“L’Espresso” affonda la Calabria…

Gran parte dell'ultimo numero del settimanale dedicato alle ombre conterranee. Dalla 'ndrangheta che domina il Paese allo spettro del centrodestra (zeppo di transfughi e riciclati) che “minaccia” di vincere le elezioni. Da Mancuso e Pittelli con i vertici di Mps e Unicredit al “riciclaggio” di regnanza politica in cerca di un vento vittorioso («con dentro la nipote di Giacomo Mancini, il figlio di Ludovico Ligato e l'innaffondabile Pino Gentile»)

La stagnazione socioeconomica in deprimente conferma come “pavimento” tirato a lucido. Sullo sfondo, dopo la curva neanche a gomito dell’ultimo chilometro, lo “spettro” della vittoria elettorale di un centrodestra inzuppato di transfughi e antichi arnesi del potere. In mezzo, ovunque e in drammatica parabola espansionistica, lo strapotere della ‘ndrangheta che conquista regioni come fosse un tavolo da risiko non prima di aver intessuto solide relazioni con i più ingombranti vertici della finanza che conta.
È una doppia sberla in pieno viso quella che confeziona “L’Espresso” alla Calabria ingonocchiata sul “lettino” della risonanza mediatica. Da un lato l’inchiesta colossal di Vibo, con la Dda a riempire tir di richieste di custodia cautelare. “Rinascita Scott” con dentro il boss fino di testa e ambizioso più di un capo di Stato, Luigi Mancuso. Abile e incontenibile nelle sue relazioni con l’alta finanza e la borghesia che anima le migliori fatture del Paese. Anello di congiunzione (e di platino) tra l’emisfero Mancuso e quello che porta fino ai vertici di Mps e Unicredit l’avvocato se ve ne è uno in circolazione, Giancarlo Pittelli (che il Riesame non ha scarcerato nella sua sentenza di lunedì scorso). L’amico e confidente e saggio di famiglia. Dall’altro lato, in un impaginato in “continuum” manco fosse in relazione (o forse sì), il secondo cazzotto del prestigioso settimanale a tiratura nazionale che confeziona una “foto” con tutti a salire sul carro del centrodestra conterraneo considerato a pochi metri dal potere. E salgono in tanti, o perlomeno tutti ci provano. Con cognomi di peso anche borghese e persino storico a transitare con estrema disinvoltura da una parte all’altra dell’emiciclo del potere politico, ovviamente nell’intento di scegliere sempre chi poi può solo vincere.
Nell’affondo giudiziario a firma di Giovanni Tizian ci sono relazioni inquietanti a circondare il perimetro dello strapotere della ‘ndrangheta. Che nella cartina figurata del settimanale colora di possesso Lazio, Umbria, Emilia, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto. Tutto ciò che non è camorra o sacra corona unita è ‘ndrangheta, che domina il campo da gioco. Ci sono i nomi delle consorterie criminali e dei “locali” nel pallino colorato di ogni regione ed è sempre stupefanente, anche se abusata, la figurazione della inarrestabile penetrazione. Il modello non verticistico ma gestito in franchising dei “locali” e la possibilità che ne fa di ognuno l’essere a capo di quello che vuole è racchiuso proprio, secondo “l’Espresso”, in “Rinascita Scott”. Il fascicolo colossal di Nicola Gratteri. Con Luigi Mancuso, fino e sopraffino, a tenere i fili del potere criminale senza infastidire quello finanziario naturalmente influenzando questo senza perdere quello. Un “capolavoro” di relazioni e trame, tra logge più o meno coperte, e un garante (secondo le carte della Dda) sopra ogni metro di valutazione: Giancarlo Pittelli. Di lui “L’Espresso” scrive che è considerato «figura cerniera tra ‘ndrine e società civile». Ed è sempre lui, ex senatore di Forza Italia «oggi vicino al partito di Giorgia Meloni» che gestisce il «portafoglio contatti, un complice esterno di Luigi Mancuso» secondo i pm. «Non secondo il giudice – riporta il settimanale – che ha ordinato l’arresto: convinto che l’ex senatore sia organico al clan. Di certo avrà molte cose da spiegare agli inquirenti. A partire da quell’incontro a Messina con il rettore dell’Università per presentargli la figlia del boss Mancuso. Ma il portafoglio contatti dell’avvocato è molto più ricco. C’è Fabrizio Palenzona, ex numero due di Unicredit, presidente di Aiscat e di Prelios (ex Pirelli Re) la società di gestione e servizi immobiliari fondata da Marco Tronchetti Provera. Le informative del Ros riportano gli scambi di sms e gli incontri tra il banchiere e Pittelli, che lo definisce “mio grandissimo amico”». E nell’inchiesta del settimanale spunta un altro pezzo da novanta della finanza che ha gestito il Paese. Giuseppe Mussari, l’ex presidente di Mps e di Abi «condannato lo scorso novembre a 7 anni e mezzo per il buco provocato dall’acquisizione di Antonveneta. Mussari è catanzarese come Pittelli e nell’estate del 2018 i due, molti amici, parlano dell’affare Valtur proposto da Prelios, la società gestita da Palenzona. Ad un certo punto Pittelli gli fa, “Giusè, è una roba nella quale possiamo guadagnare 3-4 milioni di euro…”. Affare Valtur, come riportano le carte dell’inchiesta, molto ambito naturalmente da Luigi Mancuso».
Dopo 10 pagine fitte fitte a raccontare lo strapotere macro e micro della ‘ndrangheta “L’Espresso”, senza soluzioni di continuità, propone l’ultimo chilometro del potere politico, quello che verrà: tutti sul carro del centrodestra. In un quadro complessivo di economia equatoriale la Calabria, secondo il settimanale, sta vivendo i prodromi di una “Calabrexit”, la fuga da se stessa e la fuga dei calabresi dalla Calabria. Secondo “L’Espresso” «l’idea di chi vive la politica locale racconta che il centrodestra si sia mantenuto a distanza dai centri criminali perché la vittoria appare sicura». Tradotto in altri termini, non gli servirebbe il “grande abbraccio”. Ma a metà tra autoironia e satira poco sottile il settimanale poi va avanti nell’analisi dei candidati di quella che definisce “la corazzata centrodestra”. Con dentro transfughi che vengono dall’altra parte, fratelli di condannati a undici anni di carcere, altri ancora nominati direttamente da chi ha gestito la Calabria 10 anni fa e poi lui, «l’inaffondabile Pino Gentile». Che il settimanale non manca di circondare di storiografica frattellanza (il fratello Tonino detto “il cinghiale”) nonché di longevità politica oltre il comune. Aggiungendo, oltre alla candidatura del figlio di Ludovico Ligato (ex numero uno delle Ferrovie ucciso a Pellaro) quella che può essere una chicca per qualcuno. Jole Santelli, la candidata alla presidenza della Regione, sarebbe «nipote dello storico ras socialista Giacomo Mancini».
La chiusura della doppia sberla è dedicata alle vicende giudiziarie, esplicite o meno, che hanno tenuto fuori dalla corsa Oliverio e Mario Occhiuto. Con un passaggio descrittivo a proposito della scazzottata interna alle procure che vive il suo apice nel braccio di ferro tra Lupacchini e Gratteri. Ma questa è tutta un’altra storia. O forse no, non lo è affatto…

I.T.