Pagelle per la sanità, Calabria in “zona rossa”…

La classifica è stata pubblicata dalla Fondazione Gimbe in un rapporto che analizza i risultati (dal 2010 al 2019) della cosiddetta “griglia Lea” con la quale da tempo il ministero della Salute monitora le performance sanitarie delle Regioni

Al diciottesimo posto su 21, province autonome comprese. In piena zona “retrocessione”, certamente in “zona rossa”. È la foto che il rapporto Gimbe sulle prestazioni sanitarie delle Regioni consegna al grande pubblico in termini di Lea, i livelli minimi di assistenza.

Se non è una bocciatura totale gli si avvicina molto. Agli antipodi in Italia figurano Emilia-Romagna (la migliore) e la Sardegna (la peggiore).

La classifica è stata pubblicata dalla Fondazione Gimbe, che parla causticamente di 10 anni di diseguaglianze territoriali, in un nuovo rapporto che analizza dieci anni (appunto dal 2010 al 2019) di risultati della cosiddetta “griglia Lea” con la quale da tempo il ministero della Salute monitora le performance sanitarie delle Regioni attraverso un set di indicatori ripartiti tra l’attività di assistenza negli ambienti di vita e di lavoro, l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera.
Una sorta di “pagella” per la sanità, come sottolineato da Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, che permette di identificare Regioni promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale, e bocciate (inadempienti).
Le Regioni inadempienti, ricorda Gimbe, sono sottoposte ai Piani di rientro, strumento che prevede uno specifico affiancamento da parte del ministero della Salute che può sfociare sino al commissariamento della Regione. La Calabria è sotto commissariamento dal 2007/2010. Gimbe precisa che non sono sottoposte alla verifica degli adempimenti Friuli Venezia-Giulia, Sardegna, Valle D’Aosta e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
Ma veniamo alla classifica, che vede nelle parti basse il Meridione. L’analisi di Gimbe pone in testa alla classifica per l’erogazione delle prestazioni l’Emilia-Romagna con il 93,4% di adempimenti, in coda la Sardegna con il 56,3% (Regione però esclusa dal monitoraggio Lea).
In Calabria nel decennio 2010-2019 la percentuale cumulativa degli adempimenti della Regione ai Livelli essenziali di assistenza, ovvero le prestazioni che il Ssn eroga gratuitamente o tramite il pagamento di un ticket, è del 60% (mentre la media italiana è del 75,7%). Significa che in Calabriail 40% delle risorse assegnate alla Regione nel periodo 2010-2019 non ha prodotto servizi per i cittadini (la media nazionale in questo caso è del 24,3%). Calabria quindi in piena “zona rossa”.
Tra le prime 10 Regioni, dopo l’Emilia-Romagna, ci sono Toscana (91,3%), Veneto (89,1%), Piemonte (87,6%), Lombardia (87,4%), Umbria (85,9%), Marche (84,1%), Liguria (82,8%), Friuli Venezia-Giulia (81,5%) e Provincia autonoma di Trento (78,8%).
Agli ultimi 6 posti, oltre alla Sardegna, Provincia autonoma di Bolzano (57,6%), Campania (58,2%), Calabria (59,9%), Valle d’Aosta (63,8%) e Puglia (67,5%).
Nella parte medio-bassa della classifica il gruppetto (chiuso dal Molise) con Abruzzo, Basilicata, Lazio e Sicilia. Nel vicino Abruzzo, 11°, l’adempimento cumulativo è ad esempio del 76.6% (più di 8 punti percentuali e mezzo sopra di noi).
«In altri termini – come spiega Gimbe e come riportato da QuotidianoSanità – se a fronte delle risorse ripartite alle Regioni la Griglia Lea è lo strumento utilizzato dal Governo per monitorare l’erogazione delle prestazioni essenziali, il 24,3% delle risorse assegnate nel periodo 2010-2019 non ha prodotto servizi per i cittadini, con un range tra le Regioni che varia dal 6,6% dell’Emilia-Romagna al 43,7% della Sardegna».

Un raffronto temporale: «La percentuale cumulativa di adempimento Lea annuale è salita dal 64,1% del 2010 all’82,6% del 2019, un miglioramento in parte reale, in parte sovrastimato per il fenomeno di “appiattimento” dovuto alla cristallizzazione dello strumento di valutazione della Griglia Lea che, negli anni, ha mantenuto gli stessi indicatori», spiega ancora Gimbe.
Dunque le conclusioni del presidente Cartabellotta: «Senza una nuova stagione di collaborazione tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei Lea diseguaglianze regionali e mobilità sanitaria continueranno a farla da padrone e il Cap di residenza delle persone condizionerà il diritto alla tutela della salute. Una situazione che stride con i princìpi di equità e universalismo del SSN, recentemente ribaditi dal ministro Schillaci secondo cui è ‘prioritario il superamento delle diseguaglianze territoriali nell’offerta sanitaria».

In caso contrario, sarebbe la solita – come praticamente è – questione meridionale. Vedere la cartina per credere…