«La città unica? Non è il governatore quello che in famiglia ci tiene di più…»

Conferenza stampa del Pd versione cosentina e versione Palazzo Campanella: una costituente sul campo che faccia il lavoro che il consiglio regionale non vuol fare. Iacucci: il presidente della Regione alla fine non è il più ostinato a senso unico, magari cenando il fratello senatore lo avrà convinto ad andare avanti a testa bassa...

Stringi stringi, alla fine, non è mica il presidente di Regione (farsi chiamare governatore non gli è mai piaciuto più di tanto) il più ostinato assertore della città unica di Cosenza a tutti i costi. O costi quel che costi, anche a costo di far pagare alla democrazia un costo altissimo (non è uno scioglilingua). A dar retta a Franco Iacucci, consigliere regionale Pd e vicepresidente del consiglio regionale, «rischia di non essere Roberto l’Occhiuto più convinto. Anzi, più volte ha mostrato aperture nel segno del dialogo costruttivo con la minoranza. Evidentemente, cenando in famiglia, qualche altro Occhiuto lo avrà convinto ad andare avanti invece a testa bassa…». Giro neanche contorto di parole da decifrare in stile semplice semplice: è più il senatore Mario Occhiuto a desiderare la città unica per legge, sotto imposizione consiliare e alla svelta che il fratello presidente. E chissà perché, o per meglio dire occorrerebbe chiedere a loro perché… È più o meno alla fine della conferenza stampa del Pd versione cosentina e versione Palazzo Campanella che viene fuori, tutto sommato, il meglio. O il meno scontato. Da Pecoraro a Locanto passando per Iacucci e per il capogruppo in consiglio regionale Bevacqua la musica sembra per una volta intonare le stesse note. E poco importa, o invece importa assai, chi ha aperto per prima sulla città unica e chi invece dopo. Anche su questo il verbo Pd al caffé Telesio pare pronto, «abbiamo taciuto fin qui per rispetto dei percorsi interni al partito cosentino e per rispetto alle posizioni dell’amministrazone comunale di Cosenza. Ma noi, consiglieri regionali, eravamo e siamo sin dall’inizio per il sì alla città unica a patto però che si riveda tutto l’impianto a partire dal coinvolgimento dei consigli comunali e dei cittadini». Quindi costituente per stratificare le assemblee dei municipi. Ascolto dei cittadini e delle forze sociali. Lavoro in progress fino alla richiesta formale di cambiare i connotati del rferendum in visrta così da non renderlo solo consultivo, decorativo. «Se costretti a votare un referendum in queste condizioni? Noi speriamo di cambiarla la portata di questa consultazione in caso contrario vedremo. Certo non si voterà prima delle europee…» si mostrano convinti i consiglieri regionali. Al tavolo spazio per una pratica tutta interna al Pd cosentino, la paventata espulzione dal partito di 3 consiglieri comunali non “allineati” (per Iacucci il Pd non dovrebbe mai espellere nessuno ma in ogni caso ci sono le regole e comunque se la vede Pecoraro…) e spazio alla definizione di un “no” a questa città unica targata Caputo e soprattutto Mario Occhiuto che occorre capire se diverso dal “no” di Franz Caruso, sindaco di Cosenza. Come fossero due “no” diversi ma che diversi non sono, alla sostanza. Anche il sindaco ha nel suo programma la città unica (meglio ancora area metropolinana) con connotati di civiltà e convolgimento. Come la chiede il Pd, poco importa se prima quello di Pecoraro o di Palazzo Campanella. E allora? Perché viaggiano divisi questi due “no” che poi sono anche dei “si” se la legge viene rivista se non cancellata? «Non viaggiano divisi» prova a sentenziare Mimmo Bevacqua. «Sono solo due “no” che agiscono in ambiti differenti. Noi facciamo la nostra parte in consiglio regionale perché è lì che si deve giocare la partita ed è lì che siamo chiamati a farci sentire. Il sindaco ha altri ambiti e altri percorsi per manifestare la sua contrarietà da un lato e la volontà di costruire per davvero una città unica dall’altro. Punto». Ma sarà “punto” per davvero? Chissà. Certo è che da oggi il Pd tira una linea tra Palazzo Campanella e il caffè Telesio. Da ora in poi, con qualche anno di malinteso o eccesso di discrezione, la posizione è unitariamente chiara. Sì alla città unica ma no a questa città unica, disegnata con la legge e la coercizione. Sì al municipio unico con il coinvolgimento di consigli comunali e cittadini ma no alla città “per forza” che vuole Occhiuto. Più Mario che Roberto però…

I.T.