La saga di Villa Torano e il “paziente 1”, il morto che si poteva (e si doveva) evitare…

Il gran pasticcio nella rsa occasione da non sprecare. Per fare luce sulla filiera della mala sanità sarebbe necessario un pool di magistrati (e non un uomo solo...)

M.M. non è solo il (tragico) decesso all’interno della vicenda Villa Torano. Ultimo, più grosso, unico e più paraddossale tra gli altri focolai di Calabria. Quello che se non ci fosse si penserebbe già al mare. Ma è anche la morte del “paziente 1”, il primo, quello (quella) del Lunedì dell’Angelo. La morte più giovane. Quella che con ogni probabilità si poteva (e si doveva) evitare.
Nella relazione interna che sul caso complessivo ha preparato il dipartimento Prevenzione dell’Asp di Cosenza non c’è molto spazio per alcun dubbio. M.M., donna di 66 anni, «il 4 aprile è stata sottoposta a terapia antibiotica per ronchi e rantoli alla base polmonare senza febbre, e dal 7 successivamente è stata sottoposta a terapia con paracetamolo e cortisonici». Finché non arriva il Lunedì dell’Angelo, o del Diavolo, e la corsa spedita in ospedale con il 45% di ossigenazione nei polmoni. Cioè più morte che aria. Ma perché il 4 aprile (in piena emergenza nazionale per il Coronavirus) nessuno ha pensato di verificare se al posto di quegli antibiotici (poi rivelatisi inutili) non era forse il caso di pizzicare il virus a forma di corona? Tutto sommato, anzi senza sommare proprio niente, i sintomi quelli erano. Ed è per questo che la morte del “paziente 1” prova a fare uno sgarro alla “livella” di Totò. Non è una morte come le altre e chissà se non serva a inaugurare una stagione tutta nuova (anche giudiziaria) all’interno della sanità di Calabria. Non per niente, a questo punto, è proprio il caso l’inchiesta giudiziaria su Villa Torano e quella separata di natura amministrativa si sviluppino a 360 gradi non escludendo nulla, ma proprio nulla, tra i possibili esiti finali. Per una inchiesta del genere forse non sarebbe nemmeno azzardato l’auspicio di un pool di magistrati o la coassegnazione del fascicolo a più pm, giusto perché occorre acquisire ed esaminare un gran numero di carte, effettuare centinaia di interrogatori, insomma un uomo solo al comando rischia di non essere sufficiente.
Su questo un po’ tutti concordano con il deputato Cinquestelle Alessandro Mellicchio che ha dichiarato che «altre procure, come quella di Cremona, hanno costituito un pool di pm per una indagine conoscitiva». Nell’attesa, e al solo scopo ausiliario, non resta che sollevare da sotto il tappeto della “salute” quella polvere che nessuna “Folletto” è mai riuscita a far fuori.
Tanto per cominciare il sito trasparenza dell’Asp di Cosenza non è aggiornato e ciò non è un dato di poco conto perché se non sono rispettate le basilari norme del decreto legislativo n.33/2013 è da presumere che altre e più importanti disposizioni siano eluse. Ma se manca l’aggiornamento come è stato possibile redigere realisticamente il documento anticorruzione che impone anche la rotazione degli incarichi dirigenziali? Cliccando su “strutture sanitarie private” (in fondo a sinistra sito Asp) balza agli occhi che ricliccando su “Ispezioni” non compaiano notizie riguardanti proprio Villa Torano, ragionando col senno di poi forse qualche visita andava fatta, forse qualche accertamento avrebbe impedito il tragico focolaio. A dar retta a questo sito non aggiornato (e che dovrebbe esserlo) si scopre che c’è chi dice di essere andato in pensione e invece figura in organico, parliamo di pezzi da 90. E si scopre, per paradosso ovviamente, che il commissario non è Zuccatelli ma ancora la professoressa Daniela Saitta. Senza contare che manca la pubblicazione dei curricula e le dichiarazioni di cui al D.P.R.62/2013, compresa quella riguardante la non appartenenza a determinate associazioni. Cliccando sui nominativi mancano le prescritte dichiarazioni ed i curricula su formato europeo della regnanza del dipartimento Prevenzione il quale dovrebbe condurre l’indagine amministrativa su Villa Torano. Manca il curriculum europeo ddi Pietro Filippo (quello del servizio delle Iene) direttore della U.O.C. struttura complessa Gestione integrata residenzialità accreditate il quale ha competenze sulle rsa quali Villa Torano, il cui contratto in base alla delibera del direttore generale n.2103 del 20.11.2017 sarebbe scaduto il 23.2.2019. Manca poi quello di Francesco Giudiceandrea, anche lui del dipartimento Prevenzione. Di Vincenzo La Camera, il cui curriculum non è visionabili perché compare la scritta error o not found ma la manchevolezza è colmata dalla delibera di nomina n. 405 del 30.4.2007 della soppressa A.S. di Rossano. E poi ancora, il curriculum, manca per quanto riguarda Maria Terasa Pagliuso, cuginanza importante per lei e solo casualmente moglie dell’ingegnere De Marco, di recente nominato nella task force regionale Covid 19, il conferimento dirigenziale a firma di Lucio Sconza è datato 21.7.1998 protocollo 88/dg. Non è dato sapere se sono paradossi o altro, ma certamente documentano quello che è l’Asp di Cosenza è che quello che non dovrebbe essere, formalmente parlando. E non da oggi, Zuccatelli è evidentemente “turista” illustre di un disastro che viene dal passato. La palude che inghiotte chiunque voglia cercare il bandolo della matassa. Il marasma cercato e voluto non consente di controllare, di rendere concreta la legalità, di scovare le zone grigie o le omissioni, ecco perché gli inquietanti interrogativi arrivano uno dopo l’altro.
Perché, a proposito di Villa Torano, i tre legali del Codacons, i quali sono esperti di procedura, non hanno presentato l’esposto a Cosenza ma hanno direttamente investito la procura di Catanzaro? Perché n si fa piena luce su quello che doveva avvenire per prevenire il contagio? Perché sono stati ripetuti i tamponi ed è stato sprecato un kit di 200? Si voleva forse raggiungere il risultato di spalmare nell’arco di sette-otto giorni il totale dei positivi che avrebbe suscitato un minore impatto allarmante e mediatico rispetto alla dirompente notizia di circa 80/100 positivi accertati in una sola giornata e riconducibili a Villa Torano? Se così è stato chi è il regista o i registi? Perché il direttore sanitario del Mater Domini si è dimesso di notte? Belcastro, di fronte a 3 focolai avvenuti in ambito rsa, e con la pezza che ha cercato di mettere su Villa Torano, come intende proseguireb la sua esperienza al vertice della sanità regionale calabrese? Perché il piccolo “Davide”, sindaco di Mottafollone, con una semplice ma efficace ordinanza è riuscito a far saltare il banco?Poteva Belcastro proporre Villa Torano come centro Covid-19 senza prima accertarsi che la struttura operava in regime di prorogatio (convenzione scaduta) e senza esplicitare che occorresse verificare il possesso dei relativi requisiti e senza indirizzare la proposta anche al commissario Cotticelli preposto al contenimento della spesa sanitaria? Poteva proporre di apportare integrazione ad una convenzione scaduta il 31.12.2020 e non rinegoziata?Questi interrogativi sono meritevoli di approfondimenti investigativi?
Lo si deve, non fosse altro, a chi aveva i polmoni già pieni d’acqua (e di Covid) 10 giorni prima di finire in ospedale (per poi morire…)
Continua…

R.M.