Il “ritorno” di Gratteri nel destino (politico) di Oliverio

《È stato lui a ordinare a Zingaretti di non candidarlo》. 《Non ha suggerito niente a nessuno, il nostro è solo buon senso》. Pd spaccato tra Bruno Bossio e Oddati

Il ragionamento politico “induttivo” lo ha articolato, Enza Bruno Bossio, nel corso della riunione della federazione cosentina del Pd che all’unanimità ha “candidato” Oliverio per la presidenza della Regione. E dall’induzione alla “deduzione” il passo è stato semplice ma solo per lei però, che notoriamente non s’è mai fatta mancare il pelo sullo stomaco. 《È stato Gratteri a ordinare a Zingaretti di non candidare Oliverio》. Dopo di che possiamo riavvolgere il nastro e mettere le sacrosante virgolette a quel verbo “ordinato”. Forse è persino più corretto farlo. Ma tanto la sostanza non cambia, sempre di un “missile” si tratta. Anche perchè, giusto per tornare al ragionamento politico induttivo di Bruno Bossio in federazione ieri, sempre di un “missile” si tratta. Il Nazareno con una mano riconosce e non smentisce mai che Oliverio ha prodotto pure una buona amministrazione e con l’altra, questo il senso del suo ragionamento, lo “retrocede” perchè il rinnovamento necessario impone di non poter contare su di lui. Quasi per definizione. Come dire, si cerca un porto “politico” a una nave che contiene “altro”. E siccome Bruno Bossio è sgamata a sufficienca ecco “l’altro”: le vicende giudiziarie di Oliverio, doppiamente indagato proprio dal procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri. Ma dal momento che il Pd ha da qualche parte del suo Dna tracce di garantismo puro nello statuto e nell’elettorato ecco la grossolana accortezza, secondo il ragionamento di Bruno Bossio che naturalmente è parlamentare del Pd. Non si può usare la “clava” giudiziaria ma si cerca la scusa del rinnovamento, non prima d’aver più volte difeso l’operato di Oliverio. Ergo chiude, e questa volta testualmente Bruno Bossio, è stato Gratteri allora a ordinare al Pd di non candidare Oliverio. Dove “ordinare” può stare anche come giustizialismo del Nazareno senza aver il coraggio di ammetterlo, nè potendolo fare ovviamente. Ma siccome “ordinare” è ordinare e la frase è comunque importante, non fosse altro perchè resituisce comunque un perimetro del Pd rattrappito tra i fascicoli delle procure, ecco che arriva l’inevitabile contromossa di Oddati. Responsabile Pd per il Mezzogiorno e “compagno di viaggio” del commissario Graziano nella missione di Calabria. Anche e soprattutto quella di non ricandidare Oliverio. 《Vorrei dire all’onorevole Bruno Bossio – irrompe Oddati – che il procuratore Gratteri ovviamente non ha suggerito nulla a nessuno. Ed è molto triste e grave che si ricorra a questi metodi per alzare polveroni e fuggire dalla realtà. È stato semplicemente il buon senso e l’amore per la Calabria a suggerire un processo di cambiamento e un rinnovamento della proposta politica del Partito democratico》. Oddati in pochissime righe, quelle che servono, dice e non dice. Confeziona il detto e il non detto. Tra il non detto c’è Oliverio. Di cui non v’è traccia nel lancio d’agenzia di Oddati. Nè in quanto non candidato nè in quanto non candidabile. Non lo nomina, Oddati. Che invece dice due cose, tra quelle che può dire. Che formalmente e definitivamente il Pd non espone e non usa argomenti giudiziari per far fuori Oliverio. E che è il buon senso a imporre al partito di voltare pagina, naturalmente sbarazzandosi proprio di Oliverio. Quindi non è Gratteri con i suoi fascicoli a suggerire un “cambio” al Pd, secondo la Bruno Bossio ordinandolo addirittura. Ma il buon senso del cambiamento, tenendo conto che tutto sommato Oliverio ha operato anche bene sia pure rendendosi divisivo per il partito (concetto reiterato più volte proprio da Oddati e Graziano). Chissà perchè più d’uno è convinto che Bruno Bossio, a maggior ragione dopo aver letto la replica di Oddati, direbbe la stessa cosa di prima se stuzzicata. E cioè che è stato Gratteri a ordinare a Zingaretti di non candidare Oliverio. Magari mettendoci pure le virgolette a “ordinare”, se necessario. Aggiungendo poi che il Nazareno, per convenzione e definizione, non può fare selezione col metodo delle indagini preliminari e quindi arrivano pastrocchi. Di questi tempi pure grossolani. Anche perchè qualche settimana fa Salvini ha importato in Calabria un altro sistema linguistico, a proposito della esponibilità politica con inchieste in corso. E ha messo fuori gioco esplicitamente Mario Occhiuto, per via di problemi di natura “non politica” come li ha definiti il leader della Lega. Poi, vabbè, gli hanno cambiato il piatto e presentato il fratello, un altro Occhiuto al posto del primo. Ma almeno Salvini non ha chiamato “buon senso” un vero e proprio veto. Quello giudiziario. Lo stesso che il Pd nasconde (formalmente) ad Oliverio senza una scusa vera di riserva…