Qui comincia la…Ventura: è stato l’ex ministro Spadafora a “segnalarla” a Conte

«Chiedi a Boccia che ne pensa, ti dirà tutto il bene possibile...». Così l'ex presidente nazionale Unicef e punto fermo dei due governi dell'ex premier sponsorizza agli inizi del mese la candidatura dell'imprenditrice alla presidenza della Regione

È lungo l’asse Conte-Boccia che è da intendersi la candidatura di Maria Antonietta Ventura alla presidenza della Regione. L’asse del “tavoliere”, o se si preferisce il “trio delle meraviglie” se si ha la pazienza di inserire anche il governatore della Puglia Michele Emiliano nel giro. Ma non v’è dubbio che è nel tandem iniziale, Conte-Boccia, che risiede la formula “magica” che ha consegnato l’imprenditrice del rilevato ferroviario alla scena “large” della politica conterranea. “Large” sin dall’inizio, in tutto e per tutto se è vero che mentre si commissiona il marketing di campagna elettorale ad una portaerei nazionale delle fatture inizia a circolare con insistenza voce di clamoroso ritiro della stessa candidata, con tanto di stampa nazionale sul collo. Ma è chiaro che il “diretto” Conte-Boccia ha sedimentato la soluzione al di là delle griffe di partiti e movimenti, ammesso che allo stato attuale l’ex premier possa dire di averne uno dietro alle sue spalle dopo le barricate di Grillo.
Conte-Boccia, quindi. Ma se “in principio fecit deus”, così la Bibbia si lava le mani dall’immpiccio della genesi, qui l’inizio è tutto nell’incedere dell’ex ministro ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora da Afragola. Che poi significa, in tempi recenti, che dove leggi Conte al governo devi leggere per forza Spadafora da qualche parte. Cinquestelle dell’era di governo, Spadafora, è dentro in tutti e due i governi Conte e cioè sia in quello con la Lega (sottosegretario alla presidenza del Consiglio) che in quello con Pd (ministro allo Sport).
È lui, Vincenzo Spadafora da Afragola con ascendenza Cinquestelle (meglio ancora se in stagione di governo) ad aver fatto per primo il nome di Maria Antonietta Ventura a Giuseppe Conte, siamo ai primi di giugno e cioè a ridosso della festa della Repubblica. Spadafora spinge molto forte sull’acceleratore, al punto da consigliare all’ex premier di telefonare a Boccia per chiedere un parere in merito. Convinto, ovviamente, «che dirà tutto il meglio possibile sulla Ventura». Hai visto mai. Del resto cosa avrebbe potuto dire di diverso, Boccia. Il “tavoliere” non tradisce mai in questi casi. A chiamata Boccia risponde in formulazione più rosea del previsto e apriti cielo allora. È qui che comincia la…Ventura. L’asse Conte-Boccia si consolida e ci vuole un attimo a incastrare la pensata dentro l’accordo più generale, e più vuoto, tra Pd e Cinquestelle. Il resto lo fa, e lo stava già facendo, la fede nel Signore. L’alto prelato che incessante ha continuato a spingere nelle sedi giuste per Maria Antonietta. E il resto lo fa anche la generosità, il cuore grande. Lo fa l’Unicef, da che mondo è mondo (ma senza il “mondo”) nucleo centrale delle beneficienze. Spadafora da quell’universo viene, manco a dirlo. Inizia da giovanotto a collaborare con Unicef e ne diventa presidente nazionale dal 2008 fino al 2011. Poi sono Fini e Schifani (presidenti di Camera e Senato) a precettarlo come garante per l’infanzia.
Ma quello che lascia l’Unicef nel “cuore” resta per sempre. E chissà se è un caso che proprio Maria Antonietta Ventura, presidente di Unicef Calabria nel frattempo, entra nelle grazie di Spadafora fino a non uscirci più. Fino ad arrivare da Conte. Che poi chiama Boccia. Che però forse non aspettava altro che d’esser chiamato…

I.T.