Il Cas della discordia, «tra bagni sporchi e cumuli di spazzatura»

Secondo il gip Cinzia Falcone aveva paura di venire estromessa dalla gara del 2019 e di non recuperare 300mila euro di crediti. Da qui la posizione di “sudditanza” rispetto alla “proposta indecente” dell'ex prefetto Galeone, che avrebbe rappresentato «irregolarità connesse all'istanza di partecipazione dell'Animed» al bando. Il Centro di accoglienza di Camigliatello è stato chiuso e riaperto nell'estate del 2016. Il report di “lasciatecientrare” lo descrive così, tra l'altro, in quei giorni: carenza di acqua e impianto elettrico non a norma

Report di “lasciatecientrare” del 2016
Report di “lasciatecientrare” del 2016

L’ormai ex prefetto Paola Galeone, secondo il gip che ha firmato i suoi arresti domiciliari, non solo aveva «una tendenza alla commistione tra il denaro proprio e quello di pertinenza della prefettura», «una versatilità nella gestione e precostituzione di titoli di spesa» e una «innopportuna tendenza alla diretta ingerenza» che ne disegnano con pochi dubbi un profilo di «dimestichezza di condotta gestoria» dei quattrini. Ma nel quadro accusatorio, poi confermato, il gip Benigno aggiunge un asso nella manica. Un “carico da 11” nel rapporto di preminenza rispetto a Cinzia Falcone. Il Cas di Camigliatello, il centro di accoglienza migranti gestito dall’associazione Animed, di cui proprio Cinzia Falcone è presidente. Un nervo scoperto, questo. Una ferita sanguinante densa di preoccupazioni e di euro, circa un milione e mezzo all’anno di fondi che proprio dalla prefettura debbono passare. E Galeone lo sa bene, secondo il gip. «Perché abusando – scrive nell’ordinanza – quale prefetto della provincia di Cosenza della sua qualità e dei suoi poteri, anche rappresentando irregolarità connesse all’istanza di partecipazione dell’Animed alla gara per l’affidamento dei servizi di gestione dei centri collettivi di accoglienza con capacità ricettiva massima da 51 a 300 posti (pubblicato il 13 maggio 2019 dalla Sua.Cs per conto della prefettura di Cosenza) induceva Cinzia Falcone, presidente della predetta associazione, ad indebitamente promettere la somma di euro 700 e poi darle effettivamente la somma di euro 600 per l’ottenimento da parte della prefettura di Cosenza del rimborso dei costi sostenuti dalla Animed per l’organizzazione di un convegno sulla violenza di genere tenutosi presso il teatro Rendano il 29 novembre del 2019».
C’è un passaggio che non è secondario e non è tra le righe, prima della descrizione della cialtronesca emissione di una fattura dall’importo e dalle movenze più ridicole che penali, più da scarico merci che da ufficio del governo. Quel passaggio in cui, secondo il gip, Galeone abusa dei suoi poteri «anche rappresentando irregolarità connesse all’istanza di partecipazione dell’Animed alla gara per l’affidamento dei servizi di gestione dei centri collettivi di accoglienza». Una gara da un milione e mezzo di euro all’anno, nel caso di specie. A quali irregolarità fa riferimento Galeone in merito alla domanda di Animed di Cinzia Falcone per la partecipazione al milionario bando Cas? E perché mai, tra l’altro, ad un certo punto le consiglia «di non ricorrere alla giustizia» tanto sono «solo lungaggini»? E non è tutto, a proposito del Cas della discordia di Camigliatello Silano. Al termine dell’incontro in prefettura del 23 dicembre, quello in cui Galeone avanza la “proposta indecente” e quasi quasi troppo cialtronesca (per essere solo vera) della fatturina fittizia (da mercatino rionale), scrive il gip che «la Falcone, gara a parte, vantava dalla prefettura di Cosenza crediti per fatture emesse, con riferimento al Cas di Camigliatello, per circa 300mila euro ragione per la quale, temendo atteggiamenti quantomeno ostruzionistici da parte del prefetto nel futuro, aveva pensato di essere alle strette e di non poter nulla opporre, esplicitamente, alle richieste del pubblico ufficiale».
E così, operando uno sforzo nemmeno poi esagerato rispetto alle 14 banconote da 50 euro consegnate in busta rosa alle 15 e 10 nel bar di fronte la prefettura il 28 dicembre, lo sguardo sale inevitabilmente di quota (fino a Camigliatello Silano) e di euro (ballano più di 4mila euro al giorno nei pressi del Cas gestito dall’associazione presieduta da Cinzia Falcone). Perché questi problemi con i requisiti, con i documenti? Oltre a non incassare i 300mila euro di crediti (meno di tre mesi di fatture, non è dato sapere se ritardo fisiologico in materia o altro) cosa teme Cinzia Falcone rispetto al futuro della gestione del Cas di Camigliatello Silano (140 migranti per una spesa rimborsata di 32 euro a persona)?
Nell’estate del 2016 fa più caldo del solito per l’associazione Animed. E lo fa, caldo, anche a Camigliatello. Si è da poco passati da un B&B all’ex hotel “La Fenice” come location per la gestione del centro migranti. Da giugno ad agosto arriva per tre volte l’ispezione dell’avventuriera associazione “lasciatecientrare”. Che annota tutto, scatta foto e arma rogne. Inizia e non affonda il colpo il 25 giugno ma dopo l’incursione del 16 e del 17 luglio qualcosa accade. Il 27 luglio, scrivono loro stessi, «la commissione di controllo, istituita dalla prefettura di Cosenza, ha deciso di chiudere il Cas gestito da Animed, che ospitava 140 migranti, perché fatisciente e pericoloso». Inadeguatezza della struttura di accoglienza confermata «da Asp, prefettura, polizia e vigili del fuoco». Nel verbale, secondo il report di “lasciatecientrare”, si parla, tra le altre cose, «di impianto elettrico non a norma, carenza di acqua corrente e insufficienza di posti letto». Seguono giorni di smistamento migranti, e relativo spezzettamento, in parte in altri Cas, in parte nel palazzetto dello sport e comunque sotto l’egida del Comune di Spezzano.
Il 18 agosto l’associazione “lasciatecientrare” ritorna per la terza volta dentro il Cas. Che nel frattempo è stato da poco riaperto. A tempi persino record. Siamo sempre all’interno dell’ex hotel “La Fenice” e la terza visita è motivata così dal «controllare quanto e come la situazione prospettata dai rappresentanti comunali si fosse concretizzata. In realtà – scrive nel suo report “lasciatecientrare” – siamo stati costretti a constatare il medesimo stato di cose evidenziato nella prima visita: bagni sporchi e cumuli di spazzatura derivanti dai resti dei pasti». Migranti «non ancora in possesso del Modello C3, con cui viene formalizzata la domanda di richiedente protezione internazionale». «Persone all’interno non ancora iscritte al servizio sanitario nazionale, senza aver mai effettuato una visita medica». «Mancata distribuzione di indumenti, schede telefoniche, pocket-money e cibo adeguato». «Lascia stupiti – sentenzia “lasciatecientrare” – che nonostante quanto denunciato l’associazione Animed abbia avuto nuovamente assegnata la gestione di un Cas». «Capiamo bene – concludono nel report – che il prefetto di Cosenza abbia ben altro da fare ma sarebbe intellettualmente onesto disporre tutte le attività che possano verificare la veridicità delle cose riportate». “Quel” prefetto di Cosenza, cui fanno riferimento i “lasciatecientrare” nella denuncia, non è Paola Galeone nella calda estate del 2016.

I.T.