Crotone, intese tra Sculco e i clan per i voti alle regionali. La Cassazione: ci furono

L’inchiesta Glicine-Acheronte: le motivazioni del rigetto della richiesta di revoca degli arresti domiciliari

Enzo Sculco era consapevole di agevolare la cosca Megna di Papanice quando a maggio del 2019 fece sì che il Comune di Crotone affidasse la gestione della fiera mariana alla società “La Rosa Fiere”. Il motivo? Il 72enne ex consigliere regionale, in qualità di “padrino” politico dell’allora amministrazione cittadina, era a «conoscenza dello spessore criminale» di Maurizio Del Poggetto, ritenuto un affiliato dei “papaniciari”, che si prodigò affinché l’ente assegnasse l’organizzazione della manifestazione mercatale all’azienda di Catanzaro.
Ecco spiegati alcuni dei motivi per i quali lo scorso 15 febbraio la Cassazione, nel dichiarare inammissibile il ricorso difensivo contro l’ordinanza del Tribunale del riesame di Catanzaro, ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per Enzo Sculco sottoposto alla misura cautelare nell’ambito dell’inchiesta “Glicine Acheronte” della Dda di Catanzaro che lo vede coinvolto con altre 128 persone.
L’operazione, scattata il 27 giugno 2023 con 43 misure cautelari eseguite dai carabinieri, servì a smantellare il clan Megna e a disarticolare il presunto comitato d’affari che avrebbe influenzato le istituzioni pubbliche per fini elettorali.