Il mistero dei dati Covid “spalmati” a piacimento: cresce il numero dei sindaci che non si fidano…

In un solo giorno l'Annunziata di Cosenza esita 120 tamponi positivi ma nel bilancio quotidiano regionale l'intero territorio Asp ne contabilizza solo 80. Da un giorno all'altro il rapporto percentuale “balla” in modo schizofrenico, da Roma considerano “spazzatura” i flussi inviati. Anche per questo cresce l'elenco dei primi cittadini “saggi” che decidono prudentemente di chiudere tutte le scuole fino a gennaio

È il 2 dicembre, mercoledì. Soltanto il laboratorio dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza esita 120 tamponi positivi e all’appello mancano i test processati nell’ospedale in tenda più altri laboratori autorizzati in provincia di Cosenza. Alle 18 però il bollettino regionale manda in rete soltanto 80 positivi per tutta la provincia di Cosenza. Ad occhio e croce c’è qualcosa che non torna, più di qualcosa. Solo empiricamente si può dedurre che potrebbero essere stati non meno di 200 i reali positivi in tutto il territorio della provincia di Cosenza quel giorno ma non è dato sapere che fine ha fatto la “plusvalenza” lasciata nascosta, esoterica. Chi decide cosa e come contabilizzare i dati giornalieri? C’è una strategia dietro, ovviamente regionale, o c’è solo incapacità organizzativa a raccogliere i fussi in tempo reale? E i casi che giornalmente non vengono inseriti nel rapporto sono poi contabilizzati il giorno dopo? O quando? È evidente che così è alto il rischio non solo dell’impossibilità del tracciamento quanto quello che poi alla fine ci sia una logica nel comunicare un numero quotidiano piuttosto che un altro. Una specie di cronoprogramma, di scaletta. Come se fosse “spalmabile” giornalmente la positività di Calabria al Covid. E non a caso l’indice percentuale del rapporto positivi su tamponi balla che è una bellezza da un giorno all’altro, segno evidente che c’è più di qualcosa che non torna. Se tutto fila liscio e correttamente è questo l’unico indice che sale o scende con gradualità quotidiana. In Calabria si passa facilmente invece dal 14% di tre giorni fa al 9% di ieri al 12% di oggi. Numeri impresentabili agli occhi dei tecnici a Roma che infatti, sussurra chi frequenta le stanze di “rimando”, quando si tratta di analizzare i flussi di Calabria ci mettono sopra la croce dell’inaffidabilità. «Li considerano numeri spazzatura, quelli giornalieri. Non servono a niente». E non è poi così semplice dargli torto. La contabilità Covid in Calabria, quella giornaliera, se va bene contabilizza positivi di qualche giorno prima senza contare che in realtà si tratta poi di tamponi prelevati almeno una settimana prima, se non di più. Non tutti i positivi freschi di giornata finiscono nel bollettino e c’è da augurarsi, almeno, che possano “riemergere” il giorno dopo. Con cifre così “ballerine” il resto, ma proprio tutto il resto, è affidato alla consapevolezza e alla prudenza dei singoli amministratori locali. E l’appuntamento segnato in rosso sul calendario è il 9 di dicembre, giorno in cui dovrebbero riaprire le scuole elementari e la prima media praticamente in tutta la regione (in diversi comuni è già ripresa l’attività in presenza). Nelle ultime ore si stanno inseguendo le iniziative di primi cittadini coraggiosi e responsabili, che si fidano poco dei dati in circolazione. Ha chiuso tutte le scuole di ogni ordine e grado fino a gennaio Crotone, prima ancora Cassano. Ha chiuso Cariati. Hanno chiuso diversi comuni del Savuto, della Piana di Reggio e del Lametino. Segnali di insofferenza e di forte dubbio rispetto ai dati che vengono giornalmente distribuiti. Conferma l’apertura Catanzaro, che però al momento vede una sostanziale riduzione dei casi attivi nelle case, quelli a domicilio. Il contrario di quello che accade a Cosenza, con più di 500 casi positivi attivi nelle abitazioni, qualcosa di esponenzialmente importante se considerato “l’indotto” e cioè parenti e familiari che in qualche modo gravitano attorno al mondo della scuola. E Cosenza, giova ricordarlo, non chiude le sue scuole così come non le chiude Rende, quasi 300 casi “vivi” nelle abitazioni (ha chiuso le scuole Cassano con 90 casi e Cariati con 18, tanto per dire). Particolarmente attesa è poi la decisione che prenderà Montalto, il comune più grosso ed esposto a nord della grande valle cosentina del Crati. Comune frequentato e abitato ma anche decisamente “infettato” nelle ultime settimane, si contano più di 170 casi attivi di Covid nelle abitazioni. Ora l’incrocio del 9 dicembre che per molti sindaci rischia di trasformarsi in un incrocio di prudenza. La possibile e mai augurata terza ondata passa anche dai banchi prima di Natale, confessano virologi e pediatri. Quanti sindaci sono pronti al rischio? I.T.