Chiusura scuole, un “alleato” in più per Spirlì: l’ultimo allarme del Cts…

A tratti drammatica una nota d'agenzia che fa riferimento al Comitato tecnico scientifico: pandemia con varianti in espansione incontenibile, le Regioni usino misure drastiche e a tutela dei più giovani a prescindere dall'indice Rt e dal “colore”. «Ad oggi sospendere le lezioni in presenza è l'unica soluzione»

Il lockdown duro e nazionale il Comitato tecnico scientifico ha provato a chiederlo al governo nel corso dei preliminari al “tavolo” del venerdì. Ma secondo alcuni retroscena pubblicati dai quotidiani nazionali sarebbe stato direttamente il premier a far filtrare che è questa una misura drastica che lo avrebbe messo subito in grave difficoltà nei confronti del Paese. Più che luna di miele, una luna nera.
Poi il Cts, sempre secondo retroscena griffati di stampa nazionale, ha un po’ ripiegato precisando di non averlo mai chiesto, il lockdown duro e puro in stile marzo di un anno fa ma più d’uno è convinto che c’è del naso che si allunga in questa puntualizzazione non dovuta. Della serie, excusatio non petita…
Ma accantonate le formalità di rito, l’avvento di Draghi vale anche questo e cioè una sostanziale sottomissione del potere scientifico rispetto a quello istituzionale, il resto del verbo del Comitato tecnico è tutto un allarme. Reiterato fino al midollo. Di più, superato il “tavolo” del venerdì è toccato all’agenzia di stampa Agi raccoglierne ulteriori “sfoghi” e consigli, questa volta senza per forza dover chiedere il “permesso” a Draghi.
Il Covid con le varianti dentro è una maledizione a forma di mattanza, urla il Cts nel sabato degli italiani. Si diffonde in modo feroce e fa anche più male. Ma c’è di più, che non è poco. Colpisce i giovani e i giovanissimi e ora sono loro a rischiare di più. Da qui il percorso “normativo” che il giorno prima il Comitato tecnico scientifico non ha potuto “suggerire”. Concedere facoltà alle Regioni di chiudere tutto e chiudere anche le scuole (con vecchi parametri di rischio) può essere un errore, affonda il Cts. Meglio stabilire delle regole coercitive e automatiche su scala nazionale così si chiude “dall’alto” e senza trattative. E in ogni caso, questo il passaggio più significativo della nota d’agenzia di ispirazione Cts, quelle Regioni che chiudono le scuole a prescindere dall’indice di contagio e dei colori stanno in realtà solo tutelando preventivamente i propri cittadini (peraltro giovani e giovanissimi) da un rischio pandemico che su scala nazionale è alto tendente all’altissimo.
Un “alleato” in più, il sabato del Cts, per Nino Spirlì. Un “alleato” inedito, per certi aspetti, perché fino a non molto tempo fa proprio il Cts non si mostrava ostile alla didattica in presenza sempre e comunque. Oggi invece, causa varianti, consiglia «la chiusura delle scuole» come «unica soluzione» ma non come può suggerirlo chi chiacchiera al bar ma “dall’alto” delle cognizioni tecniche e scientifiche di cui dispone il comitato che affianca il governo nella gestione pandemica. Un “alleato” in più per Spirlì ma anche qualificato, dal momento che non sarà facile per i genitori ricorrenti di Calabria (che annunciano al Tar di voler rivedere i propri figli in classe incollati a mascherine ffp2) smontare stavolta l’ordinanza della Regione.
Questi in particolare i passaggi che più di altri rischiano di mettere in difficoltà stavolta i legali dei ricorrenti, al netto delle spese di sostentamento del ricorso…
«Grande preoccupazione per l’evoluzione della pandemia, che richiede un “innalzamento” delle misure su tutto il territorio nazionale e la “riduzione delle interazioni fisiche e della mobilità», introduce nel suo allarme il Cts. «L’aumento “sostenuto” della circolazione di alcune varianti virali a maggiore trasmissibilità – si legge – porta a dover suggerire la “drastica riduzione” delle “interazioni fisiche tra le persone e della mobilità». «Analogamente a quanto avviene in altri Paesi europei, anche a causa delle varianti virali che potrebbero potenzialmente ridurre l’efficacia di alcuni vaccini – scrive il Cts – si rende necessario un rafforzamento/innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale al fine di ottenere rapidamente una mitigazione/contenimento del fenomeno epidemico, indipendentemente dai valori di incidenza».
Ad oggi, suggerisce il Cts, «sospendere le lezioni in presenza è l’unica strada possibile». Allo stesso tempo però ha tuttavia sottolineato che «l’impatto positivo della serrata della classi ha un senso solo se si sospendono anche le altre attività». Perché – stando al ragionamento degli scienziati – «impedire ai ragazzi di frequentare le lezioni ma permettere loro di ritrovarsi nei centri commerciali, o nei luoghi della movida, significa non aver compreso la gravità della situazione».
Ma è nel “finalino” del Cts che Spirlì trova il suo più grande “alleato” nella prevedibile controversia al Tar sulla chiusura delle scuole. Il Comitato tecnico scientifico dopo aver auspicato una revisione immediata dei parametri di rischio contagio (il famigerato Rt, sarebbe troppo “morbido” per gli scienziati e tarato sul “vecchio” Covid) passa ai “consigli” diretti alle Regioni. Le quali sono invitate ad intervenire drasticamente «dove sono presenti varianti del Covid che possono parzialmente ridurre l’efficacia dei vaccini. È opportuno adottare, indipendentemente dai valori di incidenza (indice Rt e colori) il livello di mitigazione massimo a scopo di contenimento».
Tradotto dall’arido linguaggio della scienza, non aspettate di diventare “rosse” anche se per ora siete (fittiziamente) magari “gialle”. Comportatevi, Regioni, già da “rosse” e quindi adottando il «livello di contenimento massimo».
La parola, prevedibilmente, ora passa al Tar. E ai giudici che nelle prossime ore saranno costretti ad un corso accelerato di livelli di mitigazione e contenimento pandemico. Non è detto che ne sappiano uscire, è materia “immateriale” questa. Con le “cose di questo mondo” si trovano per solito più a loro agio…

I.T.