Rousseau, Di Maio non vota ma “tifa” per il disimpegno Cinquestelle

Il capo politico del Movimento: a nessuno importa delle elezioni in Calabria ed Emilia e nessuno dei miei vuole far gara non il Pd. 《Il ricorso alla piattaforma deciso con Beppe Grillo, meglio gli Stati generali e una riflessione》

“Nessuno dei nostri vuole andare con il Pd su quei territori. Le decisioni importanti le prendiamo io e Grillo, come Garante del Movimento e indire una votazione del genere non è una di quelle decisioni che si prendono ogni ora”. Così, a L’Aria che Tira su La7, il capo politico M5s, Luigi Di Maio, a proposito delle potenziali alleanze per le Regionali in Emilia-Romagna e Calabria. 

Il quesito non è, tout court, se partecipare o meno alle consultazioni, sulla base, come spiegato in questi giorni dai vertici del Movimento, della effettiva ‘prontezza’ o ‘maturità’. Di fatto, si tratta sì di decidere se M5s parteciperà alle Regionali in Emilia-Romagna e Calabria ma la ratio della consultazione online è definita dal Blog delle Stelle annunciando che “dalle ore 12 alle ore 20 di oggi, giovedì 21 novembre, gli iscritti del Movimento 5 stelle sono chiamati a votare sulla piattaforma Rousseau per decidere se il Movimento 5 stelle debba osservare una pausa elettorale fino a marzo per preparare gli Stati Generali evitando di partecipare alle elezioni di gennaio in Emilia-Romagna e Calabria”.     Ricalcando quanto avvenuto in passato – e con una sorta di effetto-specchio tra voto e suo effetto, almeno se si valuta l’impatto del voto online sul test amministrativo – si specifica che “votando sì, l’iscritto sceglie di effettuare la pausa elettorale non partecipando alle suddette elezioni”, mentre “votando no, l’iscritto sceglie di non effettuare la pausa elettorale partecipando alle suddette elezioni”.

Luigi Di Maio lascia capire che in quanto capo politico M5s preferisce anche in questo caso non partecipare al voto su Rousseau relativo alla moratoria elettorale per preparare gli Stati Generali del Movimento. Di Maio, sempre a L’Aria che Tira su La7, fa però anche notare che “se il Movimento si mette in discussione, dopo 10 anni, per definire gli obiettivi per i prossimi 10 anni, visto che in Italia si vota ogni 3 mesi, quando la macchina elettorale si mette in moto, per noi che siamo senza finanziamento pubblico e struttura di partito, significa che si lavora solo per quello…”. 

Di Mai spiega dunque che “come capo politico scelgo di votare meno possibile, per evitare di prendere parte per una scelta o per l’altra. Preferisco invece chiedere agli iscritti quale sia la direzione da prendere, come capo politico. Penso che gli uomini soli al comando li abbiamo già visti, così gonfiati come palloni che poi – ironizza – scoppiano. Io invece credo che le decisioni si prendano con gli iscritti, anche perché i più grandi errori li ha fatti sempre decidendo da solo”. Il più grande dei quali, sottolinea, è stato “fidarmi del fatto che il precedente governo potesse andare avanti con la Lega”.     Altra stoccata a Salvini, legata alla battaglia sulle Regionali: “Ma se uno stava già al governo e se ne è andato perché non trovava 30 miliardi per la manovra, perché deve tornarci vincendo in una Regione? E’ l’arte dei pazzi, come si dice dalle mie parti…”.     “A pochi – attacca Di Maio – interessa l’Emilia o la Calabria ma vedere come finisce questa partita di calcio per vedere poi chi comanda a Roma”.     E si torna al lavoro per il rilancio di M5s. “Vogliamo andare alle regionali? Bene ma diciamoci anche che se lo facciamo poi non avremo tempo, ancora una volta, per gli Stati Generali”.