura alle Europee dell'asseseore all'Agricoltura ormai è cosa fatta. Martusciello non è più così blindato e sulla carta tutto può accadere...

Un pò per dolo, un pò per “colpa”. Un pò perché stuzzica l’idea, un pò perché forse Tajani se lo “merita” pure dopo le movenze e le “procedure” che hanno contrassegnato il congresso nazionale di Forza Italia (dove Roberto Occhiuto è entrato “vice papa”, vicario in pectore, e ne è uscito un “vescovo” tra gli altri…).
Fatto sta che metti tutto, e un pò di più, e viene fuori la robusta e combattutissima candidatura dell’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo per il cuore dell’Europa. Gallo quindi sulle schede stampate per il Parlamento europeo (manca solo l’ufficialità) dopo averne contrastato quasi in ogni modo qualsiasi eventualità. Da lontano e via via in progress il pressing a tratti asfissiante di Roberto Occhiuto su Gallo. Un nome forte, con ogni probabilità il più forte, per la performance di Forza Italia dalla Calabria come segnale di virilità a tutto il circondario. Con una rigorosissima avvertenza però, consegnata da Tajani ad Occhiuto in tempi non sospetti e da lì, dal presidente di Regione, a Gallo e a tutti quanti sin dall’inizio e senza appello. Della serie, niente scherzi. In Europa deve andare solo e soltanto Martusciello che è poi il “partito” nel partito per Tajani. Conta solo Martusciello, nel diktat di Tajani. Anche perché, a “monte” di tutto, regna sovrana anche dopo l’Abruzzo la netta sensazione che Forza Italia molto difficilmente eleggerà due deputati europei nel Mezzogiorno. Quasi certamente uno soltanto per il post berlusconismo versione meridionale sarà il deputato europeo e per Tajani deve essere Martusciello. Facile a dirsi, un pò meno a praticarla questa strada in ogni contrada anche perché lo stesso Tajani non ha mai smesso di ancorare le carriere nazionali dei leader locali alla prestazione del marchio alle Europee. Plastica e iconografica prova ne è proprio il vicario mancato di Roberto Occhiuto, penetrato nel congresso da effettivo numero 2 nazionale di Forza Italia e rispedito in Calabria con una (poco) incoraggiante pacca sulla spalla. Stavolta, contrariamente alla metafora che usa spesso Occhiuto a proposito dell’autonomia differenziata, il “cammello” lo vuole vedere proprio Tajani sottoforma di overdose azzurra dalla Calabria ma senza esagerare, sempre Martusciello deve vincere. Incassato il “cammello” la strada nazionale e governativa di Occhiuto si farebbe a 4 corsie ma fin qui la “prestazione” brillante con Succurro e Princi nelle “indagini preliminari” prima della campagna elettorale Occhiuto non la hai rintracciata e preventivata in giro. Perché dalle parti della maggioranza in Regione ogni sigla è costretta a correre per sé e per quanto Occhiuto abbia scoraggiato e con successo la candidatura di consiglieri regionali della Lega (Mancuso non a caso è stato confermato con anticipo presidente del consiglio) con Succurro e Princi la bandiera azzurra tira poco, almeno per le aspettative di Tajani e soprattutto di Occhiuto.
Da qui il pressing asfissiante del presidente di Regione su Gallo nel disperato tentativo di convincerlo alla corsa pur sapendo, almeno fino a poco tempo fa, che di provare a vincere non si può neanche parlare. Pena la rottura del patto nazionale. Gallo per mesi ha fiutato il trappolone respingendolo più o meno al vero mittente (una sconfitta europea, sia pure onorevole, interromperebbe l’ascesa politica inarrestabile del consigliere regionale più votato della storia del regionalismo). Finché nelle ultime ore non avrebbe deciso invece di accettare sostanzialmente in modalità inevitabile perché il pressing di Occhiuto sarebbe diventato così tenace fino a paventarsi come proposta che “non si può rifiutare”.
Difficile ipotizzare in caso contrario una inclinazione seria tra i 2, certamente però un presidente di Regione ha sempre il pallino in mano del comando e conosce bene argomenti assai convincenti.
Sarà stato questo ultimo “assalto” a convincere Gallo? Oppure la sconfitta brillante e preventiva dell’assessore regionale non è poi così sicura perché può andare a finire come nelle corse dei cavalli e cioè che quando parte uno di razza non è semplice farlo rallentare in prossimità del traguardo? E se fosse proprio questa ultima eventualità a rendere complici tanto Occhiuto con il suo pressing quanto Gallo con la sua resistenza?
Certo qualcuno inizia a pensare che Tajani dal 10 giugno potrebbe sperimentare una specie di “schiaffo del soldato” alla calabrese. Ti giri, senti la sberla, e quando ti rigiri ognuno dice che è stato l’altro…

I.T.