Rione sanità

Il Decreto Calabria è in scadenza a novembre, presto a casa gli assunti Agenas (circa 35). Nel mentre non v'è traccia di regolarità dei flussi finanziari che non si generano e che commissario e Finanza ritengono essenziali invece per la circolarizzazione dei debiti da certificare entro la fine dell'anno. Dopo di che da gennaio tutto dovrebbe passare ad Azienda Zero, ovviamente ancora al palo ma con un dominus (Profiti) che non gratis fa il super consulente contemporaneamente sia in Calabria che in Liguria. E nei prossimi giorni è in agenda un non semplice Tavolo Adduce...

«Entro la fine del 2022 vogliamo sapere l’entità del debito della sanità calabrese, per poter tracciare finalmente una linea, ripianare i creditori e ripartire con un governo della sanità che possa mettere in campo anche programmazione e investimenti».

Non fosse stato sin da giovanotto un ambizioso e inguaribile ottimista Roberto Occhiuto (suo l’incipit tra caporali) non sarebbe arrivato dove si trova ora, peraltro non senza glorioso passato in progress. Evidentemente però la sanità di Calabria, che ha fortissimamente voluto come intestatario della regnanza in Cittadella, non è come le altre faccende in cui affaccendarsi. E si fa presto ad arrancare, a perdersi nei meandri. Persino ad inciampare.

Chiudere i conti con la circolarizzazione del debito entro l’anno così, assieme alla Guardia di Finanza, sapere chi liquidare o meno, conoscere in viso chi sono i veri creditori e chi i fotocopiatori delle stesse fatture? L’eden, verrebbe da dire. Un conto però è annunciarlo, altro è incrociare sul campo l’enorme difficoltà quotidiana che si annida dentro il ventre della Cittadella, a sua volta terminal destinatario di inadempienze (ad essere non malpensanti) di Asp e ospedali. Per conoscere entro l’anno chi deve essere realmente liquidato occorre che siano generati costantemente i cosiddetti flussi finanziari dalle aziende sparse in giro ma i flussi, si apprende da fonti angosciate di Germaneto, non ci sono. Non arrivano perché non si generano. Semplicemente, spesso e volentieri, non esistono. E non esisteranno a breve anche perché il Conto economico trimestrale che la struttura commissariale è chiamata a inoltrare al ministero, spesso e volentieri, non c’è e non è chiaro neanche se è stato redatto nelle ultime settimane dal momento che a giorni è atteso un insidiosissimo Tavolo Adduce che non si presenta, sulla carta, con il vento che soffia dietro le vele. Il rischio sullo sfondo, nemmeno poi tanto azzardato, è quello di rivedere a breve Fiamme Gialle e sfavillanti in una prossima conferenza stampa annunciare che la circolarizzazione del debito è da intendersi chiusa, e completabile, in divenire. Della serie, ancora non è aria e non ci sono le condizioni dal momento che non si generano regolarmente i flussi finanziari da Asp e ospedali.

Con un grosso sospiro di sollievo però questa è tutta faccenda che poi da gennaio dovrebbe passare nelle grinfie di Azienda Zero, codice fiscale nuovo ma non operativo e sostanzialmente vuoto che Regione e struttura commissariale hanno coniato per centralizzare debiti e crediti della sanità di Calabria, intenzioni e umori, competenze e responsabilità. Farà tutto, o quasi, Azienda Zero ma da gennaio però perché nel frattempo è “cantiere” vuoto (e forse senza statuto) del tutto inoperativo più che inoperoso. Ozio però manco a dirlo perché sarà pure a “Zero” l’Azienda ma non è a zero il conto corrente di Profiti, il suo dominus, che nel frattempo nel 2022 ha portato all’incasso il suo contratto di super consulente al 90% degli emolumenti di direttore generale più rimborsi. Formula che gli avrà garantito, ad Azienda Zero praticamente a zero, non meno di 200mila euro nel paralizzato anno solare del 2022. Non unico incarico per il super manager di Dio, tra trascorsi liguri e Vaticani anche imbarazzanti (due condanne e una assoluzione). È super consulente confermato, manco a dirlo, anche in Liguria dove Toti, siamo a fine maggio, gli rinnova il contratto triennale nonostante qualcuno avesse sollevato la questione della contemporaneità dell’incarico in Calabria. Toti, e Profiti, hanno tirato dritto rivendicando la primogenitura dell’investitura per cui, se non si lascia, si raddoppia.

Da gennaio quindi toccherà a Profiti e ad Azienda Zero anche se non potrà contare sulla squadra Agenas (circa 35) che più o meno massicciamente è intervenuta di recente a dar manforte alla disastrata sanità di Calabria. Il Decreto Calabria è in scadenza a novembre, già comunicato a chi di dovere il levar delle tende anche perché non si intravede all’orizzonte un altro provvedimento simile. Significa fine rapporto per le assunzioni fatte da Agenas per la Calabria previste dalla legge di 2 anni fa.

Forse anche per questo il commissario Occhiuto ha intravisto nello spessore delle divise militari (gialle) il supporto necessario per la sacrosanta circolarizzazione del debito, così da liquidare chi se lo merita. Augurandosi che chi non lo merita non abbia già incassato da tempo il malloppo e che soprattutto non sia all’origine dei flussi finanziari che Asp e ospedali, per vari “contrattempi”, non generano…

I.T.