Corruzione, indagato il sindaco di Rende Manna

Nel "sistema Petrini" avrebbe fatto da tramite per far assolvere un mafioso

La Procura di Salerno ha chiesto al Gip di sentire in incidente probatorio Marco Petrini, giudice della Corte d’Appello di Catanzaro, arrestato e ora ai domiciliari nell’ambito dell’indagine “Genesi”, nell’ambito di un’altra inchiesta di presunta corruzione aggravata dall’aver agevolata la cosca di ‘ndrangheta “Lanzino-Patitucci” di Cosenza.

Tra gli indagati ci sono anche Francesco Patitucci, elemento di spicco della cosca, e i suoi avvocati, Marcello Manna (difeso da Armando Veneto e Paolo Carbone)  e Fabio Gullo . Al centro delle carte degli inquirenti proprio un caso di presunta corruzione giudiziaria per favorire Patitucci.

Secondo quanto descrivono i pm, Petrini avrebbe accettato una promessa di pagamento di somme di denaro dagli avvocati Manna e Gullo, in qualità di difensori di Patitucci, già condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per l’omicidio di Luca Bruni, avvenuto a Castrolibero nel 2012, per assolverlo.

Promesse di pagamento che si sarebbero concretizzate a maggio del 2019, quando presso un ufficio della Commissione tributaria provinciale l’avvocato Manna avrebbe consegnato una busta con 2500 euro di acconto. E ancora: a ottobre Petrini avrebbe ricevuto da Gullo altri 5 mila.

Si arriva a dicembre 2019, quando il giudice della Corte d’appello assolve Patitucci e gli viene consegnata una busta con 5 mila euro. Per gli inquirenti si tratta del saldo.

Accuse e contestazioni che dovranno essere provate e dimostrate al processo e che per ora rappresentano le argomentazioni degli inquirenti. Ora la Procura ha chiesto l’incidente probatorio, che consentirà di cristallizzare in contraddittorio quello che riferirà Marco Petrini, personaggio centrale della vicenda. Intanto i suoi legali, Francesco Calderaro e Agostino De Caro, stanno valutando e lavorando alla strategia difensiva in attesa della fissazione dell’incidente probatorio.