Il crimine di Calabria in “Presadiretta”…

Salto di qualità di 'ndrangheta elitaria e massoneria super deviata. Tutte e due finiscono in prima serata nel servizio pubblico. Segno evidente del richiamo anche mediatico di Gratteri ma anche dello sconcertante livello conterraneo mafioso che ormai si impone agevolmente nei palinsesti. Da “Rinascita Scott” alla presunta compravendita di sentenze milionarie in Corte d'Appello a Catanzaro: il quadro decadente ha bucato lo schermo. E non è detto sia finito tutto qui...

Cosa vuol dire avere Nicola Gratteri al vertice della procura distrettuale del capoluogo ora comincia a diventare più chiaro, e in “chiaro”, più o meno a tutti. Vuol dire per esempio non far spallate per guadagnare una intera puntata in prima serata su Rai 3, il confezionamento griffato è di Riccardo Iacona con “Presadiretta”. Uno che si muove per solito quando le cose non solo sono “toste” ma più che consolidate. La scuola è quella elitaria del giornalismo d’inchiesta che non per forza deve diventare manodopera dell’informazione privata, da Gabbanelli a Ranucci per intenderci. In più Iacona ci mette di suo l’affondo finale della “visione”, del confezionamento del format sempre con una logica sullo sfondo. Il che rende quasi irripetibili le sue puntate. L’ultimo, di affondo, è interamente dedicato alle “metastasi” di Calabria, più o meno racchiuse anche metaforicamente nel processo colossal “Rinascita Scott” che resta lo spot primordiale di Nicola Gratteri. Alla sbarra numeri imponenti ma anche le menti più raffinate della più inafferrabile delle coshe di Calabria, quella dei Mancuso con il “fine” Luigi a capo indiscusso di un clan che forse più e meglio degli altri s’è saputo adattare alla metamorfosi dei tempi diversificando iniziative, business, collusioni, penetrazioni, capacità manageriale e affinità mai eluse con il territorio d’appartenenza. Una super cosca come meglio non si potrebbe, quella con codice fiscale a Limbadi. Non solo in grado di sedere al “tavolo a 5 stelle” delle ‘ndrine conterranee ma anche di immaginare di affrontare a viso aperto l’universo di “Polsi” o magari di farne a meno del tutto dell’Aspromonte. Dentro e fuori la Calabria. Con “Rinascita” Gratteri porta alla sbarra e in prima serata tv “l’atomo” del crimine raffinato di Calabria. Dove ci sta tutto in mezzo. Il super capo che deve essere però il più intelligente e non per forza quello che spara prima. L’esercito delle prime linee, l’immancabile manovalanza che serve a far cassa. Ma soprattutto, per questo è “colossal”, il collegamento diretto e “associato” con tutto quell’emisfero che il giorno vive e abita la pubblica amministrazione, gli studi legali, le professioni, le imprese, i capitali. Carminati, giusto per capirci, questo “mondo” lo definiva altro e superiore, con il suo a stare “in mezzo”. Siamo in “Roma Capitale” e il Nar con l’occhio di vetro, intercettato nell’inchiesta di Pignatone, non parla mai come se quel mondo gli appartenesse. In “Rinascita” invece non ci sono e non ci sono mai stati “tre mondi”. Ogni “strato” fa il suo e ognun per tutti.
Riccardo Iacona, che non è mai stato solo un cronista, non se l’è lasciata scappare questa ghiotta occasione. Circondare in un’unica puntata, quasi iconograficamente, le “metastasi” in una sola inchiesta, peraltro disegnata dal più “in” dei magistrati in circolazione, Nicola Gratteri. Il resto sono numeri di forze di polizia da “guera nel Golfo”, avvocati, super location. Tutto, proprio tutto, a fare di “Rinascita Scott” il processo alla ‘ndrangheta che non a caso è il logo della puntata. Processo alla ‘ndrangheta e non a una cosca o all’altra. Anche questa percezione giornalistica mica male. Iacona sa bene che il recinto dei Mancuso non è il solo e non è nemmeno quello a cui si deve assomigliare per forza, in ambito criminale. Ma sa anche meglio che non esiste ipotesi mafiosa più suggestiva