«Insieme faremo grandi cose»

L'ex prefetto di Cosenza, Paola Galeone (agli arresti domiciliari e immediatamente sospesa dal ministro Lamorgese) risponde così ad un messaggio di Cinzia Falcone che le comunica di aver provveduto all'emissione della fattura richiesta. Poi la “consegna” al bar del denaro con microspie al seguito. Ma il rapporto tra le due è complicato e potrebbe venire da lontano...

Cinzia Falcone riceve una targa da Paola Galeone (Gazzetta del Sud)

Paola Galeone è agli arresti domiciliari (l’accusa è di induzione indebita a dare o promettere utilità) e da ora non è neanche più ufficialmente prefetto. Il ministro dell’Interno infatti, Luciana Lamorgese, ha disposto la sospensione dal servizio del prefetto di Cosenza. Lo rende noto il Viminale spiegando che il provvedimento è stato preso «si sensi dell’articolo 91 del decreto del presdente della Repubblica 10 gennaio 1957 n°3». Tutto subito, tutto travolgente, tutto sotto Natale con gli eventi tra la “strina” del 23 e il 28 in un bar.
«Ok, hai tutta la mia stima. Vedrai, insieme faremo grandi cose». È la vigilia di Natale e il prefetto di Cosenza, ormai ex, accoglie così e cioè tramite messaggio la comunicazione di Cinzia Falcone in merito all’avvenuta emissione della fattura richiesta. Quella da 1220 euro, mille più Iva che non è esattamente equivalente al residuo finale del fondo di rappresentanza della prefettura. Meglio non far coincidere saldo rimanente con ultima fattura di spesa del fondo a consuntivo, aveva giusto il 23 dicembre consigliato proprio Galeone a Cinzia Falcone. Che il giorno appresso, la vigilia di Natale, informa il prefetto che la fattura è pronta. Il 27 Falcone informa Galeone che si è pronti per un caffè, il giorno dopo lo “scambio” nel bar di fronte la prefettura. Quello che con Cinzia Falcone ormai microfonata e telecamerata e con banconote fotocopiate diventa fatale. Il giorno della flagranza del presunto reato che però non basta per gli arresti che scattano invece il 2 gennaio, detenzione domiciliare comunicata con cifra mediatica per certi aspetti inedita direttamente da una nota a firma del procuratore capo di Cosenza Mario Spagnuolo. Dal 23 dicembre al 28 si consuma la proposta “indecente”, la confessione di Cinzia Falcone e l’interessemento veemente della Squamra mobile di Cosenza. In mezzo, forse, altri ed eventuali interessamenti.
«Insieme faremo grandi cose» scrive Galeone la vigilia di Natale a Cinzia Falcone. E forse, grandi cose, ci sono già state e certamente grandi crediti, come è quello che probabilmente vanta proprio la Falcone nei confronti della prefettura. Questa posizione di “sudditanza” e di preoccupazione industriale avrebbe consigliato la denunciante ad accettare la richiesta, posizione che pero ora le vale anche lo status di naturale indagata ma per niente complice della faccenda. Secondo il gip non ci sono molti dubbi, il provvedimento restrittivo si rende necessario perché si può reiterare il reato in qualità di pubblico ufficiale e comunque si possono inquinare le prove. Ed è questo il passaggio che si è reso più complesso nella misura in cui Galeone poteva già essere oggetto di flagranza del reato all’uscita del bar di fronte la prefettura. Evidentemente, però, poteva essere troppo e troppo in fretta anche nei confronti della procura di Cosenza che il suo tempo per la richiesta al gip ha dovuto mautrarlo. Resta intatto però lo scenario pieno di punti interrogativi a proposito dell’intera vicenda, non eclusa la stessa e stretta procedura investigativa che ha portato poi all’esito clamoroso (ma non inatteso) di oggi. Il rapporto tra Galeone e Falcone, come poi è andato emergendo ora dopo ora, tutto è fuorché inedito. C’è confidenza e persino confidenzialità tra le due, sino all’arrivo della proposta “indecente” e certamente inusuale del prefetto nel suo ufficio, quella della fattura fittizia così da far recuperare le 500 euro alla Falcone e intascarsi la inevitabile differenza. Non è dato sapere se oltre alla confidenza ci sia mai stata complicità invece, fatto sta che Falcone, a quanto risulta, è fornitrice non nuova della prefettura di Cosenza al punto da vantare un credito importante e proprio questa posizione di debolezza al cospetto di un pubblico ufficiale l’avrebbe in qualche modo “costretta” all’emissione della fattura di 1220 euro. È questa la prima volta che Falcone s’è trovata al cospetto di una richiesta simile da parte dell’ex prefetto? È stato lo sconcerto metabolizzato alla paura a incoraggiare Falcone a ricorrere alla polizia, non prima magari d’aver confidato le sue paure a qualcuno? Oppure la dialettica in questione non ha trovato impreparata Falcone ma solo, stavolta sì, fuori di testa dalla rabbia al punto di ricorrere (sempre dopo aver confessato paure a qualcuno) alle maniere forti? Agli investigatori le (ardue) risposte…
I.T.