Aieta per 6 ore davanti al gip, «mai avuto benefici dai Ferrari, anzi al contrario…»

L'ex consigliere regionale risponde punto su punto alle domande e prova a smontare ogni tesi d'accusa. «Sonia Ferrari candidata alle Politiche al posto mio...».Secondo la linea difensiva sarebbe stato completamente travisato il senso di alcune intercettazioni telefoniche

Più di 6 ore davanti al gip, accompagnato dal legale Vincenzo Adamo. L’ex consigliere regionale Giuseppe Aieta ha risposto punto su punto alle domande del giudice per le indagini preliminari di Paola che ha firmato l’ordinanza a suo carico di divieto di dimora in Calabria nell’ambito di un’inchiesta su presunta corruzione elettorale che si sarebbe consumata tra il 2018 e il 2019 nel “teatro” delle Terme Luigiane. E proprio su questo punto essenziale Aieta ha provato a smontare ogni tesi d’accusa a partire dall’inesistenza, secondo la difesa, di ogni utilità che non sarebbe mai pervenuta da parte della famiglia Ferrari, ormai ex titolari della sub concessione delle Terme. Al contrario Aieta e il legale Adamo hanno dimostrato come invece proprio all’inizio del 2018, in coincidenza con la genesi dell’ipotetico crimine, Aieta a tutto pensava fuorché alla ricandidatura alle elezioni regionali visto e considerato che l’obiettivo politico e di partito (il Pd) erano le elezioni Politiche della primavera del 2018. Collegio del Tirreno, in quota Pd, che invece vede in campo proprio Sonia Ferrari sostanzialmente al posto suo, di fatto in barba agli accordi presi con il partito a livello regionale e nazionale.
Quindi un Aieta più che mai beffato dai Ferrari, politicamente parlando, e non il contrario. Questa una delle principali tesi difensive esposte davanti al gip di Paola unitamente ai consensi dimezzati alle Regionali del 2020 rispetto a quelli del 2014 (lungo il Tirreno, scena dell’ipotetico crimine corruttivo) e alla intercessione di Aieta per la proroga a Sateca degli impianti termali che si sarebbe concretizzata alla fine in un paio di anni e non in 30. Per di più non essendo assessore regionale ma al più semplice consigliere e senza alcun potere decisionale in portafoglio. Spazio poi al chiarimento in merito ad alcune intercettazioni telefoniche che sarebbero state del tutto travisate dagli organi inquirenti. Aieta ha rigettato ogni addebito e si è professato totalmente innocente. Il suo legale, Vincenzo Adamo, ha già presentato istanza di revoca della misura al Tribunale della libertà di Catanzaro.

                                                                                                                                              I.T.