del racconto in tv dei tentacoli di questa super cosca perché nelle sue movenze, il clan con codice fiscale a Limbadi, racchiude più o meno tutto quello che le altre consorterie fanno (se sono in grado di farlo) o vorrebbero saper fare. È il “processo alla ‘ndrangheta” non a caso, più di un’ora e un quarto in prima serata di servizio pubblico in tv. Merito, manco a dirlo, del potere inquirente e mediatico di Gratteri ma anche “merito”, perché si deve essere in due per bucare lo schermo, del super clan tra i più raffinati in circolazione. Perché nella puntata c’è spazio per le suggestioni primordiali, i luoghi della “culla”. Immagini di contrade, drammatiche testimonianze. Comuni sciolti, ferite e racconti costipati in accenti irrintracciabili. Sangue che s’è perso, paure, vittime e presunti colpevoli. Un “film” nel film in prima serata. Ad un certo punto però, con tecnica evidentemente logica e seriale, si arriva a quello che Carminati avrebbe definito “mondo di sopra”. Che qui invece, in “Rinascita” e nel format di Iacona, non è né sopra né sotto ma semplicemente dentro l’unico mondo possibile. Appare la figura di Giancarlo Pittelli, descritto come più potente tra i potenti a parte il “capo”. In grado di provare a rintracciare i verbali del pentito per eccellenza, Mantella. Solo a provarci non è per niente poco. Secondo il collaboratore Cosimo Virgiglio, «Pittelli fa parte di una loggia massonica deviata». Per lui erano due i numeri uno in Calabria: Giuseppe Piromalli e Luigi Mancuso che «quando mi vede mi bacia, mi abbraccia, mi accarezza». E se la figlia non riesce a superare gli esami, Pittelli la raccomanda anche all’università. Di lui anche Giovanni Giamborino parla come di un uomo «sul tetto del mondo». Perché certamente a capo della massoneria deviata.
Già la massoneria deviata, «una vera e propria svolta per la ‘ndrangheta». Irrompe in puntata e in prima serata tv la consorteria senza consorteria. La “frattellanza” che c’è sempre nei Palazzi ogni volta che serve. Pittelli, secondo questa ricostruzione, ne sarebbe il “principe” di questo mondo. Ma non l’unico e poi questo “mondo” si nutre anche di altro che non sia in “Rinascita”. Ed è qui che la puntata di Iacona, per chiudere il cerchio iconografico, plana sulla presunta compravendita di sentenze in Corte d’Appello a Catanzaro. Le immagini di Petrini a contare mazzette. L’inchiesta di Salerno, dopo che “Catanzaro” ha origliato. Un universo metastatizzato di quietanze contanti in cambio di pesantissime sentenze in tribunale. “Presadiretta” va così giù duro e così speditamente all’attacco che “questo mondo” pare proprio ad un passo dal capitolare. Spazio quindi a presunte revoche di confische milionarie che sarebbero state comprate. Confische pesanti per centinaia di milioni. Presadiretta non fa misteri e ispirandosi a “carte” cita il caso di cui avrebbe beneficiato il gruppo Perri, a Lamezia, e Piero Citrigno a Cosenza. Confische per centinaia di milioni di euro a loro carico che sarebbero state revocate a seguito di “compravendita”. In mezzo il “corridoio” di avvocati, commercialisti, faccendieri, politici ed ex politici. Un nucleo d’affari che, secondo la ricostruzione di “Presadiretta”, rappresenterebbe l’immagine esportabile delle metastasi tipiche di Calabria, con casse di pesce offerte ai giudici in cambio di sentenze. In mezzo, nel “puntatone”, ci finisce anche il sindaco di Rende, Marcello Manna. Che secondo alcune ricostruzioni riferite alla procura di Salerno, naturalmente “ospitate” da Iacona in “Presadiretta”, avrebbe (da avvocato difensore) acquistato l’assoluzione in Appello del suo assistito, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione.
Immagini, suggestioni, racconti, raffigurazioni, depressioni di Calabria in prima serata tv. Il format si fa chiamare “Presadiretta”. Più d’uno teme invece che la “diretta” vera debba ancora iniziare…

I.T.