Sulla strada dei due Mario

Accenno di interlocuzione tra i “blocchi” Oliverio e Occhiuto nei giorni scorsi, non è chiaro con quali esiti. Difficile l'individuazione di un candidato “terzo” che possa rappresentare tutte e due le istanze (e le ambizioni)

Un “contatto” c’è stato. Una perlustrazione dei due “mondi” pure. Non è dato sapere con quali esiti né se vi siano in previsione svolte funzionali ai reciproci progetti e alle reciproche (legittime) ambizioni ma un “contatto” c’è stato. Come minimo esplorativo. Mario Oliverio e Mario Occhiuto si sono “annusati” come blocchi nei giorni scorsi, non per forza attraverso un incontro diretto tra i due. Oggetto della perlustrazione più che altro una constatazione, via via maturata in queste settimane. I due Mario correranno per la presidenza della Regione dopo aver rispettivamente rotto (e con vetri per terra) con le aree politiche portabandiera d’appartenenza. Oliverio certamente con il Pd. Occhiuto quasi certamente con Forza Italia, si attende solo la “ratifica” di giovedì, quando il nome del candidato ufficiale del centrodestra sancirà (a meno di clamorosi sviluppi) la rumorosa frattura. E i due Mario non hanno solo rotto ma hanno subito la rottura, l’imposizione, il gran rifiuto. In comune, i due Mario, l’ostinata opposizione di Zingaretti e di Salvini, quest’ultimo poi riversatasi direttamente sulle decisioni razionali di Silvio Berlusconi. In comune e paradossalmente quasi tutto in questa vicenda prelettorale, se si fa eccezione per un movente giudiziario e giustizialista esplicitamente citato per Mario Occhiuto e invece ben mascherato, esoterico (ma presente) per Mario Oliverio. Fatta salva questa importante differenza i preliminari di campagna elettorali hanno visto per i due Mario più punti in comune che differenze. Con “Roma” (quando non con moventi giudiziari) a decidere su tutto e su tutti e soprattutto con logiche d’esclusione che hanno lasciato molto amara la bocca dei contendenti. Da qui, con ogni probabilità, la pensata di qualcuno che la sa più lunga di altri, magari perché conosce bene le dinamiche elettorali che non sempre deludono le aspettative di chi unisce due debolezze. Messa sul piano che per la Calabria decidono i calabresi e messa sul piano delle insopportabili ingerenze romane (e di chi agita spettri giudiziari) la “cosa”, i due “mondi” da unire, a qualcuno è parsa perseguibile. La “rivolta” ci può stare ma un conto è la teoria, altra è la prassi. I due “blocchi”, decisamente incazzati, vorrebbero farla pagare cara e amara alle rispettive aree di originaria pertinenza ma oltre, la “perlustrazione”, non va né è chiaro se le manovre sono andate avanti. Incognite non ne mancano, a cominciare dalla tecnica elettorale da adottare, eventualmente. Una corsa divisa per colpire uniti? Un passo indietro (assai improbabile) di uno dei due? L’individuazione di un “terzo”, magari un sindaco importante? Non è chiaro se l’approccio restituirà risultati. Desideri sì, perché i due “mondi” hanno abbozzato un dialogo che è persino naturale per le sberle prese in viso.

I.T.