La tentazione di Cotticelli, mollare tutto (e tutti…)

Il commissario della “salute” in un angolo. Prima assediato e ora attaccato persino dal ventre dei Cinquestelle. Nel mentre il giorno si contano le dimissioni di vertici di Asp e ospedali senza che si intraveda un ricambio. Cronaca di un disastro annunciato

«Oggi chi si è dimesso? Nessuno? Siamo sicuri? Qualcuno deve esserci per forza… ». Non è un siparietto ma è il ritornello di una “preghiera” che si recita ogni giorno nell’ufficio del commissario alla sanità di Calabria. Perché ogni giorno è un giorno nuovo nel pianeta disgraziato della salute e soprattutto, ogni giorno, è un massacro. In ogni angolo e in ogni azienda, Asp o ospedale che sia. Solo nelle ultime ore via a gambe levate la direttrice amministrativa dell’Annunziata e poche ore dopo, ma consegnate ben prima, dimissioni della reggente dell’Asp di Cosenza. Senza dire di reparti chiusi e riaperti in assenza di atto formale, primari che mancano e altri che lo fanno senza poterlo fare. Medici in attesa e vincitori di concorso, infermieri in crisi d’ansia, oss sui tetti, farmaci al mercato nero perché il “decreto Calabria” non fa appaltare lotti di Calabria. Farmaci talvolta salvavita, barelle che a Cosenza ospitano un “cadavere” di cui ci si è accorti solo quando il cellulare squillava invano. E sarebbe squillato eternamente invano. Benvenuti nel pianeta sanità di Calabria, l’emisfero più folle e disgraziato che c’è. E più malridotto. Dove i numeri che non torneranno mai cominiciano ad essere solo il secondo dei problemi. Il primo, nonostante il commissariamento o forse proprio per questo, è ora di gran lunga farla franca. Salvarsi la pelle. Dentro e fuori i presidi. La sensazione del fuori controllo è degenerazione allo stato puro negli ultimi giorni. E chi immaginava di aver toccato il fondo con le precedenti stagioni commissariali è costretto a ricredersi. Ogni giorno può succedere di tutto e carabinieri e finanzieri che frequentano tesorerie o uffici legali o i pronto soccorso sparsi in giro non sono che termometro espositivo. Il disorientamento degli utenti consegna rabbia, i disservizi inquietudine, mentre il crimine architetta le (solite) truffe. E dal dialogo tra sordi tra Oliverio e Scura siamo passati al dialogo persino inutile tra dipartimento e ufficio del commissario. Tanto nessuno sa per davvero chi comanda e, soprattutto, per fare cosa. «Uno di questi giorni Cotticelli saluta tutti e sbatte la porta» confessa a basa voce chi frequenta l’irrazionalità di questi tempi negli uffici di salute. «Non ne può più, gli sta crollando tutto addosso». O forse, sarebbe il caso di dire, è il “tutto” che non si fida più di lui e gli dà addosso. Persino la galassia Cinquestelle mostra crepe e inizia a menare nel ventre rispetto alla figura di Cotticelli e al suo comando al vertice della sanità di Calabria. Si guardano attorno e cercano o disegnano altre soluzioni alcuni grillini applicati alla salute. Progettavano di disegnare traiettorie di potere vero, dietro la maschera del generale con le stelle. Si sono ritrovati, spesso e volentieri, nel caos più assoluto. «In un anno Cotticelli non ha fatto nulla – ha tuonato qualche giorno fa il deputato pentastellato Sapia -. Ormai è lì da febbraio. È passato quasi un anno e non ci sembra che abbia fatto granchè o che il diritto alla salute dei calabresi sia garantito. Bisognerà valutare il da farsi… ». Dove il “da farsi” è un altro nome che probabilmente pezzi importanti del panorama Cinquestelle stanno cercando, prima che crolli tutto e per davvero però, compreso il governo che rischiano di non rifrequentare più. Attacchi frontali al commissario direttamente dalla parte politica che più gli ha presidiato la stanza fin qui, quasi in modo ossessivo. E prima di finire stritolato dalle guerre intestine dei grillini, gli stracci che volano, e prima di dover pagare dazio anche oltre i limiti oggettivi del suo operato Cotticelli, magari in un giorno di pioggia e con tre dimissioni da ratificare sul tavolo, azzarda la mossa che lascia tutti in mutande. Le dimissioni. Così chi pensa di usarlo si ritrova nudo e chi progetta il suo cambio rimane spiazzato. E rimane fregato anche chi è pronto a criticarlo per il suo presunto attaccamento (economico) alla poltrona. Un giorno di questi Cotticelli potrebbe darla la (prima) lezione a tutti. Perché le “stelle” che si indossano una volta non passano mai…
I.T.