Conte chiude a Irto (e apre solo a Ciconte…)

A colloquio con Letta l'ex premier, e nuovo “capo” dei Cinquestelle, si mostra convinto di poter chiudere un accordo diretto e senza divisioni solo su di un nome “altro” e di alto profilo. Come quello del docente ed ex deputato

Un faccia a faccia un po’ informale e un po’ sostanziale. Di quelli che devono preparare il “tavolo” prima che il “tavolo” qualcuno lo sparecchi del tutto. Un incrocio che poi è un classico nelle trattative diplomatiche, tipo scopriamo le carte tra noi prima che le scoprano tutti con tutto quello che ne consegue.
Con questo spirito, e non solo con questo, Giuseppe Conte ed Enrico Letta hanno dialogato fitto fitto a proposito delle Regionali di Calabria. Rogna certo, ma anche prima ed esponibile piattaforma extracomunale sulla quale tarare un accordo strutturale e stratificato tra Pd e Cinquestelle. C’è anche il resto del circondario del centrosinistra cui tener conto, è chiaro. Ma i due leader sanno fin troppo bene, è il loro mestiere del resto, che senza una loro preliminare intesa si va al “tavolo” un po’ come i soldati Usa in Vietnam. E sappiamo come è andata.
Non a caso è stato Enrico Letta a sondare da subito quali sono le concrete e realizzabili intenzioni di Conte e del Movimento nuovo che si appresta anche formalmente a comandare. Conte non si è sottratto alla materia, né alla comprensione della vicenda. E infatti non ha esaltato né ideologizzato la partita, della serie siete più avanti voi del Pd nei territori e fate tranquillamente la prima mossa, la prima indicazione. Purché, unica condizione posta da Conte, non si tratti di un nome troppo “intraneo” alle dinamiche della politica locale sennò i conterranei del Movimento non si tengono e si mettono di traverso. Detta in altri termini, che pure Conte conosce molto bene, se l’unica invesitura ufficiale del Pd resta quella di Nicola Irto non se ne può fare niente. Troppe le tensioni dentro i Cinquestelle e Conte non ha raccomandato altro a Letta, tutto tranne mettere in difficoltà i difficilissimi equilibri dentro il Movimento. Un nome “altro” quindi, ha chiesto Conte. Di area Pd o comunque di sinistra ma che non stressi il ventre anche propagandistico dei Cinquestelle anche perché già non sono pochi quelli che spingono per andare su de Magistris (ipotesi che invece Conte intende scongiurare con tutte le sue forze). Una situazione tipo, Enrico fai tu ma non spaccare i Cinquestelle e non aprire una drammatica autostrada a de Magistris. Ed è a questo punto che pare sia venuta fuori l’unica strada percorribile che fin qui il palcoscenico politico ha generato. Il nome del docente, scrittore antimafia ed ex deputato Pci e Pds Enzo Ciconte. Tra i nomi circolati fin qui solo su questo Giuseppe Conte ha dato certezze a Letta che si può chiudere sin dall’inizio un accordo strutturale tra Pd e Cinquestelle. Senza bisogno di dividersi troppo. E senza quella innata necessità di dover per forza concorrere alla sconfitta preventiva. A tal proposito Conte non pare amare troppo questa consueta pratica tutta tipica del centrosinistra alla calabrese…

I.T.