Vaccini ad “altri”, richiami che non ci sono, morti sospette: l’inferno dopo la Pasqua

L'ospedale dell'Annunziata di Cosenza con le ambulanze in coda “ideogramma” di un martedì tragico e che non promette nulla di buono. In mezzo, sottoforma di ulteriore bomba epidemiologica, le scuole che riaprono fino alla prima media...

La “nascita”, la “resurrezione”. Poi il giorno “dell’angelo”. E poi, in Calabria, a chiudere la trilogia che porta “all’inferno”, il martedì che consegna il conto. Assai salato. Il video con le ambulanze in coda all’Annunziata, ospedale hub della provincia più grande, fa da “ideogramma” stavolta. Pochi, pochissimi vaccini nel fine settimana pasquale. Pochi, pochissimi tamponi pure. Percentuale di positivi sempre alle stelle e contagio che “bussa” nelle ambulanze che poi non trovano spazio e riparo dentro l’ospedale e c’è persino chi grida, nel video, «sono finite le barelle». Tutto pieno a Rossano, ad Acri, a Cetraro. Sembra l’Iraq nella prima Guerra del Golfo ma è semplicemente Cosenza alle prese con il vero Covid che non ha mai visto fin qui. Con tutto quello che ne consegue in termini di risposta sanitaria perché poi è chiaro che la Calabria emerge tutta nella sua sconcertante crudezza quando la partita si fa dura.
Pochi, pochissimi vaccini nel fine settimana di Pasqua. Ma ciò non ha impedito che la categoria “altri” raggiungesse quasi il vertice della graduatoria. Beffardamente il vertice. Sono 81.200 le fiale inoculate in Calabria a soggetti che non sono ultraottantenni (83.629), non sono operatori sanitari e sociosanitari (78.166), non sono ospiti di rsa (20.048), non sono forze armate (11.035) e non sono personale scolastico (20.558). Ma allora, questi 81.200 chi sono? Tutti fragili? Improbabile, dal momento che all’anagrafe del censimento Asp per “fragili” ci si ferma al momento a poco meno della metà, meno di 40mila. Ma gli altri 40 mila vaccinati in Calabria sotto la categoria “altri” chi sono?
Vuol dire che è proprio “inferno” nel dopo Pasqua di Calabria. Anche perché chi ha ricevuto il vaccino in braccio non è detto che riceverà la seconda dose, soprattutto nei tempi stabiliti. Solo in un distretto (Jonio cosentino) si contano più di 3mila persone che hanno saltato ormai la tempistica, hanno ricevuto la prima dose molto tempo fa e nessuno li ha più ricontattati per la seconda fiala. In giro per la regione se ne contano almeno altri 7mila, sulla carta. Ma non dovevano essere tutti conservati in frigo i richiami? Che fine hanno fatto queste dosi? Perché non ci sono più?
Per qualcuno, l’inferno del dopo Pasqua, purtroppo s’è materializzato anche prima, nel giorno “dell’Angelo”. Siamo al lunedi di Pasquetta, muore un uomo ad Acri poco prima di mezzogiorno. Aveva 45 anni, al 118 prima e ai carabinieri dopo non è rimasto altro che la constatazione del decesso. È solo il caso di sottolineare che del tutto “casualmente” aveva ricevuto una bella fiala di Astrazeneca in braccio due settimane fa, esattamente il 23 marzo. Vaccinato in qualità di personale docente, contratti a termine e a progetto all’Unical all’interno dei dipartimenti di Economia e Scienze giuridiche. Ma non è da escludere che avesse anche qualche incarico in una scuola. Amici e colleghi giurano che non avesse niente ma proprio niente nel database delle malattie pregresse, infatti non s’è vaccinato tra i “fragili”. All’improvviso la morte, nel lunedi di Pasquetta e nel silenzio più o meno generale ma il caso c’è tutto, gli inquirenti lo sanno bene. Molto bene. Anche perché in giro, i medici di base, iniziano a consigliare cardioaspirina ai giovani che hanno ricevuto Astrazeneca negli ultimi dieci o quindici giorni. Hai visto mai, meglio fludificare il sangue, per non sapere né leggere né scrivere.
È l’inferno del dopo Pasqua in Calabria, dove l’inferno sa essere anche più in fiamme che altrove. Senza mai far sgarro ai paradossi, ne è questa la patria del resto. Non c’è un posto letto che sia uno in giro, il tracciamento è in mano a Natuzza (o al nipote a capo della Prociv, Fortunato Varone). In frigo nei laboratori Asp ci sono migliaia di tamponi da processare ancora nel mentre mancano vaccini e richiami e che si fa nel bel mezzo dell’inferno? In ottemperanza al decreto del governo si aprono le scuole fino alla prima media, anche in zona rossa che più rossa non si può, come in Calabria. Le Regioni sono esonerate dall’intervenire in materia, i sindaci no invece, possono. Qualcuno (eroicamente) lo fa. Altri si nascondono e così il “parcheggificio” per genitori è servito. Aprono asili e scuole per i più piccoli anche nei Comuni dove il contagio è più “rosso” che mai, ben superiore alla media dei 250 casi settimanali su 100mila abitanti. Ma tant’è. Aprono i “parcheggifici” in piena pandemia così da far contenti i genitori. Ma stavolta, più d’uno, è convinto che i conti finali si faranno in procura. Tra danni materiali e immateriali…

I.T.