Il ballottaggio si fa Stretto…

A metà scrutinio è certo il posizionamento tra i principali candidati a sindaco di Reggio, che ora diventa crocevia di una sfida nazionale. Falcomatà alza lo scontro con la Lega, puntando al fuoco amico di Forza Italia (e di Cannizzaro). L'elettorato di Marcianò (ma non per forza Marcianò) probabile ma indecifrabile ago della bilancia

Più o meno è come quando si è in navigazione a metà esatta dello Stretto, sul traghetto. Arrivati in mezzo è difficile che una particolare corrente possa cambiare così verso da stravolgere il cammino. Il più è fatto, il senso del “vento” è quello.
Quando si è a metà delle sezioni scrutinate a Reggio il distacco tra i principali candidati a sindaco è sostanzialmente cristallizzato. Falcomatà sta al 36,8, Minicuci al 33,7 e Marcianò al 13,5. Decimale in più, decimale in meno questo sembra il sentiero fino alla fine anche se è bene precisare che queste sono sezioni effetivamente completate ma senza ordine statistico, non sono proiezioni. Della serie, ma si sfiora la fantascienza, le teorie mistiche non impediscono di pensare che da questo momento in poi non arrivino schede tutte di uno o di un altro o dell’altra ancora. Più razionalmente però, anche perché una proiezione Rai c’è stata all’inizio, si può sintetizzare che questa sarà la musica fino alla fine. Falcomatà avanti di 3 o 4 punti su Minicuci ma difficilmente di più e mai sopra il 40 e Marcianò sempre stabilmente oltre il 10% con sporadiche tentazioni di sfiorare il 15%. Ballottaggio era, ballottaggio è sempre stato, e ballottaggio sarà e le proporzioni dei distacchi fino a domattina faranno la differenza anche se, giusto per ripetersi, una grande città come Reggio a metà delle sezioni dovrebbe aver già detto tutto in termini percentuali. Virgola in più, virgola in meno.
Falcomatà è avanti. Non di tanto, ma è avanti. Ed è del tutto evidente che è lui ora a trainare il Pd sulla spalle di questa esponibile sfida nazionale e non il contrario dal momento che il partito di Zingaretti e Graziano non pare possa andare molto oltre il 10% lungo lo Stretto. Della serie, se vince vince soprattutto lui e non il contrario e cioè il contenitore con la bandiera di partito in testa. Non sarà semplice però andare a prendere un voto in più di Minicuci tra due settimane. È possibile, è alla sua portata, ma non sarà semplice. Dalle prime dichiarazioni la strategia che verrà è chiara. Costruire le condizioni per un corpo a corpo contro la Lega. Che è andata male a Reggio, decisamente male. Doppiata da Forza Italia e superata da Fratelli d’Italia. Ma Minicuci il timbro del Carroccio si porta appresso in sede di nomination e allora Falcomatà “spara” facile sul bersaglio. Non solo perché la griffe di Salvini ha raccolto briciole ma anche per tentare di “isolare” solo sul Carroccio l’eventuale sconfitta del centrodestra. Il perché non è difficile da intuire. Forza Italia (che non voleva la candidatura di Minicuci) potrebbe coinvolgere con impegno moderato i propri elettori tra due settimane, basta poco per una diserzione decisiva ai fini del risultato. Cannizzaro, se è per questo, non pare abbia prenotato molte bottiglie di champagne se dovesse diventare sindaco Minicuci. Certo lo schema centrodestra contro centrosinistra imporrà dei protocolli, nei prossimi giorni. Piomberanno leader e chiederanno impegni. Ma dietro le urne anche Stalin aveva capito che può accadere di tutto senza che la colpa sia di nessuno. Falcomatà (che si porta sulle spalle le disgrazie del Pd locale e regionale) a questo punta principalmente. Perché l’altra operazione, che vale pure per Minicuci, è invece più complicata. Più per lui che per il suo avversario. Conquistare non tanto l’elettorato di Marcianò (che ha doppiato le sue liste, segno evidente che “tira”) quanto, innanzitutto, Marcianò in persona. La porta lascia intendere di lasciarla aperta, il sindaco uscente e non ancora uscito. Ma è una porta di spine perché i due non si sono lasciati bene, per niente bene. In politica ci sta tutto, s’è visto di peggio in termini di fiction. Ma sul “personale” è difficile limare oltre il consentito. Questo non vuol dire che Marcianò sia in grado di condizionare, ove volesse farlo, l’intero suo elettorato, in un senso o in un altro. Molti che l’hanno votata magari l’hanno fatto perché credevano in una sua vittoria e ora al ballottaggio si regoleranno liberamente, senza vincoli. Puntando al sindaco che meglio si aggrada loro. Anche perché, se si volta dall’altra parte, non è che abbia meno problemi autocoscenziali la brillante candidata a sindaco. Nel suo schieramento è vero che ci sta la lista di Fiamma tricolore, inequivocabile traccia di schieramento se ancora non si fosse colta. Ma è pur vero che Marcianò è stata sul tavolo di Salvini quasi fino all’ultimo come candidato a sindaco dell’intero centrodestra, salvo conoscere diversi rifiuti altolocati. Oggi, a posteriori, non è azzardato pensare che avrebbe quasi potuto vincere al primo turno Marcianò se fosse stata candidata dall’intero schieramento. Si troveranno ora, post mortem, argomenti e motivazioni per stare organicamente insieme? Chissà. E poi è davvero e solo di destra il retaggio dei votanti di Marcianò? Anche questa non è domanda banale sullo sfondo.
Quel che è certo che lo Stretto conoscerà il ballottaggio più intrigante tra due settimane. Lo Stretto si farà ballottaggio. O più probabilmente è il ballottaggio che s’è fatto Stretto ormai…

I.T.