Gli antigenici (pochi) «li conteggiamo domani…»: continua il mistero dei test rapidi

Al terzo giorno della “conta” cumulativa nazionale dei tamponi (tra molecolari e cosiddetti “privati”) la Calabria risponde assente del tutto. In tre giorni solo 60 esami diagnostici e si spiega anche così una delle percentuali più alte del Paese in termini di positività: il 13,8%. Ma sottotraccia potrebbero nascondersi rischi anche peggiori in termini di contagiosità...

«Il dato del totale dei casi testati e dei tamponi effettuati non comprende i 60 tamponi antigenici rapidi effettuati ieri. Da domani sarà considerato come dato cumulativo». Della serie, erano pochissimi già ieri i tamponi antigenici finiti nel report quotidiano di Calabria e oggi (domenica) sai che facciamo? Non ne mettiamo proprio del tutto e anzi i 60 del giorno prima li mettiamo domani nel conto.
Se il Covid fa ammattire il pianeta e il suo tracciamento è la sfida del nuovo millennio in Calabria meglio rifornirsi di una buona dose di “Bacco” e affidarsi al buon Dio, se mai avrà pietà. È venerdì 15 gennaio quando entra in campo la novità nel conteggio dei positivi su tamponi su scala nazionale. Su pressing di alcune Regioni il ministero cede (nonostante il parere contrario dell’Istituto superiore di Sanità). Nel report quotidiano possono e debbono entrare anche i tamponi antigenici, i test rapidi. Devono essere indicati a parte regione per regione ma la somma una soltanto sarà, di positivi e di relativi test. Così, secondo chi ha spinto per questa soluzione, si può avere una mappatura più razionale della diffusione del virus perché al molecolare (nelle strutture pubbliche, prevalentemente) ci arriva solo chi ha motivo per andarci e cioè perché ospedalizzato, per confermare dei sospetti, dei contatti certi o per uscire o entrare in quarantena dopo test rapidi. È evidente che per il solo tramite dei tamponi molecolari la percentuale di positivi su tamponi è sempre abbastanza alta, più alta della reale diffusione del Covid. Da qui l’inserimento dei tamponi antigenici di ultima generazione nel report quotidiano così da avere più contezza della situazione reale nel Paese perché al test rapido ci si va anche per scrupolo, per sospetto, per screening consueto o solo per esibire il risultato sul posto di lavoro. Il ministero però chiede che vengano inseriti nel conteggio solo i tamponi rapidi di ultima generazione che sono considerati al 90% più che attendibili al punto da generare delle positività che possono entrare di diritto nel repot giornaliero (anche se per le procedure formali di quarantena è sempre necessario poi un tampone molecolare). Più o meno immediatamente il numero dei tamponi complessivi giornalieri su scala nazionale schizza in alto che è una bellezza, 260mila sabato e 211mila domenica, con ben 214mila test rapidi conteggiati nella giornata di sabato. Inevitabile il crollo della percentuale di positivi nazionali su tamponi complessivamente effettuati, il 6,3% sabato e il 5,9% domenica. Tutto come previsto, del resto. E tutto come previsto anche la sostanziale stazionarietà della percentuale di positivi su tamponi molecolari, domenica al 9,35%. Chi se ne intende nelle stanze della “scienza” continua a sostenere che questo mix (test molecolari e rapidi conteggiati insieme) sembra fatto apposta per confondere le acque del tutto, illudere più o meno volutamente a proposito di una discesa della curva e in ultima istanza fatto apposta anche per mettere seriamente in difficoltà chi deve tracciare i veri positivi. Il rischio concreto è quello di non capirci più nulla. Ma tant’è. Fonti regionali e di governo nazionale sostengono che si è in una fase sperimentale (una settimana) e che non è detto che la “pensata” andrà avanti ma fintanto che c’è le Regioni si adeguano. Quasi tutte le Regioni perché a giudicare dalle movenze di Calabria alle prese con le comunicazioni dei test rapidi viene da pensare che si è rimasti totalmente al palo.
Il primo giorno, quello dell’introduzione della nuova formula, la Regione comunica al ministero l’incidenza di zero tamponi rapidi antigenici nel conteggio totale. Il secondo giorno ne cita soltanto 60 di test rapidi che sulla carta dovevano andare ad incidere sulla conta generale di giornata. Sulla carta, però. Perché domenica, terzo giorno, la Regione se è possibile si supera perché nuovamente non ne inserisce nessuno di test rapido e anzi riferisce che i 60 del giorno precedente li conteggerà domani. Se non è un rompicapo di quartiere poco ci manca ma alla fine della firera la somma la si può tirare lo stesso. In 3 giorni la Regione invia al ministero soltanto 60 test rapidi antigenici ad incidere nel conteggio totale dei tamponi. Fa di più. Dice che questi 60 li si può considerare nel conto dei tamponi del giorno appresso, della serie te lo dico ieri ma tienili a mente domani. Quindi, a conti fatti, fin qui la Calabria non ha mai inserito i test antigenici nel report quotidiano e si spiega così una delle percentuali di positività più alte del Paese (13,8%). Ma perché sta accadendo tutto questo? Rodaggio ordinario o c’è dell’altro? Le domande, equamente inquietanti, sono 2. La Regione si fida poco dei tamponi rapidi che vengono fatti in giro per la Calabria a centinaia e centinaia ogni giorno? Oppure la gran parte dei laboratori non comunica alle Asp di riferimento i risultati dei test (cosa che debbono fare per legge, le conseguenze sono penali) perché solo garantendo una specie di privacy all’utente questo poi fa l’esame diagnostico e paga?
In entrambe le circostanze le eventuali risultanze sono gravissime. In 3 giorni solo 60 test rapidi sono cifra irrisoria, quasi provocatoria dal momento che è quella una cifra che raggiunge un solo laboratorio in una mezza giornata. Ma se ci si fida poco della scientificità di quei test perché allora si lascia circolare liberamente chi ne risulta negativo? Oppure, che è persino peggio, che ne è di tutti quelli che poi sono positivi al test rapido e che l’Asp non ha mai avuto negli elenchi perché i laboratori hanno “coperto” e non gratis nell’anonimato?

I.T.