Binario morto…

Cosa si muove a monte e a valle del “rilevato ferroviario”, la sorprendente (ma non per tutti) candidatura dell'imprenditrice per rotaie, la presidente Unicef Maria Antonietta Ventura. È vera e propria baraonda nel centrosinistra. Occhiuto, e de Magistris, gentilmente ringraziano...

«Quella della Ventura, date retta a me, è una candidatura last minute, per giunta in grado di autofinanziarsi e finanziare la baracca come ha fatto Callipo del resto. Ma è stata disperatamente gettata in campo come ultima carta per bloccare de Magistris. Scongiurando un’alleanza con lui, azzoppando l’invidivuazione di una donna magistrato di spessore come candidato, o al limite per dividere in due il campo del centrosinistra. Aiutando, alla peggio, Occhiuto che è sempre meglio di Giggino per “loro”. E non chiedetemi chi sono “loro”, quale “pancia” del Pd sarebbe disposta a tutto pur di fermare il sindaco di Napoli…».
L’accento non è lontano dallo Stretto e i capelli, quelli che si possono esibire ormai, sono bianchissimi. Cute non folta ma esperienza invece da vendere per la “gola” che ci fornisce la sua chiave di lettura gradendo con veemenza un anonimato che gli concediamo volentieri. Il “nostro”, del resto, sa bene che è impossibile non chiedersi come sia arrivata in “stazione centrale” e senza molto preavviso la candidatura di Maria Antonietta Ventura alla presidenza della Regione in quota centrosinistra. Presidente Unicef e colosso delle forniture ferroviarie, materie prime e riparazioni. Anche dalle nostre parti, è chiaro. Il fischio del capotreno “sussurra” di un appalto da 500 milioni proprio per la nuova tratta ferroviaria lungo lo Jonio, per non dire di Frecciarossa che va veloce come il suo nome che è stato “fiondato” in meno di 24 ore. Un macigno in uno stagno che poi fa onde che sbattendo sui bordi fanno pure schiuma. E fango. Come il conflitto d’interessi che da qualche parte qualcuno agita così come lo spettro (non confermato da nessuna parte) di una interdittiva antimafia per un parente o il processo a carico del fratello per la vicenda della matroleggera di Cosenza. Spifferi più o meno inevitabili del resto. Schizzi a metà tra umana invidia e lato B del potere. Conseguenze di un rapporto con il comando, e le fatture grossissime del Paese, che il gruppo Ventura non ha mai scansato. E perché avrebbe dovuto farlo poi, è il suo mestiere. Non poteva certo mancare, nel calderone di “risposta”, il passato del marito oggi sindaco di San Lucido e negli a nni da “bere” leader degli industriali di Cosenza e figura di prestigio dell’epopea berlusconiana di Forza Italia.
Tutto, e anche di più, quando nello “stagno” arriva un pezzo di “ferro” del pregio del gruppo Ventura. Che senza preavviso né stazioni intermedie finisce la fermata al centro delle elezioni di Calabria. Il “nostro” con pochi capelli bianchi sussurra che ci sia un nucleo dietro disposto a tutto pur di fermare la deriva Pd verso de Magistris, dopo il casting andato a vuoto nei giorni scorsi e il delirio gestionale del commissario Graziano. L’unico in circolazione capace di sospingere il Pd di Calabria sempre e insistentemente verso il basso. Consegnandolo ad una specie di connotazione industriale a perdere, una sorta di mutazione genetica. Come se battuta la palla al centro una squadra va verso la sua porta e segna sistematicamente. Questo sembra in “campo” il Pd targato Graziano che a questo punto ci “è” e non solo ci “fa”.
Fischiato il fermo stazione attorno a Ventura ognuno dei conterranei ha iniziato a chiedersi e a chiedere al vicino in carrozza chi ha generato e perché questo progetto. La sua ce la dice il “nostro” con i capelli bianchi e pochi. Circolano però anche un altro paio di retroscena nel ventre terrorizzato del centrosinistra, quello che teme di arrivare terzo.
Il primo conduce dritto dritto in Puglia, a Bisceglie. Dove è nata Ventura, del resto. Un paese grosso e fortunato, evidentemente. Perché anche Francesco Boccia è nato da quelle parti. La Puglia poi resta nel cuore, si sa. Impossibile dimenticarla. Non l’ha mai scordata Ventura e nemmeno il governatore Emiliano ha scordato lei e il suo gruppo e più d’uno è convinto che dietro l’asse congiunturale di Bisceglie ci sia anche lui, il presidente ed ex magistrato. Questione di tifo, non di linee ferroviarie.
Il secondo poi è tutto conterraneo. E qui la Puglia non c’entra niente. Uno scenario dinamico, pratico, veloce come l’alta veolcità ferroviaria da Salerno a Reggio. Un “frecciarossa” nel cuore della politica di Calabria ma capace di essere “leggero” come la metro di Cosenza (che ancora non c’è). Esibito in un primo momento Irto per la presidenza un “gruppo” avrebbe ben pensato, naturalmente consapevole che deve vincere il centrodestra, che è arrivato il momento di pensare al futuro. Un po’ come quello che si prova passando a piedi sopra un binario. L’occhio ti va sempre lontano fino a perdersi. Intriga il divenire e così anche la finta sconfitta può diventare “industriale”. Una mattanza in casa Pd si può anche trasformare in un trionfo. Dentro in consiglio Irto a Reggio, Alecci a Catanzaro e a Cosenza che si scannino tra loro fino all’esclusione possibilmente di tutti. E se uno deve spuntarla che si salvi Bevacqua, se non altro perché ha patito l’inferno del Covid e poi perché per lui prega sempre Franceschini.
E tutti gli altri? Sul binario morto…

I.T.