Bambini al gelo e a rischio Covid, Spirlì “ospita” la rabbia social dei genitori

«Segnalatemi gli istituti con le finestre aperte» fa quasi pari con «4mila contagiati in Calabria tra 0 e 18 anni». Il presidente facente funzioni non rinuncia alla “battaglia”, «sono i più indifesi e dovevano essere i più protetti»

Quando suona la campanella, più o meno verso le 8, di questi tempi nelle vallate ci sono poco meno di zero gradi, lungo le coste 4 o 5 e in quota si va tranquillamente sotto zero, con disinvoltura. Eppure, con mascherina incollata al viso, si debbono tenere le finestre aperte in classe quanto più possibile perché tra la lucida follia del ministro Azzolina («basta aprire le finestre una sola volta per cambiare l’aria») e la rigorosa prudenza del professor Galli («ogni ora almeno va tenuto tutto aperto perché le mascherine non bastano se staziona un asintomatico») ci può stare una saggia via di mezzo. A naso c’è da fidarsi più di Galli che di Azzolina, «ministro per caso» come la dipingono sui social. Ma a voler essere comprensivi perché fuori c’è il gelo meglio aprire almeno un paio di volte al giorno e per svariati minuti le finestre delle classi ogni mattina. Storia, e perversioni, dei più piccoli di Calabria che ogni mattina salutano i propri genitori non immaginando che sono proprio loro al “fronte”. Quelli più esposti, più a rischio, più al gelo o a contatto con i respiri da Covid che ognuno, inconsapevolmente, si può portare da casa. Qualche maestra ha più paura di altre e tiene aperte le finestre sine die, senza soluzioni di continuità. Sono quelle che non hanno “stoffa” per contestare l’ansia da budget dei presidi ma non per questo hanno smesso di avere paura. E allora freddo per tutti, di questi tempi si chiama gelo senza contare che non tutte le scuole hanno i riscaldamenti in funzione. Ma se chiudi le finestre l’aria ristagna e basta un’ora nello stesso ambiente per condividere più o meno tutti lo stesso respiro. «Si tratta di scegliere se rischiare la polmonite virale da Covid o quella batterica da freddo» commenta con scientifica proporzione una mamma che si sente “ospitata” dalla chat surriscaldata da Nino Spirlì, il presidente facente funzioni. Il numero uno della Cittadella che ha preso a cuore i più piccoli indifesi e mandati allo sbaraglio da genitori che ricorrono al Tar e da altri che «preferiscono guardare un programma di cucina in tv sul divano mentre i figli sono a rischio». Nelle ultime ore Spirlì ha incendiato i social con due distinti e complementari post. Il primo, segnalatemi le scuole e le classe che tengono sempre le finestre aperte costringendo al gelo i più piccoli (elementari e prime classi di scuola media). E il secondo a caricare sul rischio opposto, quello di tenere invece tutte le finestre chiuse, «in Calabria 4mila contagiati tra 0 e 18 anni». Della serie, se apri troppo le finestre i poveri piccoli sono al gelo ma se le chiudi il rischio del contagio è esponenzialmente rilevante (13,6% la percentuale di positivi su tamponi in Calabria, tra le più alte d’Italia perché non vengono conteggiati gli antigenici, chissà che fine fanno). Non a caso Spirlì le scuole fino a fine mese le aveva chiuse, prima che un manipolo di genitori si battesse al Tar per riaprirle. «Dateci i nomi di questi genitori che hanno fatto ricorso al Tar, così sapremo chi denunciare penalmente se i nostri figli si ammalano o se portano il Covid a casa» commenta a corredo una madre inferocita dal rischio a prescindere, quello cioè di mandare i figli a scuola o al contrario di non mandarli. «È disumano lasciare che siano i genitori a scegliere se mandare i figli a scuola oppure no per ragioni di sicurezza» commenta invece un papà. «Ma perché non fare come in Puglia o in altre regioni dove si può scegliere tra la didattica in presenza o a distanza?» si chiede saggiamente un’altra madre. «La colpa di tutto è del ministro Azzolina, ministro per caso» il refrain ricorrente. «Fare i tamponi a tutti continuamente» si impone un papà. «Abbiamo paura». Già, i tamponi rapidi a tutti e periodicamente. Nino Spirlì aveva inserito questa opzione nella sua prima ordinanza di chiusura (novembre) anche questa poi impugnata al Tar (sempre dai soliti). Screening iniziale persino “offerto” dalla Regione, a quanto è dato comprendere. Ma in pochi, e su scala sporadica, hanno dato seguito a questa dritta. Solo iniziative comunali sparpagliate, con merito, lungo il territorio regionale tra comuni grandi e piccoli. Per il resto avanti dritti con il diritto all’istruzione anche per i più piccoli, sperando che non abbia ragione nemmeno per un millesimo Spirlì («qualche genitore preferisce la mattina guardare sul divano la tv mandando i figli a rischiare»). E poco importa se al gelo (finestre aperte) o al chiuso (con il respiro del Covid che si aggira). Che scuola sia, «sennò che documentano a fine anno i presidi alla Azzolina…».

I.T.